Comunicati.net - Comunicati pubblicati - P420 Arte Contemporanea Comunicati.net - Comunicati pubblicati - P420 Arte Contemporanea Thu, 13 Aug 2020 02:29:00 +0200 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://content.comunicati.net/utenti/11184/1 Piero Manai Fri, 13 Sep 2019 15:20:47 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/596909.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/596909.html P420 Arte Contemporanea P420 Arte Contemporanea  

Piero Manai

 

inaugurazione venerdì 27 Settembre 2019, ore 18,00-20,30

fino al 9 Novembre 2019

Conferenza Stampa giovedì 26 Settembre 2019, ore 11,00 presso P420, segue visita a entrambe le mostre

 

P420, Via Azzo Gardino 9, Bologna

CAR DRDE, Via Azzo Gardino 14/a, Bologna

 

Le gallerie P420 CAR DRDE sono liete di annunciare la mostra personale di Piero Manai, uno degli artisti più straordinari ed enigmatici degli ultimi decenni, prematuramente scomparso nel 1988 all’età di 37 anni.

 

Umberto Eco, nel 1991, scriveva che “Manai, dopo Giorgio Morandi, stava continuando il discorso della grande pittura bolognese”.

 

La mostra, organizzata in collaborazione con gli eredi dell’artista, è dislocata negli spazi di P420 (Via Azzo Gardino 9) e CAR DRDE (Via Azzo Gardino 14/a) e comprende una selezione di opere realizzate da Manai negli anni ’80.

 

Piero Manai si mette subito in luce nei primissimi anni ’70 negli ambienti bolognesi grazie a una pittura che, per usare le parole di Flavio Caroli (che lo inserirà nel suo libro “Trentasette, il mistero del genio adolescente”) e Pietro Bonfiglioli “fonde iperrealismo e astrazione concettuale”, “dipingendo sempre in qualche modo l’idea stessa del dipingere”.

 

Nei primi anni ’70 si ammala poco più che ventenne e impiegherà diversi anni a guarire. Questa tragica esperienza determina, nei primi anni ’80, un cambiamento nel suo modo di dipingere, che diventa convulso e drammatico, e nei suoi soggetti. 

 

Aveva infatti un bisogno quasi ossessivo di disegnare o dipingere figure e teste che, quasi sempre private di gran parte dei loro tratti fisiognomici, sembrano avere una fisicità chiusa in sè, cieche e sorde (come sottolineano alcuni suoi titoli, Figura sordaPittore cieco) assorte e isolate dentro il proprio peso e perse in uno spazio bianco privo di coordinate.

Prive di un’espressione o di una psicologia, quasi in disfacimento, non sono rappresentazioni nè ritratti. Sono forse più precisamente autoritratti, e non sono visti da fuori, ma da dentro. “E’ un lavoro interno” - scrive lo stesso Manai - “E’ una  costruzione anatomica e psichica, è dipingere una figura, scorticarla tre volte, metterla a dura prova per raggiungere una soglia”.

 

Le teste di Manai spesso portano pesi, pietre, figure che gravano il corpo sotto il loro peso. “Sono uomini con i pesi in testa” li aveva definiti l’artista stesso. Le teste e i corpi spesso degenerano in volumi la cui forma ricorda quella di un sasso, di una grande pietra, di un monolite.

Ammalatosi nuovamente, Manai muore nel 1988. “Era come se avesse un peso invisibile in testa”, ricorda Pietro Bonfiglioli che lo aveva incontrato poco prima.

 

Alla P420 è in mostra una selezione tra le più significative FigureTesteMonolitidipinti su tela, carta intelata e acetato, tecnica quest’ultima tanto amata da Manai. Alla CAR DRDEè invece in mostra una selezione tra le più significative Nature morte, opere particolarmente importanti nel percorso dell’artista, che hanno già in sè quell’inquietudine, senso di precarietà e, forse, quell’anatomia, così caratterizzanti del lavoro di Manai.

 

Il suo linguaggio pittorico sembra non riducibile a nessuna delle diverse pratiche artistiche in vigore all’epoca, dall’espressionismo austro-tedesco degli anni ’80, alla più italiana Transavanguardia per citarne alcune. Anzi, nella sua diversità, sembra riunirle tutte, a tal punto che è difficile trovare un modo, forse inutile, di classificarlo.

