Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Fondazione Bottari Lattes Comunicati.net - Comunicati pubblicati - Fondazione Bottari Lattes Thu, 28 May 2020 18:26:21 +0200 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://content.comunicati.net/utenti/22876/1 14 febbraio: apre la Mostra di Mario Lattes curata da Francesco Poli con illustrazioni che raccontano i grandi classici della narrativa: Leopardi, Twain, Carroll, Proust, Levi, Goldoni, ecc. Mon, 10 Feb 2020 11:21:50 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/classica/619303.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/classica/619303.html Fondazione Bottari Lattes Fondazione Bottari Lattes

Gentilissimi,

vi segnaliamo la mostra di acquerelli di Mario Lattes, curata da Francesco Poli, che inaugura venerdì 14 febbraio al Polo del '900 e oraganizzata dalla Fondazione Bottari Lattes, in collaborazione con S. Lattes & C. Editori:

sono tavole, per la maggior parte mai esposte prima, che Lattes aveva creato per illustrare l'antologia scolastica letteraria per le scuole medie (intitolata "Biblioteca"), edita dalla sua casa editrice. Illustrano argomenti e testi della narrativa classica, es. Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, L’Infinito di Giacomo Leopardi, Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain, Rosso Malpelo di Giovanni VergaAlla ricerca del tempo perduto di Marcel ProustLe smanie della villeggiatura di Carlo Goldoni,  i libri di Primo Levi, ecc.

Immagini e comunicato in allegato e questo link: http://www.fondazionebottarilattes.it/mostra-biblioteca-di-mario-lattes-al-polo-del-900/ 

Grazie dell'attenzione.
Saluti cordiali
ufficio stampa Fondazione Bottari Lattes

Comunicato stampa

 

Mostra

“Biblioteca” di Mario Lattes. Illustrazioni per l’antologia scolastica

I temi e i romanzi della narrativa classica negli acquerelli e disegni di Lattes

A cura di Francesco Poli

 

Da venerdì 14 febbraio a domenica 8 marzo 2020

Inaugurazione: venerdì 14 febbraio ore 18
Orario mostra: lunedì-domenica, ore 10-19.30

Polo del ’900, Torino

Palazzo San Daniele (Via del Carmine 14)

 

www.fondazionebottarilattes.it

 

Disegnatore, acquerellista, pittore e incisore, Mario Lattes (1923-2001) ha realizzato tutte le illustrazioni dei tre volumi di Biblioteca, un’antologia di testi letterari e narrativi per le scuole secondarie di primo grado, pubblicata dalla sua casa editrice nel 1992, a fronte di un lavoro di preparazione iniziato nel 1989, e ripubblicata con integrazioni e aggiornamenti nel 1998 e in uso fino 2010.

 

Per mettere a fuoco l’importanza e la grande qualità di uno specifico aspetto della produzione artistica di Mario Lattes e sottolineare i profondi legami che esistono fra l’anima letteraria e quella pittorica della sua ricerca creativa, la Fondazione Bottari Lattes, in collaborazione con S. Lattes & C. Editori, organizza la mostra “Biblioteca” di Mario Lattes. Illustrazioni per l’antologia scolastica, a cura di Francesco Poli, al Polo del ’900 di Torino (Palazzo San Daniele, via del Carmine 14).

 

L’esposizione inaugura venerdì 14 febbraio alle ore 18 e sarà visitabile fino a domenica 8 marzo, a ingresso gratuito. Orario: lunedì-domenica, ore 10-19.30.

All’inaugurazione intervengono: Alessandro Bollo, direttore Polo del ’900; Caterina Bottari Lattes, presidente Fondazione Bottari Lattes; Simone Lattes, Amministratore Delegato Lattes Editori; Francesco Poli, curatore della mostra; Rossana Bissaca e Maria Paolella, autrici dell’antologia scolastica; Mario Guglielminetti, direttore marketing Fondazione Bottari Lattes.

Le scuole potranno effettuare visite guidate gratuite (curate dalla coordinatrice della mostra Alice Pierobon) su prenotazione (segreteria@spaziodonchisciotte.it), nei giorni di  martedì 18,  giovedì 20 e martedì 25 febbraio, martedì 3 e giovedì 5 marzo, dalle ore 10 alle ore 13.

 

Da Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll all’Infinito di Giacomo Leopardi; da Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain e Rosso Malpelo di Giovanni Verga fino Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, passando per Le smanie della villeggiatura di Carlo Goldoni e i libri di Primo Levi. Sono numerosi gli argomenti e i testi dei grandi autori classici italiani e internazionali a cui Lattes ha impresso una forte e originale anima visiva.

Per i tre volumi di Biblioteca, scritti da Rosanna Bissaca e Maria Paolella, Lattes ha lavorato diversi anni, producendo oltre cinquecento disegni, acquerelli e tecniche miste su tutti gli argomenti del programma scolastico �“ dalla poesia all’epica, dalla fiaba ai romanzi �“  attingendo alla sua profonda cultura letteraria e iconografica e mettendo in gioco gran parte dei temi e soggetti del suo immaginario, che attraversano la sua ricerca pittorica. Lattes ha elaborato e realizzato le illustrazioni con la massima libertà, guidato da un rapporto allo stesso tempo rigoroso e fantasioso fra immagini e testi e una costante attenzione alla funzione didattica dei volumi.

 

Le opere esposte �“ un centinaio di illustrazioni, cinque dipinti e alcuni taccuini di appunti �“  sono frutto di un’ampia selezione fra le tavole originali conservate presso la Lattes & C. Editori e la collezione pittorica e incisoria della Fondazione Bottari Lattes.

«La mostra �“ spiega il curatore Francesco Poli �“ si sviluppa attraverso una serie di sezioni legate alle tematiche che caratterizzano le varie parti dei volumi. Per ciascuna di esse sono esposti gruppi di immagini originali, in stretta connessione con le specifiche pagine dei volumi, messi in relazione ad altri disegni su taccuini, incisioni o dipinti di Mario Lattes che si collegano agli stessi soggetti e tecniche pittoriche.»

 

Mario Lattes ha sempre amato appuntarsi visivamente le immagini che le sue letture gli sollecitavano. La sua passione per le illustrazioni tratte da storie e racconti ha avuto una naturale evoluzione nei disegni realizzati per l’antologia Biblioteca. Nel 1992 così racconta il suo processo di creazione di immagini, tra entusiasmi e difficoltà. «Su un album da disegno, su fogli foglietti cartoncini grossi così, sono venuto segnandomi le immagini suscitate dalle letture. Fiabe, racconti, pagine di romanzo, poesie. Per dare una versione figurata al testo scritto, o almeno evocarlo. Alcuni, L’infinito di Leopardi sopra tutti, con il sentimento di arrogarmi un’impresa sfrontata, da non aver quasi coraggio, poi, di metterci sotto il titolo di quei quindici versi. Versi non altrimenti esprimibili se non �“ forse �“ da un certo guardare di animali che, muti, sembrano dir di sapere una verità cui noi non giungiamo ma possiamo soltanto, negli occhi loro, dubitare che qualcuno, in silenzio, la conosca.»

