Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Giuseppe Zecchillo Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Giuseppe Zecchillo Wed, 12 Aug 2020 23:58:48 +0200 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://content.comunicati.net/utenti/90/1 Zecchillo. Il Comune spreca i soldi per la Scala Fri, 13 Apr 2007 13:25:00 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/37383.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/37383.html Giuseppe Zecchillo Giuseppe Zecchillo
L'episodio milanese dei rifugiati politici, emarginati e negletti per anni e infine sfrattati in massa da un edificio cadente, che avevano occupato abusivamente per procurarsi un alloggio, è talmente grave che non possiamo sottacerlo. Mi si domanderà cosa c'entra lo SNAAL-Artisti Lirici con questa vicenda. C'entra, e come! Gli artisti lirici non sono insensibili alle ingiustizie sociali; anzi sono i primi a dare concreta solidarietà. Per inciso voglio ricordare che gli artisti lirici hanno spesso e volentieri collaborato per mitigare le sofferenze, o raccogliere fondi per istituzioni benefiche. Sono innumerevoli i concerti vocali, organizzati dallo SNAAL a titolo completamente gratuito, a Milano, per portare qualche ora di svago agli ospiti delle Case per anziani; in provincia, per la fondazione di un centro di dialisi e di un istituto per disabili. Di tutto ciò non abbiamo mai tratto vanto né pubblicità, perciò il pubblico lo ignora.
Proprio perché gli artisti sono persone generose e schiette, non esitano a criticare la negligenza del Comune di Milano di fronte al dramma dei rifugiati. Si tratta di persone indigenti, spesso di intere famiglie con bambini, a cui bisognava provvedere per tempo con un'adeguata organizzazione, magari con uno specifico Assessorato (che auspichiamo) poiché un problema umano così pesante non si risolve con i pannicelli caldi.
Il Comune di Milano, in altre cose, si è mostrato molto più sollecito. Ha dato miliardi su miliardi alla Scala per fasti e sprechi inauditi a beneficio di pochi privilegiati e selezionati. Per non parlare del rifacimento del teatro; operazione di cui non c'era assolutamente bisogno e che, oltre tutto, si è rivelata orrenda alla vista e antifunzionale nella pratica. Quanti milioni di euro è costato quest'obbrobrio ai cittadini? Non si sa. Si sa soltanto che i Milanesi ne sono ancora indebitati. Quei soldi potevano essere spesi meglio, per iniziative utili a risolvere varie difficoltà dei cittadini stessi e anche, per esempio, dei rifugiati politici di cui si è parlato. Di fronte a certe scelte dell'amministrazione comunale c'è da urlare solamente:"Vergogna"!
Nessun Comune al mondo dà tanto denaro a un teatro come fa Milano con la Scala. I dirigenti comunali dovrebbero imparare dai loro colleghi stranieri, che - in città come Londra, Vienna, Parigi, New York - non danno soldi ai teatri se prima non hanno provveduto a tutte le necessità vitali della comunità.
Ma basta con le parole, passiamo ai fatti. Ognuno faccia la sua parte. Lo SNAAL, con tutti i suoi artisti, si metterà a disposizione delle istituzioni per concerti allo scopo di raccogliere fondi per aiutare coloro che ne hanno bisogno, siano essi immigrati politici che anziani disabili, che famiglie in difficoltà. Ci auguriamo che qualche istituzione ci legga e ci risponda.

Giuseppe Zecchillo - Segretaro SNAAL e già consigliere d'amministrazione del Teatro alla Scala

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Finalmente un cantante coraggioso Tue, 17 Oct 2006 14:20:00 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30832.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30832.html Giuseppe Zecchillo Giuseppe Zecchillo
Spesso sono stato deluso dalla propensione dei cantanti lirici al conformismo, all'adesione agli schemi e persino a forme di imposizione, pur di non inimicarsi nessuno e garantirsi una scrittura. Mi sono indignato e li ho accusati di mancanza di coraggio, poiché il loro comportamento è spesso contrario alla loro stessa professione oltre che all'efficienza dei teatri lirici e alla dignità della musica. Ma c'è un artista veramente eccezionale per il suo coraggio, che ha manifestato fin da giovanissimo intraprendendo lo studio del canto malgrado pesanti menomazioni fisiche. Oggi è diventato famoso: è il baritono Thomas Quasthoff, di nazionalità tedesca. Ha avuto due volte il prestigioso premio internazionale Grammy, ha fatto incisioni di altissimo livello professionale, è specializzato nella musica di Bach, e il M.o Abbado lo ha invitato nei Berliner Philarmoniker per incidere la Nona Sinfonia di Beethoven. Quastoff ha anche "un'altra voce", che sciorina per i concerti jazz. In
breve, un grande artista. Malgrado questo, o proprio per questo, Qiasthoff non ha peli sulla lingua e dice cose che, nel mondo musicale italiano, nessuno direppe per riguardo a certi "mostri sacri". Dice il baritono tedesco:" Andrea Bocelli non è un cantante d'opera, non riesco a capire perché Pavarotti lo chiami . Non ha senso: dov'è la qualità? Perché i grandi direttori d'orchestra incidono dischi con costui? Sono un insegnante e so quanto sia difficile imparare il canto classico. Bocelli non è un artista classico".
Caro Quasthoff - vorrei dirgli - vi sono finalità commerciali le cui tortuosità non possiamo nemmeno immaginare. Bocelli, come cantante lirico, rende alla sua Casa discografica, in un solo giorno, quello che tu guadagni in un intero anno. Questa Casa discografica l'ha introdotto nei teatri, nei festivals, in TV e lo sostiene in alto. Pavarotti ha tutto l'interesse a giocare questo gioco portando Bocelli alle stelle, altrimenti si inimicherebbe la Casa discografica, e ciò non gli conviene.
Non credo che Quasthoff sia così ingenuo da ignorare certe realtà, ma proprio per questo è ancora più ammirevole il suo coraggio: Quasthoff non ha paura di farsi dei nemici per difendere la musica.

Giuseppe Zecchillo - Segretario SNAAL e già consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala

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SGARBI: voglio un indagine sulla Scala e su Lissner Mon, 16 Oct 2006 14:20:00 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30773.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30773.html Giuseppe Zecchillo Giuseppe Zecchillo FINALMENTE! LISSNER DEVE ANDARSENE