 

Manai ha esposto in diverse gallerie e musei in Italia e all’estero tra cui PS1 di New York (1982).

Ha partecipato alle mostre Nuova Immagine presso la Triennale di Milano (1980), Linee della ricerca artistica italiana 1960-80al Palazzo delle Esposizioni a Roma (1981), Italian Art 1960-80alla Hayward Gallery di Londra (1982), alla Biennale des jeunes di Parigi (1982) ed esposto al Kunstverein di Hannover (1985) e di Francoforte (1986). La GAM di Bologna gli ha dedicato una vasta retrospettiva nel 2004 a cura di Peter Weiermair.

 

La mostra è accompagnata da un testo di Alberto Salvadori. 

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Piero Manai Fri, 13 Sep 2019 15:20:17 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/596908.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/596908.html P420 Arte Contemporanea P420 Arte Contemporanea  

Piero Manai

 

inaugurazione venerdì 27 Settembre 2019, ore 18,00-20,30

fino al 9 Novembre 2019

Conferenza Stampa giovedì 26 Settembre 2019, ore 11,00 presso P420, segue visita a entrambe le mostre

 

P420, Via Azzo Gardino 9, Bologna

CAR DRDE, Via Azzo Gardino 14/a, Bologna

 

Le gallerie P420 CAR DRDE sono liete di annunciare la mostra personale di Piero Manai, uno degli artisti più straordinari ed enigmatici degli ultimi decenni, prematuramente scomparso nel 1988 all’età di 37 anni.

 

Umberto Eco, nel 1991, scriveva che “Manai, dopo Giorgio Morandi, stava continuando il discorso della grande pittura bolognese”.

 

La mostra, organizzata in collaborazione con gli eredi dell’artista, è dislocata negli spazi di P420 (Via Azzo Gardino 9) e CAR DRDE (Via Azzo Gardino 14/a) e comprende una selezione di opere realizzate da Manai negli anni ’80.

 

Piero Manai si mette subito in luce nei primissimi anni ’70 negli ambienti bolognesi grazie a una pittura che, per usare le parole di Flavio Caroli (che lo inserirà nel suo libro “Trentasette, il mistero del genio adolescente”) e Pietro Bonfiglioli “fonde iperrealismo e astrazione concettuale”, “dipingendo sempre in qualche modo l’idea stessa del dipingere”.

 

Nei primi anni ’70 si ammala poco più che ventenne e impiegherà diversi anni a guarire. Questa tragica esperienza determina, nei primi anni ’80, un cambiamento nel suo modo di dipingere, che diventa convulso e drammatico, e nei suoi soggetti. 

 

Aveva infatti un bisogno quasi ossessivo di disegnare o dipingere figure e teste che, quasi sempre private di gran parte dei loro tratti fisiognomici, sembrano avere una fisicità chiusa in sè, cieche e sorde (come sottolineano alcuni suoi titoli, Figura sordaPittore cieco) assorte e isolate dentro il proprio peso e perse in uno spazio bianco privo di coordinate.

Prive di un’espressione o di una psicologia, quasi in disfacimento, non sono rappresentazioni nè ritratti. Sono forse più precisamente autoritratti, e non sono visti da fuori, ma da dentro. “E’ un lavoro interno” - scrive lo stesso Manai - “E’ una  costruzione anatomica e psichica, è dipingere una figura, scorticarla tre volte, metterla a dura prova per raggiungere una soglia”.

 

Le teste di Manai spesso portano pesi, pietre, figure che gravano il corpo sotto il loro peso. “Sono uomini con i pesi in testa” li aveva definiti l’artista stesso. Le teste e i corpi spesso degenerano in volumi la cui forma ricorda quella di un sasso, di una grande pietra, di un monolite.

Ammalatosi nuovamente, Manai muore nel 1988. “Era come se avesse un peso invisibile in testa”, ricorda Pietro Bonfiglioli che lo aveva incontrato poco prima.