E nel catalogo della mostra “Mario Lattes. Disegni e acquerelli” del 1974 (Galleria I portici, Torino) l’artista ricordava ricorda idee e pensieri che lo accompagnavano quando si dedicava alla lettura delle fiabe. «Di animali sono popolate favole e fiabe: metafore di vizi, virtù e terrori della vita. Quasi mai sappiamo come sono davvero fatte le bestie: le zampe della rana, il muso del tapiro, il profilo della scimmia. Ricorrevo allora a testi che lo spiegano e lo illustrano, e le mie letture si moltiplicavano. Leggevo anche fiabe di animali mostruosi, che nessun manuale racconta, e allora mi ingegnavo di formarli io, cominciando da un corpo di leone o di cinghiale, cui aggiungevo spini ed aculei, radendo criniere, ingrandendo occhi, prendendo zampe e code da animali diversi: con risultati subito inattendibili ma poi sempre più “veri” della verità cioè dell’irreale quando attinge alla palude notturna degli incubi, alle forme inorridite di una vita resa troppo lunga dalle percosse ricevute: dove l’urlo della vittima assume il volto del persecutore. »

 

L’esposizione è accompagnata da un catalogo pubblicato dalla casa editrice Lattes, che documenta le opere, con saggi critici del curatore e di altri specialisti, tra cui le autrici dell’antologia Rosanna Bissaca e Maria Paolella.

 

 

Approfondimenti

 

Francesco Poli (Torino, 1949) è storico e critico d’arte contemporanea. Ha insegnato Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Brera di Milano fino al 2014 e all’Université Paris 8 fino al 2016. Dal 2005 insegna Arte e comunicazione nel Corso di laurea magistrale Comunicazione e culture dei media all’Università di Torino. Ha curato mostre in musei e spazi pubblici e privati. Collabora con La Stampa e con riviste specializzate, tra cui Arte. Tra i volumi pubblicati: Giulio Paolini, Lindau 1990; La Metafisica, Laterza 2004; Catalogo generale delle opere di Felice Casorati, con G. Bertolino, 3 voll., Allemandi 2004; Minimalismo, Arte Povera, Arte Concettuale, Laterza, 2014; Il sistema dell’arte contemporanea, Laterza (nuova ed.) 2018; Arte moderna. Dal postimpressionismo all’informale, Electa 2007; Collezionisti d’arte, 2014; Arte contemporanea. Le ricerche internazionali dalla fine degli anni’50 ad oggi, Electa, II ed. 2011; La Scultura del Novecento, Laterza 2015; Postmodern Art.1945-Now, Harper Collins Publishers, New York 2008; Non ci capisco niente. Arte contemporanea, istruzioni per l’uso, Electa 2014; Mettere in scena l’arte contemporanea con F. Bernardelli, Johan&Levi 2016; Il pittore solitario. Seurat e la Parigi moderna, Milano 2017.

 

Mario Lattes (Torino, 1923 - 2001), pittore, scrittore ed editore, è stato personaggio di spicco nel mondo culturale del capoluogo piemontese del secondo dopoguerra. Durante il periodo bellico sfugge alle leggi razziali rifugiandosi a Roma e a Rieti unendosi poi alle truppe alleate, tra cui l’VIII Armata Inglese, in qualità di interprete. Rientrerà a Torino, la sua amata e odiata città, nel 1945. Dopo la Seconda guerra mondiale dirige la Lattes Editori, la Casa Editrice fondata dal nonno Simone Lattes nel 1893, una tra le più importanti nel settore dell’editoria scolastica, ma che pubblica anche i romanzi di Il'ja Erenbúrg (Le avventure di Julio Jurenito) e William Faulkner (Questi tredici), i saggi di Filippo Burzio (La nascita del demiurgo) e di Léon Blum (Del matrimonio). Collabora con scritti e disegni alle più importanti riviste culturali del momento, tra cui “Il Mondo”, la “Fiera letteraria” e la “Gazzetta del Popolo”. Con un gruppo di amici (Vincenzo Ciaffi, Albino Galvano e Oscar Navarro) nel 1953 fonda la rivista “Galleria” che dall’anno seguente, con il titolo “Questioni”, diventa voce influente del mondo culturale non solo locale. Vi partecipano intellettuali italiani e stranieri come Nicola Abbagnano, Albino Galvano, Theodor Adorno e molti altri. Nel 1960 si laurea all’Università di Torino con il professor Walter Maturi, discutendo una tesi in storia contemporanea su “Il Ghetto di Varsavia”.

Tra il 1958 e il 1985 pubblica diversi romanzi e racconti, tra cui: Le notti nere (Lattes, 1958), La stanza dei giochi (Ceschina, 1959), Il borghese di ventura (Einaudi, 1975; Marsilio, 2013), L’incendio del Regio (Einaudi, 1976; Marsilio, 2011), L’Amore è niente (Editore La Rosa, 1985), Il castello d’acqua (Aragno, 2004) postumo. Le vicende personali, i sentimenti, le paure, le speranze, la vita di tutti i giorni, sono i temi di cui sono fatti i romanzi di Mario Lattes, che sono spesso opere autobiografiche, scritte con sensibilità profondamente surreale ed epico senso dell’inconcludenza umana. Sopravvive però sempre l’ironia. Nel libretto Fine d’anno, pubblicato nel 1972, sono raccolte alcune poesie di Lattes che ripropongono i temi centrali della sua riflessione e della sua ossessione: la nostalgia per ciò che si è dovuto lasciare, che non c’è più se non nella memoria, il male assoluto, la morte e la natura, l’amore che passa crudelmente, l’esilio. Nel 2015, per volontà degli eredi, vede la luce Il Ghetto di Varsavia, tesi di Laurea di Mario Lattes pubblicata per la prima volta, dopo 55 anni dalla sua stesura, da Edizioni Cenobio, a cura del professor Giacomo Jori.

Del 1947 è la sua prima mostra alla galleria La Bussola di Torino, a testimonianza delle maturate esperienze artistiche, nate durante il soggiorno laziale e coltivate per tutta la sua vita, come artista e collezionista. Fino alla fine degli anni novanta allestisce personali a Torino, Roma, Milano, Firenze e Bologna e partecipa con successo a due edizioni della Biennale di Venezia, della Quadriennale di Torino e di Roma oltre a diverse esposizioni collettive. Il suo lavoro pittorico e la sua attività culturale sono stati oggetto di numerose recensioni e alcuni studi critici.

Dopo la sua scomparsa, importanti istituzioni gli hanno dedicato antologiche e retrospettive. Il Comune di Torino, in data 11 maggio 2017, con una cerimonia pubblica, gli ha intitolato l’area verde di Piazza Maria Teresa, nel quartiere Borgo Nuovo.

 

La Fondazione Bottari Lattes è nata nel 2009 a Monforte d’Alba (Cn), dalla volontà di Caterina Bottari Lattes. Ha come finalità la promozione della cultura e dell’arte e l’ampliamento della conoscenza del nome di Mario Lattes (1923-2001) nella sua multiforme attività di pittore, scrittore, editore e animatore di proposte culturali. Porta avanti iniziative di studio e di ricerca culturale, curandole direttamente o in collaborazione con altri enti o istituzioni, e organizza progetti e appuntamenti culturali. Tra le principali attività: mostre di arte e fotografia, il Premio letterario internazionale Lattes Grinzane, il Premio biennale Mario Lattes per la Traduzione, i progetti per le scuole come Vivolibro, i concerti e i convegni, le rassegne teatrali e cinematografiche. La Fondazione Bottari Lattes è situata in via Marconi 16, Monforte d’Alba Nel 2015, sempre a Monforte, Caterina Bottari Lattes e l’ex Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz hanno inaugurato la Biblioteca-pinacoteca Mario Lattes, che custodisce gran parte dei quadri, dei libri e dell’archivio personale di Mario Lattes. Nel 2017 la Città di Torino-Presidenza del Consiglio Comunale ha intitolato a Mario Lattes i giardini pubblici di Piazza Maria Teresa, come riconoscimento all'impulso culturale profuso da Lattes nei suoi tanti impegni nel capoluogo piemontese.