Finalmente abbiamo al Comune di Milano un assessore alla Cultura - Vittorio Sgarbi - che fa cultura. E, guarda caso, proprio ora si fa a gara nella Giunta Comunale per dimostrare che Sgarbi è un assessore scomodo. Tutti lo conosciamo da tempo per le sue levate di scudi e la sua passionalità; perché solo ora il Sindaco Moratti e la sua Giunta se ne stupiscono e gli fanno la paternale? Semplice: perché Sgarbi si è permesso di criticare la gestione della Scala. Qualunque cosa succeda in quel teatro bisogna solo osannare, plaudire, versare fiumi di parole mielate e appiccicose. Così, tanto parché i cittadini, che pagano le tasse, siano gabbati e contenti. Un andazzo rivoltante, che ha fatto solo male alla Scala.
Io non mi sento di rompere una lancia in favore di Sgarbi, perché è un personaggio imprevedibile, capace di rimangiarsi domani quello che ha detto oggi. Ma una cosa mi sento il dovere di dirla: Sgarbi ha un gran senso dell'arte, la sente al volo e la conosce bene. Questo non ne fa una persona eccezionale, parecchi hanno la stessa sensibilità e preparazione, però - a quanto dimostrano le attuali vicende - Sgarbi non svende l'arte per una poltrona, ma la difende contro chiunque. Prima ha scoperto e divulgato il valore artistico dei "graffiti" dei pittori "contro" - cosa che nelle grandi città straniere è già stata assodata e valorizzata da tempo, ma che nella conformista Milano ha creato uno scandalo. Uno scandalo ahimé ridicolo, perché l'arte è arte qualunque ne sia l'autore. Secondo - e qui entriamo nell'ambito della musica, che ci sta più a cuore - Sgarbi ha avuto il coraggio di contestare un'opera ("Don Giovanni") mandata in scena alla Scala. Il giorno dopo la "prima" i gio
rnali allineati azzardavano le solite recensioni promozionali, ma non nascondevano i "se" e i "ma", per concludere che di fronte al direttore d'orchestra Gustavo Dudamel, venticinquenne venezuelano, persino Harden (dell'Idomeneo della scorsa stagione) sembrava un veterano. Ma Lorenzo Arruga de "Il Giornale" diceva chiara a tonda la verità:" Il direttore d'orchestra Dudamel è dilettantesco e male indirizzato, usa la bacchetta come un bastone da majorette e, a ogni cambiamento di ritmo, fa perdere il tempo a qualche cantante. Ha diretto l'opera, fatta di ombre misteriose e di "pianissimo" con una tonante energia, del tutto fuori luogo". Aggiungiamo noi, fuori Mozart, infatti alla fine è stato fischiato. Passiamo poi alla regia, che è stata anche peggio: il giovane Peter Mussbach - dice Arruga - si è rivelato privo di idee personali, scopiazzando le "trovate" dei teatri tedeschi di 20 anni fa (es: Elvira che entra in scena su una motoretta) in un'atmosfera fra l'avanspettacolo
e il bordello; a ogni secondo tutti cercavano di accoppiarsi, per cui Don Giovanni non è più un libertino, un trasgressore, ma solo un perdigiorno che vuo essere "moderno".
Addio, Mozart! il compositore aveva scritto un'altra cosa, un'altra opera. Prima ancora di vedere questa sottospecie di "Don Giovanni" scaligero, avevamo già detto che, con i direttori d'orchestra e i registi debuttanti, la Scala non ritroverà slancio, ma scivolerà sempre più sulla china degli insuccessi.
Ed ecco intervenire a sorpresa l'assessore alla Cultura, letteralmente schifato per aver visto una grande opera scempiata, a suon di miliardi, nel più importante teatro nazionale. Sgarbi rilascia interviste in cui definisce questo "Don Giovanni" una cosa abominevole, Mussbach regista volgare e Dudamel fuori stile perché non ha capito niente. Infine conclude con una frase, secondo noi, storica:"Voglio un'inchiesta su Lissner". Frase che ha messo nel freezer il già gelido carattere del Sindaco Moratti, presidente della Scala, che si è sentita sorpassata dal focoso assessore. Se l'ndagine conoscitiva sulla gestione di Lissner avverrà - così come l'ha chiesta Sgarbi -" per capire se la Scala ha preso un sovrintendente o un agente teatrale", ne vedremo delle belle. Speriamo che vengano fuori i "permessi" elargiti da Lissner agli orchestrali della Filarmonica per andare a tenere concerti in giro per il mondo e intascarsi gli utili. Trovandosi con un'orchestra a mezzo-servizio, Li
ssner fa suonare e cantare alla Scala giovani senza esperienza né professionalità. In questo modo il sovrintendente sta trasformando la Scala in un teatro di provincia. Qualcuno si chiederà il perché di simili comportamenti. La risposta è presto detta: Lissner si adegua alle imposizioni dei dipendenti per conservare la poltrona, sapendo che a mettersi contro gli orchestrali avrebbe vita difficile e una cacciata sicura.
Concludo citando il parere del M.o Chailly, che lavora sia con la Scala che con la Filarmonica, quindi non parla contro questi poteri. Dice Chailly a riguardo delle scelte "molto giovanili" di Lissner:"Non voglio giudicare questi giovani direttori dal punto di vista tecnico, ma trovo che dovrebbero avere il senso dei propri limiti e sapere quando è il momento di affrontare un grande testo musicale e quando invece si è ancora immaturi. La sicumera di queste nuove leve nello scegliere il repertorio è spesso presunzione, talvolta addirittura impudenza". E Lissner, che li ha scritturati tramite la sue agenzie di fiducia, non ha colpa? No, poverino, cosa poteva capirne Lissner, che fino al giorno prima di mettere piede alla Scala, aveva organizzato festival e festivalini? Probabilmente a Lissner fa comodo che Mussbach sia sovrintendente e direttore artistico dello Staatsoper di Berlino: non si sa mai, se fosse costretto a lasciare la Scala e cercarsi un lavoro, Lissner potrebbe tr
ovare qualche altra porta aperta...

Giuseppe Zecchillo - Segretario SNAAL e già consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala

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ZECCHILLO. In Italia vi sono registi piùqualificati di Hgo De ANA Sat, 14 Oct 2006 15:00:00 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30720.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30720.html Giuseppe Zecchillo Giuseppe Zecchillo PERCHE' SI CONTINUA A SCRITTURARE COSTUI?

Il Teatro Sociale di Como sembrerebbe diventato stramiliardario. Infatti, pur essendo un "teatro di tradizione", e cioé che gode di finanziamenti statali e comunali molto più esigui di quelli delle Fondazioni Liriche, questo teatro ha scritturato Hugo De Ana come regista di "Tosca". Notoriamente De Ana esige scene e costumi costosissimi - quasi sempre entrambe le cose firmate da lui stesso - sicché i teatri dove lavora De Ana finiscono per indebitarsi pesantemente. Inoltre, essendo straniero, De Ana non paga le tasse in Italia. Queste cose sono note a tutti, tranne forse agli amministratori del teatro comasco. Inoltre non si capisce perché affidare proprio a De Ana la "Tosca", che è un'opera tradizionale-popolare e, per giunta, praticamente già fatta, poiché Puccini ha lasciato indicazioni e annotazioni precise sulla messa-in-scena, mentre De Ana predilige scenografie e costumi di gusto barocco e rococò, con panneggi, trine, pizzi e svolazzi, che creano un effetto lezioso e
stucchevole dal sapore di stantio. La presenza di De Ana per una "Tosca" è tanto anomala che ci sorge il sospetto di un coinvolgimento di agenti teatrali, che notoramente fanno levitare i costi e inoltre impongono - a volte in maniera scorretta - artisti, registi e direttori d'orchestra di loro scelta. Invitiamo perciò gli amministratori degli Enti locali comaschi a "tagliare" le sovvenzioni al Teatro Sociale, perché questo teatro si comporta come se fosse già ricchissimo.