 

Alla P420 è in mostra una selezione tra le più significative FigureTesteMonolitidipinti su tela, carta intelata e acetato, tecnica quest’ultima tanto amata da Manai. Alla CAR DRDEè invece in mostra una selezione tra le più significative Nature morte, opere particolarmente importanti nel percorso dell’artista, che hanno già in sè quell’inquietudine, senso di precarietà e, forse, quell’anatomia, così caratterizzanti del lavoro di Manai.

 

Il suo linguaggio pittorico sembra non riducibile a nessuna delle diverse pratiche artistiche in vigore all’epoca, dall’espressionismo austro-tedesco degli anni ’80, alla più italiana Transavanguardia per citarne alcune. Anzi, nella sua diversità, sembra riunirle tutte, a tal punto che è difficile trovare un modo, forse inutile, di classificarlo.

 

Manai ha esposto in diverse gallerie e musei in Italia e all’estero tra cui PS1 di New York (1982).

Ha partecipato alle mostre Nuova Immagine presso la Triennale di Milano (1980), Linee della ricerca artistica italiana 1960-80al Palazzo delle Esposizioni a Roma (1981), Italian Art 1960-80alla Hayward Gallery di Londra (1982), alla Biennale des jeunes di Parigi (1982) ed esposto al Kunstverein di Hannover (1985) e di Francoforte (1986). La GAM di Bologna gli ha dedicato una vasta retrospettiva nel 2004 a cura di Peter Weiermair.

 

La mostra è accompagnata da un testo di Alberto Salvadori. 

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Piero Manai Fri, 13 Sep 2019 15:19:10 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/596907.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/596907.html P420 Arte Contemporanea P420 Arte Contemporanea  

Piero Manai

 

inaugurazione venerdì 27 Settembre 2019, ore 18,00-20,30

fino al 9 Novembre 2019

Conferenza Stampa giovedì 26 Settembre 2019, ore 11,00 presso P420, segue visita a entrambe le mostre

 

P420, Via Azzo Gardino 9, Bologna

CAR DRDE, Via Azzo Gardino 14/a, Bologna

 

Le gallerie P420 CAR DRDE sono liete di annunciare la mostra personale di Piero Manai, uno degli artisti più straordinari ed enigmatici degli ultimi decenni, prematuramente scomparso nel 1988 all’età di 37 anni.

 

Umberto Eco, nel 1991, scriveva che “Manai, dopo Giorgio Morandi, stava continuando il discorso della grande pittura bolognese”.

 

La mostra, organizzata in collaborazione con gli eredi dell’artista, è dislocata negli spazi di P420 (Via Azzo Gardino 9) e CAR DRDE (Via Azzo Gardino 14/a) e comprende una selezione di opere realizzate da Manai negli anni ’80.

 

Piero Manai si mette subito in luce nei primissimi anni ’70 negli ambienti bolognesi grazie a una pittura che, per usare le parole di Flavio Caroli (che lo inserirà nel suo libro “Trentasette, il mistero del genio adolescente”) e Pietro Bonfiglioli “fonde iperrealismo e astrazione concettuale”, “dipingendo sempre in qualche modo l’idea stessa del dipingere”.

 

Nei primi anni ’70 si ammala poco più che ventenne e impiegherà diversi anni a guarire. Questa tragica esperienza determina, nei primi anni ’80, un cambiamento nel suo modo di dipingere, che diventa convulso e drammatico, e nei suoi soggetti. 

 

Aveva infatti un bisogno quasi ossessivo di disegnare o dipingere figure e teste che, quasi sempre private di gran parte dei loro tratti fisiognomici, sembrano avere una fisicità chiusa in sè, cieche e sorde (come sottolineano alcuni suoi titoli, Figura sordaPittore cieco) assorte e isolate dentro il proprio peso e perse in uno spazio bianco privo di coordinate.

Prive di un’espressione o di una psicologia, quasi in disfacimento, non sono rappresentazioni nè ritratti. Sono forse più precisamente autoritratti, e non sono visti da fuori, ma da dentro. “E’ un lavoro interno” - scrive lo stesso Manai - “E’ una  costruzione anatomica e psichica, è dipingere una figura, scorticarla tre volte, metterla a dura prova per raggiungere una soglia”.