 

La Casa Editrice Lattes è stata fondata a Torino nel 1893, quando Simone, allora impiegato dell’odierna Libreria Luxemburg, aprì la Libreria Lattes di via Garibaldi 3. Nella seconda metà del Novecento, sotto la guida di Mario Lattes, si è progressivamente concentrata sulla scuola secondaria di primo e secondo grado pubblicando libri di testo che hanno accompagnato milioni di studenti; l’educazione tecnica di Arduino e le antologie di Bissaca e Paolella sono tuttora tra i best seller della scuola italiana. Oggi l’azienda, indipendente e leader di mercato nella scuola secondaria di primo grado, è gestita dalla quinta generazione della famiglia.

 

 

 

Info: 011/1977.1755 - segreteria@spaziodonchisciotte.it

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Ufficio Stampa:

Ufficio Stampa: Paola Galletto �“ pao.galletto@gmail.com �“ galletto@fondazionebottarilattes.it �“ 340.7892412

Silvia Barberi �“ barberi@fondazionebottarilattes.it

 

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Modalità prenotazione e accredito per lectio magistralis Haruki Murakami, vincitore Premio Lattes Grinzane 2019 " Sezione La Que rcia / 11 ottobre, Alba Fri, 21 Jun 2019 17:10:12 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/classica/571979.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/classica/571979.html Fondazione Bottari Lattes Fondazione Bottari Lattes

Nota stampa

Modalità di prenotazione e accredito per la lectio magistralis di Haruki Murakami
vincitore Premio Lattes Grinzane 2019 �“ Sezione La Quercia:

Lectio: venerdì 11 ottobre, ore 18, Teatro sociale Busca di Alba
Ingresso libero su prenotazione

[comunicato completo sul Premio Lattes Grinzane in allegato]

Per poter assistere alla lectio magistralis di Haruki Murakami, vincitore Premio Lattes Grinzane 2019 sezione La Quercia (venerdì 11 ottobre, ore 18, Teatro Sociale Busca, Alba - Cn), il partecipante dovrà inviare una email di richiesta prenotazione a book@fondazionebottarilattes.it tra il 25 giugno e il 19 luglio, indicando il proprio nome e cognome, il numero di cellulare e l’indirizzo email.
Ogni prenotazione può comprendere fino a due persone; è obbligatorio fornire nominativo e numero di telefono anche del secondo partecipante. Non sono ammesse altre modalità di prenotazione: non verranno prese in considerazione richieste pervenute telefonicamente o attraverso i social media (Facebook).

La conferma della prenotazione sarà inviata via email (nel giro di due giorni lavorativi), riporterà il numero del posto assegnato e dovrà essere presentata stampata all’ingresso, con un documento d’identità alla mano. Il medesimo documento sarà necessario per l’assegnazione delle cuffiette per la traduzione simultanea. Il partecipante che avrà ricevuto la conferma scritta, nel caso fosse poi impossibilitato a essere presente alla lectio, si impegna a comunicare entro il 20 settembre alla Fondazione l’eventuale disdetta, nel rispetto di tutti i lettori. Non sono ammessi, infatti, ingressi in sala senza prenotazione stampata. Il pubblico che si presenterà davanti al teatro senza prenotazione scritta non potrà entrare in sala.

Il partecipante dovrà presentarsi al Teatro sociale di Alba a partire dalle ore 16 fino alle ore 17. I prenotati che si presenteranno dopo le ore 17 non potranno più accedere alla sala. Il teatro chiuderà le porte tassativamente alle 17.45.

La Fondazione gestirà le prenotazioni in base all’arrivo delle email di richiesta e chiuderà la finestra di registrazione e accredito stampa quando la lista avrà raggiunto il numero limite di posti. Chi farà richiesta a prenotazioni chiuse, potrà essere messo in lista di attesa nel caso di eventuali rinunce.

IMPORTANTE. Per rispetto dei desiderata di Haruki Murakami
non sarà possibile scattare fotografie né realizzare riprese video e audio da parte del pubblico e della stampa
in qualsiasi momento di presenza dell’autore al Teatro Sociale di Alba.

Per la STAMPA (richieste di accredito entro il 10 settembre):
l’accredito stampa è possibile per i giornalisti in possesso di tesserino stampa o di lettera a firma del responsabile della testata, fino a esaurimento degli spazi riservati per la stampa, inviando mail di richiesta a: pao.galletto@gmail.com oppure barberi@fondazionebottarilattes.it entro e non oltre il 10 settembre. Non è ammesso più di un giornalista per testata, per motivi di capienza della sala Il giornalista dovrà specificare nome e cognome, cellulare, mail e numero di tesserino stampa e a quale Regione appartiene (o allegare una mail di richiesta accredito firmata dal direttore della testata). Riceverà conferma di accredito avvenuto. Non si potrà effettuare accredito stampa dopo il 10 settembre. Nel caso di disdetta il giornalista si impegna a comunicarlo al più preso e possibilmente entro il 1 ottobre, in modo da poter liberare il posto per altri colleghi giornalisti in lista di attesa. Il giornalista dovrà presentarsi tra le 16.30 e le 17.15 per accedere alla sala. Non è ammesso l’accesso oltre le 17.15. L'autore non rilascia interviste.

Info : 011.19771755 , book@fondazionebottarilattes.it

Ufficio Stampa:
Paola Galletto �“ pao.galletto@gmail.com �“ galletto@fondazionebottarilattes.it
Silvia Barberi �“ barberi@fondazionebottarilattes.it

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Le "Prospettive variabili" di Renato Brazzani - Mostra alla Fondazione Bottari Lattes Tue, 05 Sep 2017 09:42:14 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/classica/449550.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/classica/449550.html Fondazione Bottari Lattes Fondazione Bottari Lattes

 

 

Comunicato stampa

 

Mostra

Le “Prospettive variabili” di Renato Brazzani

Dalle anamorfosi di grandi dimensioni ai richiami del colore e dell'Africa

 

Fondazione Bottari Lattes, Monforte d’Alba (Cn)

 

Inaugurazione: sabato 30 settembre 2017, ore 18

Mostra: da sabato 30 settembre a sabato 2 dicembre 2017

fondazionebottarilattes.it – renatobrazzani.it

 

 

Architetto, pittore-viaggiatore e studioso dell’anamorfosi, l’artista torinese Renato Brazzani è al centro dalla personale Prospettive variabili che la Fondazione Bottari Lattes di Monforte d'Alba (Cn) gli dedica da sabato 30 settembre a sabato 2 dicembre 2017. Una mostra che racconta le diverse stagioni attraversate da Brazzani tra gli anni Settanta e il 2010: la lunga serie delle anamorfosi, che trovò uno dei suoi apici nell'imponente Autoritratto americano (1982); il ciclo Oceano, interamente dominato da un blu tenebroso; le opere con inserti lignei Totem, Trofei e Scudi, dal richiamo tribale e ancestrale, caratterizzate dalla raffinatezza di forme e da un approfondito studio sul colore; le oniriche Sedie Thonet, di derivazione pop e iperrealista. Venticinque opere che si differenziano per la tecnica utilizzata, ma che sono accomunate dalla volontà di rappresentare la realtà attraverso punti di vista e prospettiva inconsueti, prospettive variabili, appunto.

 

Inaugurazione alla Fondazione Bottari Lattes (Via Marconi 16, Monforte d'Alba): sabato 30 settembre 2017 alle ore 18, alla presenza dell'artista. Orari mostra: lunedì-venerdì ore 10-12 e 14.30-17; sabato ore 15.30-18.30; domenica su prenotazione.