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ZECCHILLO. lissner si è italianizzato Wed, 11 Oct 2006 14:00:00 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30573.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30573.html Giuseppe Zecchillo Giuseppe Zecchillo E' PASSATO DALLE ELEMENTARI ALL'UNIVERSITA'

C'è un aforisma molto noto, che dice:"Quando un Tedesco non sa una cosa, la studia; quando un Francese non sa una cosa, tergiversa; quando un Italiano non sa una cosa, l'insegna". Questo detto si attaglia perfettamente a Stephane Lissner, sovrintendente del Teatro alla Scala. Questo signore, dal nome, sembrerebbe di origini teutoniche, di nazionalità risulterebbe francese, ma, da quando è diventato sovrintendente, si è del tutto italianizzato. Infatti, pur con la sola esperienza di festival e festivalini, Lissner si è messo a insegnare all'Università Cattolica nel corso di laurea di Economia e Gestione dei Beni Culturali. C'è da trasecolare di fronte a una così fulminea escalation. Ma non basta: Lissner si diffonderà sul tema: "Prospettive gestionali e artistiche del Teatro alla Scala". Non sappiamo cosa racconterà agli studenti, ma sappiamo bene quale gestione, indifferente ai veri problemi del teatro milanese e rispettosa dei privilegi di certe camarille, abbia contrassegna
to il primo anno di incarico del sovrintendente. Dal punto di vista artistico, abbiamo già rilevato le sue carenze, che cominciano con l' "Idomeneo" più sciatto e insulso della storia della Scala per continuare con un cartellone privo di rilievo e di faville. Se Lissner progetta di andare avanti di questo passo per altri quattro o più anni, possiamo dire addio al "grande" teatro. Lissner, piuttosto che insegnare, dovrebbe imparare: non è con i giovincelli esordienti che la Scala è stata gloriosa, ma con i grandi artisti. Sicuramente i debuttanti costano molto meno, ma la Scala riceve molto denaro da diverse fonti; se Lissner - che dà lezioni di gestione - lo spendesse in modo più saggio e corretto, questo denaro sarebbe sufficiente per fare una stagione interessante e valida sotto tutti gli aspetti. Purtroppo non ci sono molte speranze su questo orizzonte, perché molto spesso, nei nostri teatri lirici, si è verificato che "colui che nulla intende a tutto sovrintende".

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ZECCHILLO. lissner si è italianizzato Wed, 11 Oct 2006 14:00:00 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30574.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30574.html Giuseppe Zecchillo Giuseppe Zecchillo E' PASSATO DALLE ELEMENTARI ALL'UNIVERSITA'

C'è un aforisma molto noto, che dice:"Quando un Tedesco non sa una cosa, la studia; quando un Francese non sa una cosa, tergiversa; quando un Italiano non sa una cosa, l'insegna". Questo detto si attaglia perfettamente a Stephane Lissner, sovrintendente del Teatro alla Scala. Questo signore, dal nome, sembrerebbe di origini teutoniche, di nazionalità risulterebbe francese, ma, da quando è diventato sovrintendente, si è del tutto italianizzato. Infatti, pur con la sola esperienza di festival e festivalini, Lissner si è messo a insegnare all'Università Cattolica nel corso di laurea di Economia e Gestione dei Beni Culturali. C'è da trasecolare di fronte a una così fulminea escalation. Ma non basta: Lissner si diffonderà sul tema: "Prospettive gestionali e artistiche del Teatro alla Scala". Non sappiamo cosa racconterà agli studenti, ma sappiamo bene quale gestione, indifferente ai veri problemi del teatro milanese e rispettosa dei privilegi di certe camarille, abbia contrassegna
to il primo anno di incarico del sovrintendente. Dal punto di vista artistico, abbiamo già rilevato le sue carenze, che cominciano con l' "Idomeneo" più sciatto e insulso della storia della Scala per continuare con un cartellone privo di rilievo e di faville. Se Lissner progetta di andare avanti di questo passo per altri quattro o più anni, possiamo dire addio al "grande" teatro. Lissner, piuttosto che insegnare, dovrebbe imparare: non è con i giovincelli esordienti che la Scala è stata gloriosa, ma con i grandi artisti. Sicuramente i debuttanti costano molto meno, ma la Scala riceve molto denaro da diverse fonti; se Lissner - che dà lezioni di gestione - lo spendesse in modo più saggio e corretto, questo denaro sarebbe sufficiente per fare una stagione interessante e valida sotto tutti gli aspetti. Purtroppo non ci sono molte speranze su questo orizzonte, perché molto spesso, nei nostri teatri lirici, si è verificato che "colui che nulla intende a tutto sovrintende".

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ZECCHILLO. Per la seconda volta ZECCHI sei un ignorante Tue, 10 Oct 2006 15:49:00 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30530.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30530.html Giuseppe Zecchillo Giuseppe Zecchillo
Mi dispiace se le circostanze mi costringono a dare per la seconda volta dell'ignorante al prof.Stefano Zecchi. Come qualcuno ricorderà, la prima volta fu quando Zecchi criticò la mia proposta di intitolare la Scala "Teatro delle rimembranze" in onore delle vittime del terrorismo. Secondo Zecchi, i nomi delle vie, delle piazze e degli edifici non si devono cambiare mai, senza sapere che, nel corso dei secoli, sono stati cambiati decine e decine di volte. Grave lacuna per un professore.
Ora Zecchi tira fuori un'altra sciocchezza e la diffonde sui giornali che ospitano la sua saccenteria. "Tutti sanno - dice lui - che i soprani sono spesso molto voluminosi perché una certa abbondanza di peso facilita l'emissione della voce". Ma guarda! lo sanno tutti, tranne che noi, che abbiamo passato la vita fra i soprani. Ne abbiamo incontrati di grasse e di snelle, ma l'emissione della loro voce era egualmente corretta e limpida. Davvero non si capisce dove il prof.Zecchi attinga le sue informazioni, che distribuisce a man salva senza previa verifica. Se il prof.Zecchi avesse minimamente memorizzato che quando Maria Callas dimagrì 30 Kg. cantò la migliore "Traviata" della sua carriera, forse si sarebbe astenuto dalle sue asserzioni da ignorante. Purtroppo il pubblico, leggendo certe scemenze sui giornali, acquisisce concetti non solo sbagliati, ma privi di buon senso. Cosa c'entra la ciccia del culo con il diaframma? Per emettere la voce si spinge sul diaframma, non su
altre parti del corpo, che possono essere più o meno adipose a seconda della vita che l'artista conduce. Alcuni artisti ingrassano perché vogliono incamerare energie prima di ogni recita, sicché riposano molto, evitano il moto e mangiano abbondantemente, in quanto tenere la scena cantando per due o tre ore è un lavoro molto faticoso. Ma la "paciocconeria" non ha nulla a che vedere con l'emissione della voce, ed è inaccettabile che un professore diffonda simili assurdità servendosi dei giornali, che dovrebbero controllare l'esattezza delle notizie.