 

Le teste di Manai spesso portano pesi, pietre, figure che gravano il corpo sotto il loro peso. “Sono uomini con i pesi in testa” li aveva definiti l’artista stesso. Le teste e i corpi spesso degenerano in volumi la cui forma ricorda quella di un sasso, di una grande pietra, di un monolite.

Ammalatosi nuovamente, Manai muore nel 1988. “Era come se avesse un peso invisibile in testa”, ricorda Pietro Bonfiglioli che lo aveva incontrato poco prima.

 

Alla P420 è in mostra una selezione tra le più significative FigureTesteMonolitidipinti su tela, carta intelata e acetato, tecnica quest’ultima tanto amata da Manai. Alla CAR DRDEè invece in mostra una selezione tra le più significative Nature morte, opere particolarmente importanti nel percorso dell’artista, che hanno già in sè quell’inquietudine, senso di precarietà e, forse, quell’anatomia, così caratterizzanti del lavoro di Manai.

 

Il suo linguaggio pittorico sembra non riducibile a nessuna delle diverse pratiche artistiche in vigore all’epoca, dall’espressionismo austro-tedesco degli anni ’80, alla più italiana Transavanguardia per citarne alcune. Anzi, nella sua diversità, sembra riunirle tutte, a tal punto che è difficile trovare un modo, forse inutile, di classificarlo.

 

Manai ha esposto in diverse gallerie e musei in Italia e all’estero tra cui PS1 di New York (1982).

Ha partecipato alle mostre Nuova Immagine presso la Triennale di Milano (1980), Linee della ricerca artistica italiana 1960-80al Palazzo delle Esposizioni a Roma (1981), Italian Art 1960-80alla Hayward Gallery di Londra (1982), alla Biennale des jeunes di Parigi (1982) ed esposto al Kunstverein di Hannover (1985) e di Francoforte (1986). La GAM di Bologna gli ha dedicato una vasta retrospettiva nel 2004 a cura di Peter Weiermair.

 

La mostra è accompagnata da un testo di Alberto Salvadori. 

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Piero Manai Fri, 13 Sep 2019 15:17:52 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/596906.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/596906.html P420 Arte Contemporanea P420 Arte Contemporanea  

Piero Manai

 

inaugurazione venerdì 27 Settembre 2019, ore 18,00-20,30

fino al 9 Novembre 2019

Conferenza Stampa giovedì 26 Settembre 2019, ore 11,00 presso P420, segue visita a entrambe le mostre

 

P420, Via Azzo Gardino 9, Bologna

CAR DRDE, Via Azzo Gardino 14/a, Bologna

 

Le gallerie P420 CAR DRDE sono liete di annunciare la mostra personale di Piero Manai, uno degli artisti più straordinari ed enigmatici degli ultimi decenni, prematuramente scomparso nel 1988 all’età di 37 anni.

 

Umberto Eco, nel 1991, scriveva che “Manai, dopo Giorgio Morandi, stava continuando il discorso della grande pittura bolognese”.

 

La mostra, organizzata in collaborazione con gli eredi dell’artista, è dislocata negli spazi di P420 (Via Azzo Gardino 9) e CAR DRDE (Via Azzo Gardino 14/a) e comprende una selezione di opere realizzate da Manai negli anni ’80.

 

Piero Manai si mette subito in luce nei primissimi anni ’70 negli ambienti bolognesi grazie a una pittura che, per usare le parole di Flavio Caroli (che lo inserirà nel suo libro “Trentasette, il mistero del genio adolescente”) e Pietro Bonfiglioli “fonde iperrealismo e astrazione concettuale”, “dipingendo sempre in qualche modo l’idea stessa del dipingere”.

 

Nei primi anni ’70 si ammala poco più che ventenne e impiegherà diversi anni a guarire. Questa tragica esperienza determina, nei primi anni ’80, un cambiamento nel suo modo di dipingere, che diventa convulso e drammatico, e nei suoi soggetti. 

 

Aveva infatti un bisogno quasi ossessivo di disegnare o dipingere figure e teste che, quasi sempre private di gran parte dei loro tratti fisiognomici, sembrano avere una fisicità chiusa in sè, cieche e sorde (come sottolineano alcuni suoi titoli, Figura sordaPittore cieco) assorte e isolate dentro il proprio peso e perse in uno spazio bianco privo di coordinate.