 

«...con le prospettive variabili – spiega Renato Brazzani –, titolo che ho scelto per la mia mostra ospitata dalla Fondazione Bottari Lattes, desidero raccontare il mio amore per la geometria tridimensionale e la sua rappresentazione. Parlare della ricerca dei rapporti tra la prospettiva normale e l'anamorfosi, dove con anamorfosi non intendo una deviazione dalla regola, ma la prospettiva normale che va a costituire un punto particolare dell'anamorfosi stessa. Ma prospettive variabili dice anche dei cambiamenti e delle scelte pittoriche diverse da quelle geometrico-anamorfiche. Cioè riconsidero il colore e la materia pittorica con lavori che da un lato riflettono sulle culture etniche e tribali (dai continenti americani, australiano e africano) e dall'altro si ispirano all'osservazione della natura (animali totemici e trofei), ma soprattutto del mare pensando a Debussy, Charles Trenet, Lucio Dalla...».

Per più di un decennio, a partire dalla metà degli anni Settanta, Brazzani si è dedicato allo studio e alla sperimentazione della tecnica dell’anamorfosi, vista come «privilegiato luogo di incontro tra le differenti prospettive» e «chiave per un’ampia e approfondita rivisitazione della tradizione figurativa», come sottolineava nel 1984 Piergiorgio Dragone. L’anamorfosi (rappresentazione di una scena in deformazione prospettica, in modo che la visione corretta possa avvenire solo da un determinato punto di vista, che non è mai quello frontale), per Brazzani è anche una prova del continuo divenire del mondo, delle vicende collettive e della vita privata, ed è un tentativo di darne una lettura. «Impadronitosi di questa che in fondo non è che una strumentazione logica – spiegava ancora Dragone – e una tecnica prospettica, Brazzani non si perde certo in “giochi” fine a se stessi. Per lui l'adozione della anamorfosi è prima di tutto un atteggiamento-filtro mentale che gli consente di fissare i punti di distanza concettuali nei confronti delle condizioni in cui si trova ad operare. Di volta in volta affronta un tema che lo tocca da vicino e, individuato un precedente iconografico che con esso abbia un nesso semantico o emblematico (il Veronese, Michelangelo, Jasper Johns ad esempio), ne sviluppa tutta una serie di raffronti e di sovrapposizioni di sensi e di rinvii culturali». Sono quattro le anamorfosi di grandi dimensioni esposte, che invitano il visitatore a posizionarsi in un determinato punto per ottenere la restituzione prospettica dell'intera opera: Autoritratto americano (1982, 200x420x420), in cui l'artista fa riferimento a un suo viaggio negli Usa, simboleggiato dalla bandiera a stelle e strisce di Jasper Johns che Brazzani coglie nel suo valore materico e prospettico; Sacra famiglia? (1981, 560x130x50), dove Brazzani riprende lo stile di Michelangelo, ma colloca la Vergine lontano da San Giuseppe, riferimento autobiografico ad una sua crisi coniugale; Football in Grecia (1984-94) e Il corridore Mennea (1985), omaggio al record del mondo raggiunto dallo sportivo.

 

Le opere realizzate negli anni Ottanta e Novanta, i cicli Totem, Trofei e Scudi, propongono un dialogo tra tessiture cromatiche e inserti esterni lignei, che emergono dagli sfondi di sabbia colorata, carichi di riferimenti simbolici. In queste serie dalla pittura pulsante, la ricerca è particolarmente legata all’esperienza del viaggio e documenta l’approdo all’Africa (oltre che all’America e all’Australia), al suo calore, ai suoi colori e alle sue luci, a un momento artistico che supera, alla fine degli anni Ottanta, il periodo cupo degli Oceani. Brazzani ripensa ai miti ancestrali dei popoli degli indiani d’America e delle tribù africane, rilegge i temi della caccia e della guerra, ripercorre il significato del trofeo e del totem. Attraverso colori, forme, geometrie, dissolve la realtà nei suoi elementi primari, per raccontare orizzonti sconfinati, albe di fuoco, orgogliosi guerrieri, antilopi selvagge e simboli che rimandano alle tradizioni di popolazioni ancora incontaminate.

Con le Sedie Thonet Brazzani riproduce i lavori dei maestri della pop art, come Jasper Johns e Roy Lichtenstein, rendendoli velati e in trasparenza, come se fossero raggiungibili solo attraverso uno sforzo di immaginazione o salendo su una sedia.

 

«La sua pittura nasce da calibrate stesure, non è di quelle costruite a pennellate materiche, con raffinati effetti di leggerezza. Vi è un costante riferimento a spunti offerti da vicende private: riversa nelle sue opere emozioni e scoperte, turbamenti e sentimenti, idee e convincimenti, persone, ambienti naturali, avvenimenti. Si vanno alternando momenti di più rigorosa e puntigliosa aderenza all’organizzazione delle sue composizioni (attraverso anamorfosi, ad esempio), e fasi di più sciolto abbandono, in cui emerge il fascino dei valori cromatici che sa modulare con innata sensibilità su un’ampia scala timbrica, ricca di gamme e di sfumature». Piergiorgio Dragone, critico e storico d’arte, 1992.

Numerose le influenze artistiche in Brazzani, dagli americani Jasper Johns, Jackson Pollock e Mark Rothko, agli italiani Francesco Casorati, Antonio Carena (con cui ha lavorato), Marco Gastini, Luigi Mainolfi, Gino Gorza, Pino Mantovani, Luigi Spazzapan, Mario Sorbone, Salvatore Scarpitta.

 

La mostra è accompagnata da un pieghevole con la presentazione di Ivana Mulatero.

 

 

Renato Brazzani è nato a Torino nel 1940 e vive a Monforte d’Alba. Laureato in Architettura, ha svolto attività professionale di edilizia privata e di architettura degli interni sino al 1976, quando l’ha abbandonata per dedicarsi prevalentemente alla pittura. Collabora con l’Istituto Europeo di Design di Torino, dove tiene corsi di Tecnologia della percezione. Come artista ha esordito nel 1972. Dal 1975 ha legato la sua ricerca a un approfondimento del problema degli effetti percettivo-spaziali dell’immagine dipinta, conducendo specifiche verifiche sulla logica strutturale dell’anamorfosi. Successivamente ha intrapreso ricerche sul colore e sulla materia che ha saputo legare alla sua passione per i viaggi e alle sue curiosità etnologiche. Nella metà degli anni Ottanta ha fondato, con Gilda Brosio ed altri, l’Associazione Culturale Il salto del Salmone, attiva a Torino nel campo delle arti visive, della quale ne è stato direttore artistico fino al 2000. Ha esposto in Italia e all’estero. Nel 1982 ha ricevuto il premio Teresa Oddone Nebiolo della Società promotrice delle Belle Arti per l’opera Anamorfosi con sedia. Nel 1983 ha partecipato alla Mostra per la Pace di Lerici e a La casa per lavorare, nell’ambito de Le Case della Triennale allestita a Milano e Parigi. Nel 1985 è stato invitato da Giulia Macchi alla mostra Dello Spazio, della Luce, allestita al Lingotto di Torino. È stato segnalato per la pittura sui cataloghi d’arte moderna Bolaffi-Mondadori n. 19 del 1984 (da Renzo Guasco) e n. 21 del 1986 (da Angelo Dragone).