Giuseppe Zecchillo - Segretario SNAAL e già consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala

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Nel cinema artisti coraggiosi. Nella lirica gente vigliacca Fri, 06 Oct 2006 14:49:00 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30399.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30399.html Giuseppe Zecchillo Giuseppe Zecchillo
Sarebbe bello se anche nel mondo della lirica, come in quello del cinema, vi fosse qualcuno ( registi, scenografi, direttori d'orchestra, cantanti) disposti a ribellarsi alle decisioni sbagliate di chi sta in alto. Nella lirica si protesta solo per chiedere più soldi. Nel cinema, invece, i grandi registi non hanno paura di apparire sui giornali, come ha fatto recentemente Marco Bellocchio, per condannare acerbamente la lottizzazione politica delle cariche dirigenziali. Ha lasciato effettivamente allibiti il comportamento del Ministro Francesco Rutelli (Beni Culturali) che, con una leggerezza inaudita, ha nominato nei Consigli di amministrazione delle Fondazioni lirico/teatrali persone assolutamente digiune del funzionamento di una teatro lirico. Queste persone dovrebbero rappresentare lo Stato nei suddetti Consigli, cioé dovrebbero rappresentare il senso della responsabilità,la corretta gestione,l'oculata amministrazione; ma, come possono adempiere questa delicata funzione se
- per colmo dell'assurdità - sono solamente competenti di musica leggera, di editoria, di dolciumi e di gare di sci? Se si vuole proprio lottizzare, lo si faccia nell'interesse delle istituzioni, non per distribuire poltrone/contentino a signore e signori completamente privi delle qualifiche adatte. Lo stesso ha fatto Rutelli per le cariche ai vertici delle istituzioni cinematografiche, ma il regista Bellocchio ha subito reagito, attaccando frontalmente Rutelli. Nessuno invece ha reagito, nella lirica, alle nomine incongrue di canzonettiste, cioccolattaie e sciatrici. Pare che la paura sia l'ingrediente più abbondante di coloro che lavorano nel teatro lirico. Ma, finché la paura dominerà, nel teatro lirico ci sarà sempre chi fa la parte del lupo e che fa quella dell'agnello. Poi ci si lamenta, mormorando, che la lirica va a rotoli. In certe occasioni mormorare non serve, bisogna alzare la voce!

Giuseppe Zecchillo - Segretario SNAAL e già consigliere di ammnistrazione del teatro alla Scala

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Nel cinema artisti coraggiosi. Nella lirica gente vigliacca Fri, 06 Oct 2006 14:49:00 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30400.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30400.html Giuseppe Zecchillo Giuseppe Zecchillo
Sarebbe bello se anche nel mondo della lirica, come in quello del cinema, vi fosse qualcuno ( registi, scenografi, direttori d'orchestra, cantanti) disposti a ribellarsi alle decisioni sbagliate di chi sta in alto. Nella lirica si protesta solo per chiedere più soldi. Nel cinema, invece, i grandi registi non hanno paura di apparire sui giornali, come ha fatto recentemente Marco Bellocchio, per condannare acerbamente la lottizzazione politica delle cariche dirigenziali. Ha lasciato effettivamente allibiti il comportamento del Ministro Francesco Rutelli (Beni Culturali) che, con una leggerezza inaudita, ha nominato nei Consigli di amministrazione delle Fondazioni lirico/teatrali persone assolutamente digiune del funzionamento di una teatro lirico. Queste persone dovrebbero rappresentare lo Stato nei suddetti Consigli, cioé dovrebbero rappresentare il senso della responsabilità,la corretta gestione,l'oculata amministrazione; ma, come possono adempiere questa delicata funzione se
- per colmo dell'assurdità - sono solamente competenti di musica leggera, di editoria, di dolciumi e di gare di sci? Se si vuole proprio lottizzare, lo si faccia nell'interesse delle istituzioni, non per distribuire poltrone/contentino a signore e signori completamente privi delle qualifiche adatte. Lo stesso ha fatto Rutelli per le cariche ai vertici delle istituzioni cinematografiche, ma il regista Bellocchio ha subito reagito, attaccando frontalmente Rutelli. Nessuno invece ha reagito, nella lirica, alle nomine incongrue di canzonettiste, cioccolattaie e sciatrici. Pare che la paura sia l'ingrediente più abbondante di coloro che lavorano nel teatro lirico. Ma, finché la paura dominerà, nel teatro lirico ci sarà sempre chi fa la parte del lupo e che fa quella dell'agnello. Poi ci si lamenta, mormorando, che la lirica va a rotoli. In certe occasioni mormorare non serve, bisogna alzare la voce!

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Nel cinema artisti coraggiosi. Nella lirica gente vigliacca Fri, 06 Oct 2006 14:49:00 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30402.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30402.html Giuseppe Zecchillo Giuseppe Zecchillo
Sarebbe bello se anche nel mondo della lirica, come in quello del cinema, vi fosse qualcuno ( registi, scenografi, direttori d'orchestra, cantanti) disposti a ribellarsi alle decisioni sbagliate di chi sta in alto. Nella lirica si protesta solo per chiedere più soldi. Nel cinema, invece, i grandi registi non hanno paura di apparire sui giornali, come ha fatto recentemente Marco Bellocchio, per condannare acerbamente la lottizzazione politica delle cariche dirigenziali. Ha lasciato effettivamente allibiti il comportamento del Ministro Francesco Rutelli (Beni Culturali) che, con una leggerezza inaudita, ha nominato nei Consigli di amministrazione delle Fondazioni lirico/teatrali persone assolutamente digiune del funzionamento di una teatro lirico. Queste persone dovrebbero rappresentare lo Stato nei suddetti Consigli, cioé dovrebbero rappresentare il senso della responsabilità,la corretta gestione,l'oculata amministrazione; ma, come possono adempiere questa delicata funzione se
- per colmo dell'assurdità - sono solamente competenti di musica leggera, di editoria, di dolciumi e di gare di sci? Se si vuole proprio lottizzare, lo si faccia nell'interesse delle istituzioni, non per distribuire poltrone/contentino a signore e signori completamente privi delle qualifiche adatte. Lo stesso ha fatto Rutelli per le cariche ai vertici delle istituzioni cinematografiche, ma il regista Bellocchio ha subito reagito, attaccando frontalmente Rutelli. Nessuno invece ha reagito, nella lirica, alle nomine incongrue di canzonettiste, cioccolattaie e sciatrici. Pare che la paura sia l'ingrediente più abbondante di coloro che lavorano nel teatro lirico. Ma, finché la paura dominerà, nel teatro lirico ci sarà sempre chi fa la parte del lupo e che fa quella dell'agnello. Poi ci si lamenta, mormorando, che la lirica va a rotoli. In certe occasioni mormorare non serve, bisogna alzare la voce!

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ZECCHILLO. Cara CGIL come ti sei imborghesita Thu, 05 Oct 2006 18:20:00 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30361.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30361.html Giuseppe Zecchillo Giuseppe Zecchillo
La CGIL festeggia i suoi cento anni di vita. Data storica, epocale, che è bene festeggiare perché la CGIL - malgrado i suoi tanti errori, dovuti forse alle stravaganti contingenze del nostro Paese - ha creato la coscienza di classe dei lavoratori. Ma, celebrare il centenario con un concerto della Filarmonica al Teatro alla Scala, è un dato incongruo, impopolare. Un concerto, sì, ma in una piazza, per migliaia di lavoratori - non in un teatro d'élite per i VIP invitati. Questa scelta è un unsulto alla memoria del più grande sindacalista della CGIL: Giuseppe Di Vittorio. Quando ero giovane, Di Vittorio era il mio idolo; andavo a sentire tutti i suoi comizi, che infiammavano le piazze. Tanto che una volta il Ministro degli Interni,Scelba (DC) gli schierò, davanti alla tribuna, 4 file di poliziotti armati di manganello, in caso di sommosse. E...Di Vittorio fece il comizio ai poliziotti: "...ricordatevi che siete figli di contadini e di operai, non alzerete il manganello sulla ge
nte del popolo qui radunata..." - Oggi sembra che La CGIL - che rappresenta chi sgobba per un misero stipendio - e la Filarmonica - che rappresenta i privilegi - se la intendano. Il concerto era una buona occasione per avvicinare ancora una volta i lavoratori alla cultura in un'atmosfera festosa, invece proprio i lavoratori saranno ancora una volta lasciati fuori dal tempio. I dirigenti della CGIL si vergognino.
La Scala è diventata un giocattolo per far divertire i ricchi con i soldi dei poveri, lo ha scritto anche Il Corriere della Sera; e proprio in quel modo e in quel posto gli attuali sindacalisti della CGIL vanno a commemorare la nascita del sindacato. Non hanno capito niente, o hanno perduto il senno?