Prive di un’espressione o di una psicologia, quasi in disfacimento, non sono rappresentazioni nè ritratti. Sono forse più precisamente autoritratti, e non sono visti da fuori, ma da dentro. “E’ un lavoro interno” - scrive lo stesso Manai - “E’ una  costruzione anatomica e psichica, è dipingere una figura, scorticarla tre volte, metterla a dura prova per raggiungere una soglia”.

 

Le teste di Manai spesso portano pesi, pietre, figure che gravano il corpo sotto il loro peso. “Sono uomini con i pesi in testa” li aveva definiti l’artista stesso. Le teste e i corpi spesso degenerano in volumi la cui forma ricorda quella di un sasso, di una grande pietra, di un monolite.

Ammalatosi nuovamente, Manai muore nel 1988. “Era come se avesse un peso invisibile in testa”, ricorda Pietro Bonfiglioli che lo aveva incontrato poco prima.

 

Alla P420 è in mostra una selezione tra le più significative FigureTesteMonolitidipinti su tela, carta intelata e acetato, tecnica quest’ultima tanto amata da Manai. Alla CAR DRDEè invece in mostra una selezione tra le più significative Nature morte, opere particolarmente importanti nel percorso dell’artista, che hanno già in sè quell’inquietudine, senso di precarietà e, forse, quell’anatomia, così caratterizzanti del lavoro di Manai.

 

Il suo linguaggio pittorico sembra non riducibile a nessuna delle diverse pratiche artistiche in vigore all’epoca, dall’espressionismo austro-tedesco degli anni ’80, alla più italiana Transavanguardia per citarne alcune. Anzi, nella sua diversità, sembra riunirle tutte, a tal punto che è difficile trovare un modo, forse inutile, di classificarlo.

 

Manai ha esposto in diverse gallerie e musei in Italia e all’estero tra cui PS1 di New York (1982).

Ha partecipato alle mostre Nuova Immagine presso la Triennale di Milano (1980), Linee della ricerca artistica italiana 1960-80al Palazzo delle Esposizioni a Roma (1981), Italian Art 1960-80alla Hayward Gallery di Londra (1982), alla Biennale des jeunes di Parigi (1982) ed esposto al Kunstverein di Hannover (1985) e di Francoforte (1986). La GAM di Bologna gli ha dedicato una vasta retrospettiva nel 2004 a cura di Peter Weiermair.

 

La mostra è accompagnata da un testo di Alberto Salvadori. 

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Piero Manai Fri, 13 Sep 2019 15:17:14 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/596905.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/596905.html P420 Arte Contemporanea P420 Arte Contemporanea  

Piero Manai

 

inaugurazione venerdì 27 Settembre 2019, ore 18,00-20,30

fino al 9 Novembre 2019

Conferenza Stampa giovedì 26 Settembre 2019, ore 11,00 presso P420, segue visita a entrambe le mostre

 

P420, Via Azzo Gardino 9, Bologna

CAR DRDE, Via Azzo Gardino 14/a, Bologna

 

Le gallerie P420 CAR DRDE sono liete di annunciare la mostra personale di Piero Manai, uno degli artisti più straordinari ed enigmatici degli ultimi decenni, prematuramente scomparso nel 1988 all’età di 37 anni.

 

Umberto Eco, nel 1991, scriveva che “Manai, dopo Giorgio Morandi, stava continuando il discorso della grande pittura bolognese”.

 

La mostra, organizzata in collaborazione con gli eredi dell’artista, è dislocata negli spazi di P420 (Via Azzo Gardino 9) e CAR DRDE (Via Azzo Gardino 14/a) e comprende una selezione di opere realizzate da Manai negli anni ’80.

 

Piero Manai si mette subito in luce nei primissimi anni ’70 negli ambienti bolognesi grazie a una pittura che, per usare le parole di Flavio Caroli (che lo inserirà nel suo libro “Trentasette, il mistero del genio adolescente”) e Pietro Bonfiglioli “fonde iperrealismo e astrazione concettuale”, “dipingendo sempre in qualche modo l’idea stessa del dipingere”.