 

Info: Fondazione Bottari Lattes – 0173.7892412 - segreteria@spaziodonchisciotte.it

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Ufficio Stampa: Paola Galletto – pao.galletto@gmail.com – 340.7892412

 

 

 

 

Silvia Barberi

Fondazione Bottari Lattes

Via Marconi, 16

12065 Monforte d’Alba (Cn)

Tel.: +39 0173/78.82.82

barberi@fondazionebottarilattes.it

www.fondazionebottarilattes.it

 

 

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Il tempo, la luce, la terra, la memoria. La natura in sessant'anni di ricerca di Mario Chianese - Mostra allo Spazio Don Chisciotte di Torino Mon, 04 Sep 2017 09:44:08 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/classica/449236.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/classica/449236.html Fondazione Bottari Lattes Fondazione Bottari Lattes

 

 

Il tempo, la luce, la terra, la memoria

La natura in sessant'anni di ricerca di Mario Chianese

 

Spazio Don Chisciotte della Fondazione Bottari Lattes

Torino (via della Rocca 37b)

 

Dal 21 settembre al 21 ottobre 2017

(Martedì - sabato, ore 10.30-12.30 e ore 15-19)

Inaugurazione: giovedì 21 settembre 2017, ore 18

 

 

Artista figurativo tra i maggiori del secondo Novecento per l’intensità e la freschezza dell’approccio alla natura, ma anche per la curiosità con cui si è confrontato con le ricerche dell’avanguardia (così lo definiva lo storico dell'arte Guido Giubbini nel 2001), Mario Chianese è al centro della mostra antologica Il tempo, la luce, la terra, la memoria che la Fondazione Bottari Lattes organizza allo Spazio Don Chisciotte di Torino da giovedì 21 settembre a sabato 21 ottobre 2017. A ingresso gratuito, l'esposizione inaugura  giovedì 21 settembre alle ore 18 alla presenza dell'artista.

 

Il tempo, la luce, la terra, la memoria propone una ventina di opere di diverse dimensioni, olii in prevalenza, oltre che alcune incisioni, realizzate da Chianese tra il 1947 e il 2015: una selezione di lavori dove domina la natura, tema che ha caratterizzato la maggior parte della sua produzione. La natura, infatti, nei suoi momenti stagionali, nella realtà come nella memoria, è stata elemento portante del suo fare pittura.

La Fondazione Bottari Lattes porta così a Torino il lavoro di un artista molto noto in Liguria, ma che da diversi anni non esponeva nel capoluogo piemontese, per proporre al grande pubblico una selezione rappresentativa della sua ricerca, capace di illustrare le motivazioni e le metodologie dell'autore. In Chianese (nato a Sampierdarena, Genova, nel 1928) è fortissimo il legame con il Piemonte. Proprio in questa regione l'artista ha avuto le prime affermazioni, giovanissimo, esponendo alla Promotrice di Torino nel 1953 e nel 1960 (un quadro raffigurante colline, eseguito presso Mornese in provincia di Alessandria, ricorda questo periodo). La maggior parte del suo lavoro ha tratto ispirazione e si è svolto in territorio piemontese, a Gavi e dintorni. In mostra verrà presentata la pubblicazione Tra parola e immagine, dove l’autore ripercorre i diversi momenti della sua ricerca.

Scarsi, ma essenziali, sono i riferimenti autobiografici nei suoi lavori, strettamente legati a un vissuto e a una creatività che si esprime di preferenza nello studio del paesaggio dal vero.

 

«Una dedizione continua negli anni nel rispetto della legittimità lessicale della pittura e della sua storia– spiega Mario Chianese – ha prodotto un numero notevole di opere, dove la più piccola ha la stessa necessità espressiva di quelle di maggiore dimensione, la stessa unità di tono di voce dal 1947 a oggi. Solamente negli anni Settanta, nel raggiungere una sintesi formale di sospensione metafisica – già praticata nelle incisioni – dal piccolo bozzetto eseguito dal vero, elaboravo in studio dipinti di maggiore dimensione. Chiamavo queste opere Riflessioni di natura: quasi il culmine di un'esperienza dopo oltre vent’anni di lavoro. Tuttavia le pulsioni del vero erano troppo forti per continuare a relegarle in una ideologia che presuma un metodo, senza un rapporto continuo con il paesaggio.

 

Da qui il ritorno negli anni Ottanta a quella attenta, problematica dedizione che ha caratterizzato tutto il mio percorso. A volte per una totale adesione al vero, reperti di natura, pietre o fango essiccato vengono ravvicinati al dipinto a sottolineare l’origine di una scelta, un’emozione. Ogni quadro adesso, anche di notevole dimensione, cresce nelle differenti condizioni di luce, nell’asperità del terreno, nel vento, nel trovare soluzioni diverse sino ad arrivare a una serena quanto sofferta conclusione: “Il mondo muta anche troppo; la natura nei suoi cicli, come nelle sue fioriture ripetute, nelle cadenza astrali, è immutabile: l’uomo sovente la mortifica, vorrei fermare i suoi aspetti e la sua voce nella tentata sublimazione d’ogni suo momento”».

 

Mario Chianese

 

«Mario Chianese è artista figurativo tra i maggiori del secondo ‘900 non solo per la qualità indiscussa della pittura, l’intensità e la freschezza dell’approccio alla natura, la profonda moralità del rapporto col mondo e con l’arte, ma per l’intelligenza e la curiosità con cui si è sempre confrontato, sia pure da una posizione appartata e aristocratica, con le ricerche dell’avanguardia (e più in generale con i modi contemporanei della visione), appropriandosi delle loro innovazioni formali e concettuali senza mai venir meno alla coerenza del suo stile e delle sue scelte.» Storico dell'arte Guido Giubbini (Da Le collezioni del museo d’arte contemporanea di Villa Croce 1950/2000, Genova, 2001).

 

Nasce a Sampierdarena (Genova) nel 1928. Del 1950 è la sua prima personale alla galleria Rotta, portata nell’anno successivo a Milano alla galleria Ranzini. In queste due prime occasioni gli viene riconosciuta da critici come Leonardo Borgese, Vincenzo Costantini, Raffaele De Grada, Emilio Zanzi, Giovanni Riva, Arrigo Angiolini e Aurelio Bellocchio una maturità psicologica e capacità pittoriche già allora inconsuete nelle generazioni coeve. Nel 1959 viene premiato al premio Delleani da una giuria presieduta da Felice Casorati; lo stesso lo propone all’ottava Quadriennale di Roma. Da quella data sono numerose le sue personali in molte città italiane e la partecipazione a manifestazioni a carattere nazionale dove viene premiato più volte. Negli anni Sessanta fa parte del gruppo di pittori che danno inizio all’attività della galleria La Polena di Genova, dove ha occasione di confrontarsi con vivaci realtà artistiche del tempo, raccogliendone stimoli, misurandoli all’interesse per la natura, che rimane in ogni suo momento l’oggetto della sua ricerca, pur non mancando una produzione di ritratti e di nature morte. Dal 1972 al 1981 risiede a Monterosso (La Spezia), dove lo studio del rapporto luce-colore viene condotto all’estremo limite. Nel 1974 viene pubblicato dalla casa editrice Sagep di Genova il catalogo ragionato delle sue incisioni dal 1959 al 1973 con testi di Germano Beringheli, Vittorio Fagone e Guido Giuffrè. Nel 1979 viene eletto accademico di merito dell’Accademia Ligustica di Belle Arti e nello stesso anno gli viene conferita la cattedra di pittura che terrà fino al 1997. Nel 1980 presso le edizioni Sabatelli viene pubblicata una monografia sull’opera pittorica a cura di Gianfranco Bruno, che rimarrà testo fondamentale per ulteriori approfondimenti. Nel 1985 il Comune di Arezzo nell’ambito delle manifestazioni della Galleria d’Arte Moderna di quella città, organizza una personale di pittura e incisione, curata da Guido Giuffrè, che si occupa sovente del suo lavoro. Nel 1985 il Comune di Genova organizza al Museo di S. Agostino una personale di incisioni a commento dei testi poetici di Carla Mazarello. Nel 1988 in occasione dell’antologica alla Galleria Rubinacci vengono pubblicati in catalogo tutti i testi critici di Germano Beringheli dal 1961 al 1987. Nel 1997 il Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce di Genova allestisce un’ampia rassegna antologica di pittura e di incisione con catalogo Skira e un diffuso testo di Guido Giubbini dal titolo Il tempo, la luce, la terra, la memoria, che esamina tutto il suo percorso artistico e precisa le componenti della sua personalità. Il museo di Villa dei Cedri di Bellinzona, a cura di Matteo Bianchi, pubblica un quaderno sull’opera incisoria dal 1959 al 1998. Dal 1990 al 2000 è stato presidente dell’Associazione degli incisori liguri e ha promosso, con la collaborazione del Museo d’arte contemporanea di Genova, tre triennali della giovane incisione italiana. Nel 2003 gli viene conferito il premio alla carriera alla Biennale dell’Incisione Polanski insieme ad U. Attardi e W. Piacesi. Nel 2005 a Palazzo Cuttica ad Alessandria viene promossa dal Comune una sua personale di incisione per l’avvio dell’attività espositiva del rinnovato Gabinetto delle Stampe Antiche e Moderne di quel museo. Nel 2011 è invitato alla Biennale di Venezia da Giorgio di Genova.