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ZECCHILLO.Cara CGIL come ti sei imborghesita Thu, 05 Oct 2006 18:10:00 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30359.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30359.html Giuseppe Zecchillo Giuseppe Zecchillo
La CGIL festeggia i suoi cento anni di vita. Data storica, epocale, che è bene festeggiare perché la CGIL - malgrado i suoi tanti errori, dovuti forse alle stravaganti contingenze del nostro Paese - ha creato la coscienza di classe dei lavoratori. Ma, celebrare il centenario con un concerto della Filarmonica al Teatro alla Scala, è un dato incongruo, impopolare. Un concerto, sì, ma in una piazza, per migliaia di lavoratori - non in un teatro d'élite per i VIP invitati. Questa scelta è un unsulto alla memoria del più grande sindacalista della CGIL: Giuseppe Di Vittorio. Quando ero giovane, Di Vittorio era il mio idolo; andavo a sentire tutti i suoi comizi, che infiammavano le piazze. Tanto che una volta il Ministro degli Interni,Scelba (DC) gli schierò, davanti alla tribuna, 4 file di poliziotti armati di manganello, in caso di sommosse. E...Di Vittorio fece il comizio ai poliziotti: "...ricordatevi che siete figli di contadini e di operai, non alzerete il manganello sulla ge
nte del popolo qui radunata..." - Oggi sembra che La CGIL - che rappresenta chi sgobba per un misero stipendio - e la Filarmonica - che rappresenta i privilegi - se la intendano. Il concerto era una buona occasione per avvicinare ancora una volta i lavoratori alla cultura in un'atmosfera festosa, invece proprio i lavoratori saranno ancora una volta lasciati fuori dal tempio. I dirigenti della CGIL si vergognino.
La Scala è diventata un giocattolo per far divertire i ricchi con i soldi dei poveri, lo ha scritto anche Il Corriere della Sera; e proprio in quel modo e in quel posto gli attuali sindacalisti della CGIL vanno a commemorare la nascita del sindacato. Non hanno capito niente, o hanno perduto il senno?

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ZECCHILLO.Cara CGIL come ti sei imborghesita Thu, 05 Oct 2006 18:10:00 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30360.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30360.html Giuseppe Zecchillo Giuseppe Zecchillo
La CGIL festeggia i suoi cento anni di vita. Data storica, epocale, che è bene festeggiare perché la CGIL - malgrado i suoi tanti errori, dovuti forse alle stravaganti contingenze del nostro Paese - ha creato la coscienza di classe dei lavoratori. Ma, celebrare il centenario con un concerto della Filarmonica al Teatro alla Scala, è un dato incongruo, impopolare. Un concerto, sì, ma in una piazza, per migliaia di lavoratori - non in un teatro d'élite per i VIP invitati. Questa scelta è un unsulto alla memoria del più grande sindacalista della CGIL: Giuseppe Di Vittorio. Quando ero giovane, Di Vittorio era il mio idolo; andavo a sentire tutti i suoi comizi, che infiammavano le piazze. Tanto che una volta il Ministro degli Interni,Scelba (DC) gli schierò, davanti alla tribuna, 4 file di poliziotti armati di manganello, in caso di sommosse. E...Di Vittorio fece il comizio ai poliziotti: "...ricordatevi che siete figli di contadini e di operai, non alzerete il manganello sulla ge
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ZECCHILLO. I sindacati interni della Scala Sat, 30 Sep 2006 16:10:00 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30165.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30165.html Giuseppe Zecchillo Giuseppe Zecchillo
I lavoratori della Scala sciopereranno il 10 ottobre e salterà la prima del "Don Giovanni" di Mozart con grave danno economico del teatro. Ma almeno giovasse ai lavoratori!
Il motivo dello sciopero sarebbero i "tagli" finanziari, disposti già l'anno scorso a carico del settore spettacolo. Il che fa supporre che i dirigenti del teatro siano per lo meno compiacenti verso una protesta che chiede più soldi. Di conseguenza i dirigenti, apparentemente contrariati di dover annullare una "prima", sono invece ben contenti all'idea che l'agitazione dei lavoratori potrebbe indurre il Comune, o lo Stato, a sborsare alcuni milioni di euro in più per le casse del teatro. Quel che non ci piace, al di là di questo intrallazzetto, è l'atteggiamento dei sindacati interni, che provocano danni al teatro per scopi che interessano i lavoratori solo relativamente. I sindacati, invece di fingere di credere che i soldi già stanziati siano pochi, perché non è vero, si preoccupino dello spreco di denaro, operato dai dirigenti con il clientelismo e con gli allestimenti miliardari e inutili; si preoccupino delle scritture di cantanti stonati e di direttori d'orchestra princ
ipianti, che ridicolizzano l'immagine della Scala e mettono in fuga il pubblico; si preoccupino dei cachet esorbitanti dei suddetti artisti, imposti da certe agenzie teatrali, guarda caso molto vicine al sovrintendente. Se il teatro funzionasse correttamente - e questo i sindacati lo sanno - il denaro disponibile sarebbe più che sufficiente, e i posti di lavoro non sarebbero minacciati. Invece i sindacati fanno gli ingenui e reggono il gioco dei dirigenti spreconi. Spreconi e in malafede. Così i lavoratori sono gabbati, strumentalizzati con la minaccia di perdere il posto e non ci guadagnano nulla: ci rimettono giornate di paga.

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ZECCHILLO. I sidacati interni della Scala Sat, 30 Sep 2006 16:00:00 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30163.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30163.html Giuseppe Zecchillo Giuseppe Zecchillo
I lavoratori della Scala sciopereranno il 10 ottobre e salterà la prima del "Don Giovanni" di Mozart con grave danno economico del teatro. Ma almeno giovasse ai lavoratori!
Il motivo dello sciopero sarebbero i "tagli" finanziari, disposti già l'anno scorso a carico del settore spettacolo. Il che fa supporre che i dirigenti del teatro siano per lo meno compiacenti verso una protesta che chiede più soldi. Di conseguenza i dirigenti, apparentemente contrariati di dover annullare una "prima", sono invece ben contenti all'idea che l'agitazione dei lavoratori potrebbe indurre il Comune, o lo Stato, a sborsare alcuni milioni di euro in più per le casse del teatro. Quel che non ci piace, al di là di questo intrallazzetto, è l'atteggiamento dei sindacati interni, che provocano danni al teatro per scopi che interessano i lavoratori solo relativamente. I sindacati, invece di fingere di credere che i soldi già stanziati siano pochi, perché non è vero, si preoccupino dello spreco di denaro, operato dai dirigenti con il clientelismo e con gli allestimenti miliardari e inutili; si preoccupino delle scritture di cantanti stonati e di direttori d'orchestra princ
ipianti, che ridicolizzano l'immagine della Scala e mettono in fuga il pubblico; si preoccupino dei cachet esorbitanti dei suddetti artisti, imposti da certe agenzie teatrali, guarda caso molto vicine al sovrintendente. Se il teatro funzionasse correttamente - e questo i sindacati lo sanno - il denaro disponibile sarebbe più che sufficiente, e i posti di lavoro non sarebbero minacciati. Invece i sindacati fanno gli ingenui e reggono il gioco dei dirigenti spreconi. Spreconi e in malafede. Così i lavoratori sono gabbati, strumentalizzati con la minaccia di perdere il posto e non ci guadagnano nulla: ci rimettono giornate di paga.