 

Nei primi anni ’70 si ammala poco più che ventenne e impiegherà diversi anni a guarire. Questa tragica esperienza determina, nei primi anni ’80, un cambiamento nel suo modo di dipingere, che diventa convulso e drammatico, e nei suoi soggetti. 

 

Aveva infatti un bisogno quasi ossessivo di disegnare o dipingere figure e teste che, quasi sempre private di gran parte dei loro tratti fisiognomici, sembrano avere una fisicità chiusa in sè, cieche e sorde (come sottolineano alcuni suoi titoli, Figura sordaPittore cieco) assorte e isolate dentro il proprio peso e perse in uno spazio bianco privo di coordinate.

Prive di un’espressione o di una psicologia, quasi in disfacimento, non sono rappresentazioni nè ritratti. Sono forse più precisamente autoritratti, e non sono visti da fuori, ma da dentro. “E’ un lavoro interno” - scrive lo stesso Manai - “E’ una  costruzione anatomica e psichica, è dipingere una figura, scorticarla tre volte, metterla a dura prova per raggiungere una soglia”.

 

Le teste di Manai spesso portano pesi, pietre, figure che gravano il corpo sotto il loro peso. “Sono uomini con i pesi in testa” li aveva definiti l’artista stesso. Le teste e i corpi spesso degenerano in volumi la cui forma ricorda quella di un sasso, di una grande pietra, di un monolite.

Ammalatosi nuovamente, Manai muore nel 1988. “Era come se avesse un peso invisibile in testa”, ricorda Pietro Bonfiglioli che lo aveva incontrato poco prima.

 

Alla P420 è in mostra una selezione tra le più significative FigureTesteMonolitidipinti su tela, carta intelata e acetato, tecnica quest’ultima tanto amata da Manai. Alla CAR DRDEè invece in mostra una selezione tra le più significative Nature morte, opere particolarmente importanti nel percorso dell’artista, che hanno già in sè quell’inquietudine, senso di precarietà e, forse, quell’anatomia, così caratterizzanti del lavoro di Manai.

 

Il suo linguaggio pittorico sembra non riducibile a nessuna delle diverse pratiche artistiche in vigore all’epoca, dall’espressionismo austro-tedesco degli anni ’80, alla più italiana Transavanguardia per citarne alcune. Anzi, nella sua diversità, sembra riunirle tutte, a tal punto che è difficile trovare un modo, forse inutile, di classificarlo.

 

Manai ha esposto in diverse gallerie e musei in Italia e all’estero tra cui PS1 di New York (1982).

Ha partecipato alle mostre Nuova Immagine presso la Triennale di Milano (1980), Linee della ricerca artistica italiana 1960-80al Palazzo delle Esposizioni a Roma (1981), Italian Art 1960-80alla Hayward Gallery di Londra (1982), alla Biennale des jeunes di Parigi (1982) ed esposto al Kunstverein di Hannover (1985) e di Francoforte (1986). La GAM di Bologna gli ha dedicato una vasta retrospettiva nel 2004 a cura di Peter Weiermair.

 

La mostra è accompagnata da un testo di Alberto Salvadori. 

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Piero Manai Fri, 13 Sep 2019 15:16:52 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/596904.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/arti_figurative/596904.html P420 Arte Contemporanea P420 Arte Contemporanea  

Piero Manai

 

inaugurazione venerdì 27 Settembre 2019, ore 18,00-20,30

fino al 9 Novembre 2019

Conferenza Stampa giovedì 26 Settembre 2019, ore 11,00 presso P420, segue visita a entrambe le mostre

 

P420, Via Azzo Gardino 9, Bologna

CAR DRDE, Via Azzo Gardino 14/a, Bologna

 

Le gallerie P420 CAR DRDE sono liete di annunciare la mostra personale di Piero Manai, uno degli artisti più straordinari ed enigmatici degli ultimi decenni, prematuramente scomparso nel 1988 all’età di 37 anni.

 

Umberto Eco, nel 1991, scriveva che “Manai, dopo Giorgio Morandi, stava continuando il discorso della grande pittura bolognese”.