 

Info: Fondazione Bottari Lattes – 011.19771755-1 - segreteria@spaziodonchisciotte.it

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Ufficio Stampa: Paola Galletto – pao.galletto@gmail.com – 340.7892412

 

 

 

Silvia Barberi

Fondazione Bottari Lattes

Via Marconi, 16

12065 Monforte d’Alba (Cn)

Tel.: +39 0173/78.82.82

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L'autunno del festival Cambi di Stagione risuona dei ritmi andalusi del Duo Cuenca - Concerto domenica 17 settembre presso la Fondazione Bottari Lattes Fri, 01 Sep 2017 12:15:30 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/classica/448935.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/classica/448935.html Fondazione Bottari Lattes Fondazione Bottari Lattes

 

 

Comunicato stampa

 

L’autunno del festival Cambi di Stagione risuona dei ritmi andalusi del Duo Cuenca

Il duo spagnolo al festival musicale della Fondazione Bottari Lattes

 

Domenica 17 settembre 2017, Fondazione Bottari Lattes

Monforte d'Alba (Cn)

www.fondazionebottarilattes.it

 

Il festival Cambi di Stagione, organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes, torna in scena sulle Langhe e accoglie l’autunno sulle calde note provenienti dal Sud della Spagna. Per la programmazione tradizionale domenica 17 settembre alle ore 17.00 l'auditorium della Fondazione (via Marconi 16, Monforte d’Alba) saluta la nuova stagione con i ritmi andalusi della serata Noches Andaluzas, proposta dallo spagnolo Duo Cuenca, formato da Francisco Cuenca Morales (chitarra) e José Manuel Cuenca Morales (pianoforte), originari di Cordoba. Il programma riunisce musica classica, etnica e della tradizione popolare andalusa: Enrique Granados, Joaquín Rodrigo, Erik Marchelie, Francis Tárrega e Manuel de Falla.  

 

Questo concerto del festival Cambi di Stagione si avvale della direzione artistica di Ubaldo Rosso, docente e attento interprete di musica antica con strumenti storici, in collaborazione con “Recondite armonie 2017 – Connessioni”.

Ingresso: intero 10 euro; ridotto 8 euro; gratuito fino ai 12 anni; ridotto per studenti fino a 26 anni e per possessori tessera Amici della Musica di Savigliano.

 

José Manuel e Francisco Cuenca Morales compongono un raffinato duo di chitarra e pianoforte, considerato dalla critica come “unico per la capacità di fondere i due strumenti in un unico elemento con estrema eleganza e sensibilità nel tocco”. Sono nati a Puente Genil (Cordoba, Spagna). José Manuel inizia lo studio del pianoforte e del clarinetto al Conservatorio Superiore di Musica di Cordoba, diplomandosi in ambedue gli strumenti con il Premio Extraordinario Fin de Carrera. Francisco inizia lo studio della chitarra con suo padre, Francisco Cuenca Domínguez, ottenendo diversi premi in concorsi nazionali e internazionali. Frequenta il Conservatorio Superiore di Musica di Cordoba, diplomandosi con il Premio de Honor. Il duo si è esibito in tutto il mondo, suonando in sale prestigiose come la Carnagie Hall di New York, l’Auditorium Nazionale di Spagna, l’Auditorium Hacettpe di Ankara (Turchia), l’Auditorium Andrés Segovia di Linares in occasione dell’inaugurazione, il Palazzo della Musica a Valencia, il Palazzo della Chitarra in Giappone. Si sono esibiti da solisti con rinomate orchestre, quali l’Orchestra da  Camera Reina Sofía, l’Orchestra Sinfonica di Odessa, l’Orchestra Vivaldi Concertante di Londra, l’Orchestra Sinfonica della Carolina del Nord (USA), l’Orchestra Sinfonica di Caracas (Venezuela). Hanno inciso sette compact disc, prevalentemente di musica spagnola. Nel 2001 il Duo Cuenca ha ricevuto il Premio Cultura dalla città di Linares per la sua carriera. Nel 2004 ha ricevuto il premio Linarenses sin fronteras dal settimanale Linares Información Francisco è attualmente direttore del Conservatorio Andrés Segovia di Linares e José Manuel del Conservatorio Maria de Molina di Ubeda. L’esecuzione strumentale è contrappuntata dagli interventi della ballerina Raquel Parrilla Sánchez, insegnante di danza classica a Granada presso l’Academia Conchita Alamos e tra le più apprezzate ballerine spagnole.

 

Enrique Granados (1867 - 1916)                 Oriental, Andaluza

Erik Marchelie (1957)                                   Preludio, Linares, Noches andaluzas, Berceuse pour Oliver, Nazca

L. Bigazzi – M. Colonna (1959)                     Preludio pour un enfant, Formentera

Joaquín Rodrigo (1901 - 1999)                    Adagio del Concierto de Aranjuez

Francisco Tárrega (1852 - 1909)                  Recuerdos de la Alhambra

Manuel de Falla (1876 - 1946)                    Danza del juego de amor

 

 

IL PROGRAMMA DI DICEMBRE

 

Cambi di Stagione prosegue fino a fine anno. Con l'arrivo dell'inverno, la nuova sezione del festival denominata Inside, nata per avvicinare il grande pubblico all’ascolto della musica classica, giovedì 14 dicembre (ore 21) proporrà la serata Notte di prodigio: sul palco sarà protagonista la Corale Civica Musicainsieme, ensemble vocale, che – insieme con alcuni elementi dell'Orchestra Musica Manens – eseguirà brani ispirati all'Avvento, tratti dal grande repertorio classico (Palestrina, Praetorius, Bach) e dalla tradizione popolare.

Sul palco anche Andrea Damiano Cotti che illustrerà i brani e l'attrice Valentina Padovan che darà voce a pagine di letteratura ispirate alla notte.