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I lavoratori della Scala sciopereranno il 10 ottobre e salterà la prima del "Don Giovanni" di Mozart con grave danno economico del teatro. Ma almeno giovasse ai lavoratori!
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ZECCHILLO. Appello al Presidente della Repubblica Fri, 29 Sep 2006 15:49:00 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30143.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30143.html Giuseppe Zecchillo Giuseppe Zecchillo E P.C. ALL'ON.FRANCESCO RUTELLI MINISTRO DEI BENI CULTURALI

Onorevole Presidente,
Il Teatro alla Scala godeva a pieno merito del titolo di Ente Lirico e Sinfonico, poiché programmava sia le opere liriche che i concerti sinfonici. Poi, verso gli anni '70, i componenti l'orchestra entrarono in agitazione perché insoddisfatti del trattamento economico; per ripristinare la pace interna l'allora sovrintendente Paolo Grassi diede agli orchestrali il permesso di procurarsi del lavoro all'esterno del teatro in via saltuaria, da eseguirsi nei giorni liberi dagli impegni scaligeri. L'iniziativa di Grassi non era perfettamente legale, poiché si sa che i lavoratori dipendenti (quali sono gli orchestrali) non possono assumere altro lavoro in forma privata, ma - data la formula della "saltuarietà" - si chiuse un occhio. Gli orchestrali, in principio, si attennero ai patti, poi formarono un'Associazione Filarmonica per "vendersi" in gruppo, cioé come una vera e propria orchestra, così il lavoro privato aumentò, le scritture, anche all'estero non mancarono. Forte dei suoi
successi, l'Associazione Filarmonica chiese ed ottenne dal teatro di fregiasi del nome della Scala e diventò "Filarmonica della Scala". In cambio di questo marchio, che apriva alla Filarmonica i mercati internazionali, l'associazione privata fece baluginare la grande pubblicità che avrebbe fatto al teatro esibendosi con il nome "Scala" in tutto il mondo. Sicché i contratti per la Filarmonica fioccarono a dozzine, e gli orchestrali non ebbero più tempo per prepararsi alla tradizionale stagione sinfonica della Scala. Allora cosa si fece?
Invece di obbligare gli orchestrali a ridurre i loro impegni privati - cosa che li avrebbe disposti alla ribellione - si preferì sopprimere la stagione sinfonica, con grave danno economico e di immagine del teatro milanese. Dico "grave danno" perché la stagione sinfonica, con i suoi alti incassi, faceva da sostegno alla stagione lirica.
Ma non basta. Gli orchestrali pogrammarono concerti privati sempre più numerosi, tanto da condizionare il calendario scaligero: i periodi di "riposo" del teatro, cioé di chiusura al pubblico, in breve raggiunsero le 210 serate l'anno. In pratica la Scala ha finito per percepire 190 miliardi l'anno per 125 giorni di spettacolo: più di un miliardo al giorno!
I vari sovrintendenti che si sono succeduti , per non urtarsi con i componenti l'orchestra e subirne i ricatti, hanno concesso agli orchestrali "permessi" di assentarsi sempre più spesso, fino a un totale di 76 concerti l'anno (2005). Considerando le prove di detti concerti e le assenze con certificato medico per riposarsi dopo i concerti, arriviamo tranquillamente a un'orchestra a mezzo-servizio... ma con lo stipendio intero. Non solo: un'orchestra stressata e svogliata, tanto che il critico Giorgio Gualerzi scrisse:" L'orchestra, quando suona per la Scala è sempre stanca, quando suona per la Filarmonica fa faville".
Le conseguenze di tale situazione sono evidenti nel fatto che le recite alla Scala hanno subìto una progressiva diminuzione, tanto che trovare un biglietto per uno spettacolo è un'impresa scoraggiante. Ciò significa perdita di pubblico, quindi perdita di incassi. Inoltre la Filarmonica porta via gli sponsors alla Scala, perché le ditte preferiscono sostenere la Filarmonica che fa sempre successo in tutto il mondo, piuttosto che la Scala che procede stancamente, con una programmazione piatta e scialba, di cui nessuno parla, e con una serata inaugurale dal successo pilotato sulla stampa nazionale, mentre su quella estera le critiche sono dure. Ormai è chiaro che da quando esiste la Filarmonica (25 anni) è iniziata la decadenza della Scala, che precipita sempre più nel compromesso e nell'inefficienza. Per fare un esempio: è come se i lavoratori dipendenti della Fiat si organizzassero in un'associazone privata per costruire automobili in proprio; trovassero anche il tempo di ded
icarsi a tale attività all'interno della ditta, usandone i locali e le attrezzature; infine, con il marchio Fiat, vendessero il loro prodotto in tutto il mondo in concorrenza con il datore di lavoro che li stipendia. Se la Scala dev'essere gestita come una grande azienda, tale situazione grottesca non può continuare.
L'appello che gli aristi lirici Le rivolgono è di voler invitare il Ministro competente a intervenire con opportuni provvedimenti per evitare che la Filarmonica, come un cancro, divori la Scala impedendole di funzionare come dovrebbe e danneggiandola economicamente. Una soluzione potrebbe essere quella di una lieve modifica dell'attuale Legge (cosiddetta Legge Veltroni) che consente a tutti i privilegi della Filarmonica (ci misero lo zampino i dirigenti della Scala di allora) in modo da obbligare gli orchestrali ad optare: coloro che desiderano continuare a far parte dell'orchestra scaligera, lascino la Filarmonica; coloro che invece preferiscono l'attività privata perché, a loro avviso, più conveniente, si dimettano dall'orchestra scaligera. Ciò fatto, il teatro povvederà a ricostituire la propria orchestra con altri elementi; orchestre valide ce ne sono diverse in Italia, e certamente i loro componenti sarebbero felici di lavorare per la Scala a tempo pieno.
Agli artisti lirici la Scala sta molto a cuore e se si permettono disturbarLa è unicamente nel tentativo di scongiurare la decadenza del teatro milanese.
La prego, onorevole Presidente, faccia anche Lei qualcosa per salvare la Scala.
Le sono molto grato di un cortese riscontro e Le porgo i migliori saluti

Giuseppe Zecchillo - Segretario SNAAL e già consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala

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ZECCHILLO.Appello al Presidente della Repubblica Fri, 29 Sep 2006 15:30:00 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30141.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30141.html Giuseppe Zecchillo Giuseppe Zecchillo E P.C. ALL'ON.FRANCESCO RUTELLI MINISTRO DEI BENI CULTURALI