 

La mostra, organizzata in collaborazione con gli eredi dell’artista, è dislocata negli spazi di P420 (Via Azzo Gardino 9) e CAR DRDE (Via Azzo Gardino 14/a) e comprende una selezione di opere realizzate da Manai negli anni ’80.

 

Piero Manai si mette subito in luce nei primissimi anni ’70 negli ambienti bolognesi grazie a una pittura che, per usare le parole di Flavio Caroli (che lo inserirà nel suo libro “Trentasette, il mistero del genio adolescente”) e Pietro Bonfiglioli “fonde iperrealismo e astrazione concettuale”, “dipingendo sempre in qualche modo l’idea stessa del dipingere”.

 

Nei primi anni ’70 si ammala poco più che ventenne e impiegherà diversi anni a guarire. Questa tragica esperienza determina, nei primi anni ’80, un cambiamento nel suo modo di dipingere, che diventa convulso e drammatico, e nei suoi soggetti. 

 

Aveva infatti un bisogno quasi ossessivo di disegnare o dipingere figure e teste che, quasi sempre private di gran parte dei loro tratti fisiognomici, sembrano avere una fisicità chiusa in sè, cieche e sorde (come sottolineano alcuni suoi titoli, Figura sordaPittore cieco) assorte e isolate dentro il proprio peso e perse in uno spazio bianco privo di coordinate.

Prive di un’espressione o di una psicologia, quasi in disfacimento, non sono rappresentazioni nè ritratti. Sono forse più precisamente autoritratti, e non sono visti da fuori, ma da dentro. “E’ un lavoro interno” - scrive lo stesso Manai - “E’ una  costruzione anatomica e psichica, è dipingere una figura, scorticarla tre volte, metterla a dura prova per raggiungere una soglia”.

 

Le teste di Manai spesso portano pesi, pietre, figure che gravano il corpo sotto il loro peso. “Sono uomini con i pesi in testa” li aveva definiti l’artista stesso. Le teste e i corpi spesso degenerano in volumi la cui forma ricorda quella di un sasso, di una grande pietra, di un monolite.

Ammalatosi nuovamente, Manai muore nel 1988. “Era come se avesse un peso invisibile in testa”, ricorda Pietro Bonfiglioli che lo aveva incontrato poco prima.

 

Alla P420 è in mostra una selezione tra le più significative FigureTesteMonolitidipinti su tela, carta intelata e acetato, tecnica quest’ultima tanto amata da Manai. Alla CAR DRDEè invece in mostra una selezione tra le più significative Nature morte, opere particolarmente importanti nel percorso dell’artista, che hanno già in sè quell’inquietudine, senso di precarietà e, forse, quell’anatomia, così caratterizzanti del lavoro di Manai.

 

Il suo linguaggio pittorico sembra non riducibile a nessuna delle diverse pratiche artistiche in vigore all’epoca, dall’espressionismo austro-tedesco degli anni ’80, alla più italiana Transavanguardia per citarne alcune. Anzi, nella sua diversità, sembra riunirle tutte, a tal punto che è difficile trovare un modo, forse inutile, di classificarlo.

 

Manai ha esposto in diverse gallerie e musei in Italia e all’estero tra cui PS1 di New York (1982).

Ha partecipato alle mostre Nuova Immagine presso la Triennale di Milano (1980), Linee della ricerca artistica italiana 1960-80al Palazzo delle Esposizioni a Roma (1981), Italian Art 1960-80alla Hayward Gallery di Londra (1982), alla Biennale des jeunes di Parigi (1982) ed esposto al Kunstverein di Hannover (1985) e di Francoforte (1986). La GAM di Bologna gli ha dedicato una vasta retrospettiva nel 2004 a cura di Peter Weiermair.

 

La mostra è accompagnata da un testo di Alberto Salvadori. 