Nessuna notte abita potentemente l'immaginario collettivo della nostra cultura come la notte di Natale. Una notte che sconvolge le leggi fisiche presentandosi come notte luminosa, associata alla nascita e non – come il luogo comune vorrebbe – alla morte. Il canto si alternerà alla drammaturgia secondo gli episodi dell’Avvento e della Natività. L'esecuzione musicale sarà arricchita da letture tratte dai Vangeli canonici, dai Vangeli apocrifi, dalle opere di Francesco Petrarca, Rainer Maria Rilke e Erri De Luca, nella volontà di includere l'episodio della natività in una espressione più ampia del sacro. Ingresso gratuito.

 

 

Info e prenotazioni:

0173.789282 - segreteria@fondazionebottarilattes.it

WEB fondazionebottarilattes.it | FB Fondazione Bottari Lattes | TW @BottariLattes

Ufficio Stampa: Paola Galletto – pao.galletto@gmail.com – 340.7892412

 

 

 

 

 

Silvia Barberi

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Tel.: +39 0173/78.82.82

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Comunicato stampa - A Torino un convegno, una mostra e un giardino dedicati a Mario Lattes Fri, 21 Apr 2017 11:20:28 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/classica/429760.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/classica/429760.html Fondazione Bottari Lattes Fondazione Bottari Lattes

Intellettuale dai molteplici interessi e dalla personalità eclettica, capace di misurarsi allo stesso tempo con l'arte, la letteratura, l'editoria e la promozione culturale. Questo e molto altro è stato Mario Lattes (Torino, 1923-2001), editore, pittore, incisore, scrittore, collezionista e animatore culturale, personaggio di spicco nella Torino del secondo Dopoguerra. Per ricordare la figura di Lattes e indagare i tanti aspetti della sua attività e creatività, giovedì 11 maggio 2017 la Fondazione Bottari Lattes organizza il convegno Delle mie questioni. Mario Lattes operatore culturale, curato da Valter Boggione al Circolo dei lettori (ore 10-12,30). Nella stessa giornata la Città di Torino-Presidenza del Consiglio Comunale intitola a lui i giardini pubblici di Piazza Maria Teresa (ore 14,30), come riconoscimento all'impulso culturale profuso da Lattes nei suoi tanti impegni nel capoluogo piemontese. A completare le iniziative si aggiunge la mostra Mario Lattes. Questione di pittura allo Spazio Don Chisciotte (via della Rocca 37b), che raccoglie opere rappresentative dello stile e delle tematiche di Lattes, dagli oli alle tecniche miste alle incisioni, dall'informale al figurativo.

Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero. Info: www.fondazionebottarilattes.it, 011.19771751.

 

La giornata si apre con il convegno Delle mie questioni. Mario Lattes operatore culturale (ore 10-12,30), che prende in prestito il nome della testata fondata dallo scrittore nel 1953, “Questioni”. Il critico letteraio e giornalista Paolo Mauri, il filosofo Carlo Augusto Viano, lo storico dell’arte Alessandro Botta e presidente della Fondazione Trancredi di Barolo Pompeo Vagliani, moderati dal professore di Letteratura italiana Valter Boggione, porteranno contributi e testimonianze per delineare un ritratto il più possibile completo della personalità e degli ambiti di intervento di Mario Lattes, uno dei primi intellettuali italiani interessati a superare gli steccati tra discipline diverse e tra Paesi (come spiega Boggione).

Paolo Mauri ripercorrerà le vicende e i temi dei contributi letterari sulla rivista “Questioni”, da Sanguineti ad Arpino, da Vittorini a Barberi Squarotti. Carlo Augusto Viano, che partecipò in prima persona all’esperienza della rivista, si soffermerà sulle figure e sui motivi del dibattito filosofico, da Abbagnano a Paci, da Adorno a Della Volpe. Degli aspetti artistici e delle mostre ospitate nella galleria che Lattes aprì presso la casa editrice si occuperà lo storico dell’arte Alessandro Botta. Infine Pompeo Vagliani analizzerà le scelte editoriali di Mario all’interno della casa editrice e il suo ruolo nella riorganizzazione, dopo la devastante esperienza della guerra.

 

Alle ore 14,30 seguirà la cerimonia di intitolazione a Mario Lattes dei giardini di Piazza Maria Teresa, con il posizionamento di una targa in marmo bianco di Carrara, riportante tutti i campi d’azione di uno dei protagonisti della vita culturale torinese del secondo Novecento: Mario Lattes, editore pittore, scrittore. La targa sarà collocata nel tratto di giardino che confina con via della Rocca, la stessa via dove ha sede Spazio Don Chisciotte, dal 2013 area espositiva della Fondazione Bottari Lattes, e a poca distanza da via Calandra, dove Mario Lattes e Caterina Bottari Lattes vivevano. Interverranno: Fabio Versaci, presidente del Consiglio Comunale della Città di Torino,  Antonella Parigi, assessora alla Cultura e Turismo della Regione Piemonte, Massimo Guerrini, presiedente Circoscrizione 1 di Torino, Adolfo Ivaldi, presidente della Fondazione Bottari Lattes, e Caterina Bottari Lattes.

 

A seguire, alle ore 16, il pubblico potrà visitare la mostra Mario Lattes. Questione di pittura allo Spazio Don Chisciotte (via della Rocca 37b), curata da Vincenzo Gatti. In esposizione fino al 31 luglio una quindicina di opere che ben rappresentano il percorso creativo dalla fine degli anni Cinquanta agli anni Novanta. Un percorso che, dopo un iniziale periodo informale, è sempre stato figurativo, con valenze visionarie e fantastiche. «L’immaginario figurativo di Mario Lattes – spiega Vincenzo Gatti – deriva dalla sua vasta cultura letteraria e pittorica, che spazia dal Simbolismo all’Espressionismo, coltivata attraverso gli anni con letture appassionate e una forte volontà collezionistica».

 

 

 

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Invio Comunicato stampa e foto Mon, 20 Mar 2017 09:49:01 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/classica/425697.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/musica/classica/425697.html Fondazione Bottari Lattes Fondazione Bottari Lattes

Comunicato stampa

 

Al via l'ottava edizione del festival di musica Cambi di Stagione

 

La nuova sezione Inside intreccia musica, arte, letteratura, teatro e fotografia

per avvicinare il grande pubblico all'ascolto della musica classica

 

Inaugurazione stagione 2017: venerdì 31 marzo, ore 21

Fondazione Bottari Lattes, Monforte d'Alba (Cn)

 

Arte, letteratura, teatro e fotografia in dialogo per favorire l'ascolto della musica classica tra il grande pubblico. È la nuova via che il festival di musica Cambi di Stagione percorre nella sua ottava edizione con la fresca sezione Inside, che inaugura venerdì 31 marzo (ore 21) all'auditorium della Fondazione Bottari Lattes di Monforte d'Alba (Cn), proponendo le Variazioni Goldberg di Bach, primo dei tre concerti dedicati alla notte per il ciclo Tre notturni, tutti a ingresso gratuito.

 

Il festival Cambi di Stagione, organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes, ritorna sulle Langhe rinnovato, ma fedele alla propria formula originale, che lo contraddistingue nel panorama delle rassegne musicali: concerti proposti nei quattro periodi magici dell’anno, l’inizio delle stagioni, scanditi da equinozi e solstizi.