Onorevole Presidente,
Il Teatro alla Scala godeva a pieno merito del titolo di Ente Lirico e Sinfonico, poiché programmava sia le opere liriche che i concerti sinfonici. Poi, verso gli anni '70, i componenti l'orchestra entrarono in agitazione perché insoddisfatti del trattamento economico; per ripristinare la pace interna l'allora sovrintendente Paolo Grassi diede agli orchestrali il permesso di procurarsi del lavoro all'esterno del teatro in via saltuaria, da eseguirsi nei giorni liberi dagli impegni scaligeri. L'iniziativa di Grassi non era perfettamente legale, poiché si sa che i lavoratori dipendenti (quali sono gli orchestrali) non possono assumere altro lavoro in forma privata, ma - data la formula della "saltuarietà" - si chiuse un occhio. Gli orchestrali, in principio, si attennero ai patti, poi formarono un'Associazione Filarmonica per "vendersi" in gruppo, cioé come una vera e propria orchestra, così il lavoro privato aumentò, le scritture, anche all'estero non mancarono. Forte dei suoi
successi, l'Associazione Filarmonica chiese ed ottenne dal teatro di fregiasi del nome della Scala e diventò "Filarmonica della Scala". In cambio di questo marchio, che apriva alla Filarmonica i mercati internazionali, l'associazione privata fece baluginare la grande pubblicità che avrebbe fatto al teatro esibendosi con il nome "Scala" in tutto il mondo. Sicché i contratti per la Filarmonica fioccarono a dozzine, e gli orchestrali non ebbero più tempo per prepararsi alla tradizionale stagione sinfonica della Scala. Allora cosa si fece?
Invece di obbligare gli orchestrali a ridurre i loro impegni privati - cosa che li avrebbe disposti alla ribellione - si preferì sopprimere la stagione sinfonica, con grave danno economico e di immagine del teatro milanese. Dico "grave danno" perché la stagione sinfonica, con i suoi alti incassi, faceva da sostegno alla stagione lirica.
Ma non basta. Gli orchestrali pogrammarono concerti privati sempre più numerosi, tanto da condizionare il calendario scaligero: i periodi di "riposo" del teatro, cioé di chiusura al pubblico, in breve raggiunsero le 210 serate l'anno. In pratica la Scala ha finito per percepire 190 miliardi l'anno per 125 giorni di spettacolo: più di un miliardo al giorno!
I vari sovrintendenti che si sono succeduti , per non urtarsi con i componenti l'orchestra e subirne i ricatti, hanno concesso agli orchestrali "permessi" di assentarsi sempre più spesso, fino a un totale di 76 concerti l'anno (2005). Considerando le prove di detti concerti e le assenze con certificato medico per riposarsi dopo i concerti, arriviamo tranquillamente a un'orchestra a mezzo-servizio... ma con lo stipendio intero. Non solo: un'orchestra stressata e svogliata, tanto che il critico Giorgio Gualerzi scrisse:" L'orchestra, quando suona per la Scala è sempre stanca, quando suona per la Filarmonica fa faville".
Le conseguenze di tale situazione sono evidenti nel fatto che le recite alla Scala hanno subìto una progressiva diminuzione, tanto che trovare un biglietto per uno spettacolo è un'impresa scoraggiante. Ciò significa perdita di pubblico, quindi perdita di incassi. Inoltre la Filarmonica porta via gli sponsors alla Scala, perché le ditte preferiscono sostenere la Filarmonica che fa sempre successo in tutto il mondo, piuttosto che la Scala che procede stancamente, con una programmazione piatta e scialba, di cui nessuno parla, e con una serata inaugurale dal successo pilotato sulla stampa nazionale, mentre su quella estera le critiche sono dure. Ormai è chiaro che da quando esiste la Filarmonica (25 anni) è iniziata la decadenza della Scala, che precipita sempre più nel compromesso e nell'inefficienza. Per fare un esempio: è come se i lavoratori dipendenti della Fiat si organizzassero in un'associazone privata per costruire automobili in proprio; trovassero anche il tempo di ded
icarsi a tale attività all'interno della ditta, usandone i locali e le attrezzature; infine, con il marchio Fiat, vendessero il loro prodotto in tutto il mondo in concorrenza con il datore di lavoro che li stipendia. Se la Scala dev'essere gestita come una grande azienda, tale situazione grottesca non può continuare.
L'appello che gli aristi lirici Le rivolgono è di voler invitare il Ministro competente a intervenire con opportuni provvedimenti per evitare che la Filarmonica, come un cancro, divori la Scala impedendole di funzionare come dovrebbe e danneggiandola economicamente. Una soluzione potrebbe essere quella di una lieve modifica dell'attuale Legge (cosiddetta Legge Veltroni) che consente a tutti i privilegi della Filarmonica (ci misero lo zampino i dirigenti della Scala di allora) in modo da obbligare gli orchestrali ad optare: coloro che desiderano continuare a far parte dell'orchestra scaligera, lascino la Filarmonica; coloro che invece preferiscono l'attività privata perché, a loro avviso, più conveniente, si dimettano dall'orchestra scaligera. Ciò fatto, il teatro povvederà a ricostituire la propria orchestra con altri elementi; orchestre valide ce ne sono diverse in Italia, e certamente i loro componenti sarebbero felici di lavorare per la Scala a tempo pieno.
Agli artisti lirici la Scala sta molto a cuore e se si permettono disturbarLa è unicamente nel tentativo di scongiurare la decadenza del teatro milanese.
La prego, onorevole Presidente, faccia anche Lei qualcosa per salvare la Scala.
Le sono molto grato di un cortese riscontro e Le porgo i migliori saluti

Giuseppe Zecchillo - Segretario SNAAL e già consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala

Se volete sapere cosa succede dietro le quinte dei teatri lirici italiani visitate il nostro sito:
www.baritonozecchillo.us
dove troverete anche il gruppo:
Zecchillo il rompiscatole




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ZECCHILLO.Appello al Presidente della Repubblica Fri, 29 Sep 2006 15:30:00 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30142.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30142.html Giuseppe Zecchillo Giuseppe Zecchillo E P.C. ALL'ON.FRANCESCO RUTELLI MINISTRO DEI BENI CULTURALI

Onorevole Presidente,
Il Teatro alla Scala godeva a pieno merito del titolo di Ente Lirico e Sinfonico, poiché programmava sia le opere liriche che i concerti sinfonici. Poi, verso gli anni '70, i componenti l'orchestra entrarono in agitazione perché insoddisfatti del trattamento economico; per ripristinare la pace interna l'allora sovrintendente Paolo Grassi diede agli orchestrali il permesso di procurarsi del lavoro all'esterno del teatro in via saltuaria, da eseguirsi nei giorni liberi dagli impegni scaligeri. L'iniziativa di Grassi non era perfettamente legale, poiché si sa che i lavoratori dipendenti (quali sono gli orchestrali) non possono assumere altro lavoro in forma privata, ma - data la formula della "saltuarietà" - si chiuse un occhio. Gli orchestrali, in principio, si attennero ai patti, poi formarono un'Associazione Filarmonica per "vendersi" in gruppo, cioé come una vera e propria orchestra, così il lavoro privato aumentò, le scritture, anche all'estero non mancarono. Forte dei suoi
successi, l'Associazione Filarmonica chiese ed ottenne dal teatro di fregiasi del nome della Scala e diventò "Filarmonica della Scala". In cambio di questo marchio, che apriva alla Filarmonica i mercati internazionali, l'associazione privata fece baluginare la grande pubblicità che avrebbe fatto al teatro esibendosi con il nome "Scala" in tutto il mondo. Sicché i contratti per la Filarmonica fioccarono a dozzine, e gli orchestrali non ebbero più tempo per prepararsi alla tradizionale stagione sinfonica della Scala. Allora cosa si fece?
Invece di obbligare gli orchestrali a ridurre i loro impegni privati - cosa che li avrebbe disposti alla ribellione - si preferì sopprimere la stagione sinfonica, con grave danno economico e di immagine del teatro milanese. Dico "grave danno" perché la stagione sinfonica, con i suoi alti incassi, faceva da sostegno alla stagione lirica.
Ma non basta. Gli orchestrali pogrammarono concerti privati sempre più numerosi, tanto da condizionare il calendario scaligero: i periodi di "riposo" del teatro, cioé di chiusura al pubblico, in breve raggiunsero le 210 serate l'anno. In pratica la Scala ha finito per percepire 190 miliardi l'anno per 125 giorni di spettacolo: più di un miliardo al giorno!
I vari sovrintendenti che si sono succeduti , per non urtarsi con i componenti l'orchestra e subirne i ricatti, hanno concesso agli orchestrali "permessi" di assentarsi sempre più spesso, fino a un totale di 76 concerti l'anno (2005). Considerando le prove di detti concerti e le assenze con certificato medico per riposarsi dopo i concerti, arriviamo tranquillamente a un'orchestra a mezzo-servizio... ma con lo stipendio intero. Non solo: un'orchestra stressata e svogliata, tanto che il critico Giorgio Gualerzi scrisse:" L'orchestra, quando suona per la Scala è sempre stanca, quando suona per la Filarmonica fa faville".
Le conseguenze di tale situazione sono evidenti nel fatto che le recite alla Scala hanno subìto una progressiva diminuzione, tanto che trovare un biglietto per uno spettacolo è un'impresa scoraggiante. Ciò significa perdita di pubblico, quindi perdita di incassi. Inoltre la Filarmonica porta via gli sponsors alla Scala, perché le ditte preferiscono sostenere la Filarmonica che fa sempre successo in tutto il mondo, piuttosto che la Scala che procede stancamente, con una programmazione piatta e scialba, di cui nessuno parla, e con una serata inaugurale dal successo pilotato sulla stampa nazionale, mentre su quella estera le critiche sono dure. Ormai è chiaro che da quando esiste la Filarmonica (25 anni) è iniziata la decadenza della Scala, che precipita sempre più nel compromesso e nell'inefficienza. Per fare un esempio: è come se i lavoratori dipendenti della Fiat si organizzassero in un'associazone privata per costruire automobili in proprio; trovassero anche il tempo di ded
icarsi a tale attività all'interno della ditta, usandone i locali e le attrezzature; infine, con il marchio Fiat, vendessero il loro prodotto in tutto il mondo in concorrenza con il datore di lavoro che li stipendia. Se la Scala dev'essere gestita come una grande azienda, tale situazione grottesca non può continuare.
L'appello che gli aristi lirici Le rivolgono è di voler invitare il Ministro competente a intervenire con opportuni provvedimenti per evitare che la Filarmonica, come un cancro, divori la Scala impedendole di funzionare come dovrebbe e danneggiandola economicamente. Una soluzione potrebbe essere quella di una lieve modifica dell'attuale Legge (cosiddetta Legge Veltroni) che consente a tutti i privilegi della Filarmonica (ci misero lo zampino i dirigenti della Scala di allora) in modo da obbligare gli orchestrali ad optare: coloro che desiderano continuare a far parte dell'orchestra scaligera, lascino la Filarmonica; coloro che invece preferiscono l'attività privata perché, a loro avviso, più conveniente, si dimettano dall'orchestra scaligera. Ciò fatto, il teatro povvederà a ricostituire la propria orchestra con altri elementi; orchestre valide ce ne sono diverse in Italia, e certamente i loro componenti sarebbero felici di lavorare per la Scala a tempo pieno.
Agli artisti lirici la Scala sta molto a cuore e se si permettono disturbarLa è unicamente nel tentativo di scongiurare la decadenza del teatro milanese.
La prego, onorevole Presidente, faccia anche Lei qualcosa per salvare la Scala.
Le sono molto grato di un cortese riscontro e Le porgo i migliori saluti

Giuseppe Zecchillo - Segretario SNAAL e già consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala

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ZECCHILLO. Maggio Fiorentino speriamo nella galera Thu, 28 Sep 2006 14:10:00 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30087.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/lirica/30087.html Giuseppe Zecchillo Giuseppe Zecchillo IL MAGGIO FIORENTINO SULLA STRADA DI...ATLANTA

Da anni assistiamo alla progressiva decadenza di quella che fu un'istituzione gloriosa, nota in tutto il mondo: il Maggio Fiorentino. Forse è vero che il teatro Comunale di Firenze, che organizza il Maggio, non ha trovato sponsors di manica tanto larga, ma alcuni milioni di euro arrivano. Allora perché il pubblico è in continua fuga e l'evento attira sempre meno? La risposta è nei cartelloni dello stesso Maggio: sempre più scarni, più dozzinali, privi di richiamo. In altre parole, i soldi che c'erano sono stati spesi male. Alcuni addebitano la grave crisi del Maggio alla megalomania del direttore musicale, Zubin Mehta, che ha spadroneggiato, condizionando l'organizzazione dello storico avvenimento musicale. I dirigenti del teatro fiorentino, che hanno permesso pavidamente troppe ingerenze da parte del maestro, si sono trovati alle prese con una gestione sempre più inefficiente e disgraziata. Se si aprisse un'inchiesta su tale questione e si appurassero responsabilità gravi, i
l reato non dovrebbe ricadere su Mehta, ma sui dirigenti che l'hanno assecondato. Dirigenti incapaci, incompetenti e succubi delle pretese smodate di Mehta, il quale si autoscritturava, programmava opere di sua scelta, favorevoli alla sua carriera e non gradite al pubblico, pretendeva di essere ospitato dal teatro in una lussuosa villa, fornita di numerosa servitù, esigeva strani rimborsi spese e persino una costosa auto blu con autista a disposizione 24 ore al giorno. A questa stregua, il denaro che doveva produrre spettacoli di alto livello, finiva invece in canali impropri. Ora che il Maggio è ridotto al lumicino, si tenta una risalita disperata, ma non con una programmazione appetibile e di qualità, bensì aggrappandosi a trovate pubblicitarie che, oltre ad essere dispendiose, aprono il Maggio alla commercializzazione in modo anticulturale: superficiale, reboante e illusorio - pieno di nulla. Si tratta di enormi crtelloni, affissi sui muri per le strade e le piazze, con l
'immagne degli artisti e dei direttori d'orchestra che reclamizzano vari prodotti di consumo. Non so quali, ma potrebbero essere una bevanda come una schiuma da bagno, un rasoio come un'automobile, chissà forse anche un...antiforfora! Ve lo immaginate un Pollini, un Abbado, un Muti che, per farsi scritturare, devono farsi fotografare con una saponetta o con una birra in mano? Ve l'immaginate certi cartelli dove compaiono ragazzotti con il piercing al naso, o vallette gonfiate dal chirurgo plastico accanto alla scritta:" Anch'io vado al Maggio fiorentino"!? Mai la musica dei grandi era caduta così in basso.
A quando una seria riforma della Legge sulle fondazioni musicali? Altrimenti i nostri teatri finiranno come quello di Atlanta (USA) che è stato messo in svendita perché i dirigenti hanno provocato un deficit pauroso e insanabile.

Giuseppe Zecchillo - Segretario SNAAL e già consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala

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