 

Divulgazione, coinvolgimento, multimedialità: sono le parole chiave della nuova sezione Inside di Cambi di Stagione, un format originale, che si smarca dal concetto tradizionale di concerto per andare dentro la musica e proporre un'esperienza sensoriale coinvolgente, fatta di note che si alternano a parole, immagini e drammaturgia. Inside si propone di rendere l'ascolto della musica classica e della musica colta accessibile e apprezzabile anche al pubblico meno avvezzo a questo genere musicale, solitamente considerato troppo complesso per un orecchio poco educato alla musica. E intende raccontare e fare comprendere a tutti la bellezza, il fascino e la complessità delle melodie e armonie dei brani di musica classica. Si rivolge inoltre agli studenti di musica e ai giovani, grazie anche alla gratuità del biglietto di ingresso, e all'approccio divulgativo degli appuntamenti.

Ogni serata vede il coinvolgimento di altre discipline che vengono in aiuto per facilitare la comprensione del brano in esecuzione. In alternanza ai concerti in cartellone, sono proposti testi di letteratura, performance teatrali, immagini di opere d'arte visiva e fotografica, tutti collegati al brano, per facilitare la fruizione dell'aspetto musicale e contenutistico dell'opera eseguita.

 

La sezione Inside è curata dall'Orchestra Musica Manens di Chieri ed è dedicata al tema della notte con il ciclo Tre notturni: in tre serate esplora lo stretto legame che congiunge il tempo notturno e il linguaggio dei suoni, guardando alla grande musica colta della tradizione occidentale: Bach, Schubert, Schumann, Brahms, Palestrina, Praetorius. Ecco quindi analizzati lo scandire delle ore notturne delle Variazioni Goldberg, il passaggio crepuscolare all'Altrove, proprio della liederistica romantica tedesca, per giungere infine al Mistero della notte, fra tutte, più significativa: la notte di Natale.

Al pianista, compositore e direttore d'orchestra Andrea Damiano Cotti il compito di illustrare ogni sera i brani in esecuzione. «Il percorso proposto �“ spiega Cotti �“ è incentrato sul tema della fascinazione della notte sull'uomo e della narrazione che i grandi musicisti han fatto di tale fascinazione tramite il linguaggio dei suoni. Si tratta di incontri a carattere divulgativo che intendono colmare, almeno in parte, un vuoto lasciato dalla formazione culturale italiana, anche di alto livello, e inserire la musica in un contesto storico, artistico e culturale di ampio respiro, senza mai tuttavia perdere di vista l’intima relazione che la musica di ogni tempo e luogo possiede con l’interiorità dell’uomo».

 

 

IL PROGRAMMA

 

Si comincia venerdì 31 marzo (ore 21) per salutare la primavera con la serata musicale Misurare la notte. Le Variazioni Goldberg (BWV 988) di Bach sono proposte dal Trio d’archi Quodlibet (Mariechristine Lopez, violino; Virginia Luca, viola; Fabio Fausone, violoncello). Sul palco Andrea Damiano Cotti e l'attrice Valentina Padovan.

Le Variazioni Goldberg (BWV 988) sono un'opera per clavicembalo consistente in un'aria con trentadue variazioni, composte fra il 1741 e il 1745 e pubblicate a Norimberga. È noto l'aneddoto: come ci tramanda Forkel, il primo biografo di J. S. Bach, le Variazioni sono state commissionate dal conte Hermann von Kaiserling per essere eseguite dal giovane clavicembalista della sua corte, Gottlieb Goldberg, con il fine di render più sopportabile l'insonnia di cui soffriva da tempo. Un'opera quindi nata apparentemente per un fine terapeutico che Bach piega a un'esigenza poetica scrivendo un ciclo di variazioni tra i più potenti e perfetti della storia della musica, narrando un tempo interiore che è ancora estremamente attuale. Insieme all'Arte della fuga può essere considerata il vertice delle sperimentazioni di Bach, sia dal punto di vista tecnico-esecutivo, sia per lo stile che combina insieme ricerche di alto livello musicali e matematiche.

 

Sabato 17 giugno (ore 21) il benvenuto all'estate è espresso dalla serata Impressione, calar del sole con l'Orchestra Musica Manens, che esegue una selezione di lieder da Schubert, Schumann e Brahms. Con Andrea Damiano Cotti, l'attrice Valentina Padovan e il soprano Claudia Sasso.

L'avvicinamento al tempo redento della notte assume valenze differenti nella poetica romantica. Può rappresentare un trapasso a uno stato di quiete, a un altrove che spesso sottintende la morte. Più spesso rappresenta una liberazione dalle convenzioni sociali e dal quotidiano, la chiave d'accesso all'esistenza più autentica dominata dalla fantasia e dall'intimità. Simbolo di questo passaggio sono i colori del tramonto descritti dalle poesie di Goethe, Morike, Eichendorf, Heine e da altri poeti della generazione romantica, che forniscono gli spunti letterari allo sviluppo del lied tedesco. Queste valenze allegoriche saranno rappresentate dai lieder eseguiti secondo il progressivo calare del sole, compreso tra gli estremi cromatici Abend (sera) e Nacht (notte).

 

Nella stessa giornata, in occasione dell’inaugurazione della mostra di fotografia dedicata a Guido Harari, sempre presso la sede della Fondazione Bottari Lattes, nello spazio espositivo vanno in scena performance musicali e teatrali in dialogo con le opere del fotografo noto per aver immortalato i protagonisti della musica rock e contemporanea internazionale.

 

Giovedì 14 dicembre (ore 21) con l'arrivo dell'inverno, la serata Notte di prodigio vede protagonista la Corale Civica Musicainsieme, ensemble vocale, che �“ insieme ad alcuni elementi dell'Orchestra Musica Manens �“ propone brani ispirati all'Avvento, tratti dal grande repertorio classico (Palestrina, Praetorius, Bach) e dalla tradizione popolare.

Nessuna notte abita potentemente l'immaginario collettivo della nostra cultura come la notte di Natale. Una notte che sconvolge le leggi fisiche presentandosi come notte luminosa, associata alla nascita e non �“ come il luogo comune vorrebbe �“ alla morte. Il canto si alternerà alla drammaturgia secondo gli episodi dell’Avvento e della Natività. L'esecuzione musicale sarà arricchita da letture tratte dai Vangeli canonici, dai Vangeli apocrifi, dalle opere di Francesco Petrarca, Rainer Maria Rilke e Erri De Luca, nella volontà di includere l'episodio della natività in una espressione più ampia del sacro. Sul palco l'attrice Valentina Padovan e Andrea Damiano Cotti.

 

Alle serate musicali di Cambi di Stagione Inside si aggiungono i concerti della programmazione tradizionale, che vedono la direzione artistica di Ubaldo Rosso (flautista, docente e attento interprete di musica antica con strumenti storici), in cartellone a luglio (alla Cantina Conterno Fantino) e a settembre (all'auditorium della Fondazione Bottari Lattes) a Monforte d'Alba. Biglietti: intero: € 12 - ridotto: € 10.

 

LA NOTTE

La notte è un tempo inoperoso ed è, per questo, da sempre legata al ritrovo, al rito sociale, alla condivisione. Essa acceca il nostro primo senso, la vista, e fa emergere gli altri. Di notte il moto ondulatorio della luce non impegna l'etere, che può esser attraversato indisturbato dal suono e dal profumo. La notte si chiude attorno a noi e ci invita a esplorare il nostro universo interiore, che scopriamo infinito come e più del mondo che ci circonda. Al centro delle complesse sensazioni, delle leggi fisiche, dei risvolti psicologici che suscita l'oscurità, si pone il linguaggio dei suoni: la musica. Essa redime il tempo dell'inoperosità nella festa e nella danza, offre una possibilità comunicativa profonda a prescindere dal mondo delle immagini, reificando il mondo intimo, del sogno, della chimera, altrimenti destinato a svanire nel nulla alle prime luci del giorno.

Orchestra Musica Manens

 

 

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