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Del disegno disposto alla pittura Wed, 23 Mar 2016 17:24:24 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/387131.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/387131.html P420 Arte Contemporanea P420 Arte Contemporanea Cadere con eleganza. Cadere lacerandosi i legamenti, e istantaneamente alzarsi come se niente fosse successo, senza portare ferite. Questo in parte è il tentativo insito del mio disegnare

R. Baruzzi

 

P420 è felice di presentare Del disegno disposto alla pittura, la mostra personale di Riccardo Baruzzi (Lugo, 1976) che, dopo la presenza nella mostra collettiva Le leggi dell’ospitalità a cura di Antonio Grulli (2014), si confronta con il nuovo spazio espositivo di Via Azzo Gardino 9, con lavori inediti realizzati tra il 2014 e il 2016.  Il disegno, il segno e la linea sono gli elementi attorno ai quali si articola il lavoro di di Riccardo Baruzzi. La sua ricerca esplora la nozione di incompiuto e provvisorio, restituendo nell’opera una tensione verso una  soluzione a cui si allude, ma non si arriva. Il disegno viene indagato attraverso il corpo della pittura, restituita in queste opere come sottrazione. La sottrazione è allora la cifra di questo corpus di opere di Riccardo Baruzzi che si manifesta come velo, soglia, limite, che intercorre tra fenomeno e noumeno, tra figurazione e astrazione. La linea, fedele e incostante compagna, assomiglia più al pensiero che alle cose. I soggetti non sono importanti, quello che conta è tracciare un intervallo delicato, audace, sofisticato, essenziale, un segno che è espressione originaria di una anamnesi dell'incompiuto. Nelle sue opere Riccardo Baruzzi ci dice che la potenza evocativa dell'opera risiede nella mancanza di descrizione, nel suo esistere come accenno, allusione, o ancora  come esplorazione del limite tra supporto e opera, come in Ordine, o tra disegno e pittura, come in Quasimezzochilo: composizioni visive brevi, sincopate, musicali, intermittenti.

La pratica artistica di Baruzzi è fatta anche di sperimentazioni stilistiche e tecniche, di cortocircuiti ironici e spiazzanti. In Più o meno otto chili  ricopre una tavola di uno spesso strato di colore a olio per usarlo come supporto per disegnare; i Porta Pittura sono dispositivi o sculture che ospitano serie tematiche di dipinti: una sorta di quaderni di appunti che coinvolgono lo spettatore nella selezione. 

L’intento dell’artista è dunque mettere in discussione la scala di valori tra pittura, scultura e disegno  attraverso una produzione famelica incentrata sul gesto e la linea e il superamento dei confini tra i singoli media. Allo stesso tempo la sperimentazione e l’interesse per la contaminazione dei linguaggi lo hanno da sempre condotto all’esplorazione di sonorità elettroacustiche e all’invenzione di strumenti attraverso i quali l’artista plasma suoni e dà forma a performance o concerti dove lo strumento diventa quasi scultura.

In occasione della Live Arts Week, sabato 23 aprile alle ore 20, P420 ospiterà una performance sonora. 

Al termine della mostra verrà presentata una pubblicazione monografica con testi di Davide Ferri e Alessandro Rabottini.

Tra le mostre personali ricordiamo Plantel Renovado, Spazio O’, Milano; Mini strutture Sparse, Careof , Milano; Curva Sopra Lama, Arcade Gallery, Londra; ha esposto anche da Neon Campobase, Bologna; Ceri Hand Gallery, Liverpool; Lucie Fontaine, Milano; Turbine Hall, Tate Modern, Londra. Si è recentemente aggiudicato il Premio Termoli 2016.  

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P420 at Frieze Masters, solo show by Ana Lupas Sat, 10 Oct 2015 16:44:36 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/370764.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/370764.html P420 Arte Contemporanea P420 Arte Contemporanea       P420    

P420 at Frieze Masters
solo show by Ana Lupas

    Ana Lupas, Humid Installation, Mârgău village, Transylvania, 1970 (Courtesy the artist and P420, Bologna)         Booth H09
Frieze Masters
Regent's Park, London
14-18 October 2015
www.friezemasters.com

To see the preview on ARTSY please click here

    P420
 
Piazza dei Martiri 5/2
40121 Bologna
tel.–fax 051 4847957 p420.it ]]>
Tomorrow - Joachim Schmid. Souvenirs - Opening 6-8.30pm Fri, 25 Sep 2015 18:51:44 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/369261.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/369261.html P420 Arte Contemporanea P420 Arte Contemporanea       P420       Inaugurazione Sabato 26 Settembre
Alla presenza dell'artista
h 18-20.30
fino al 14 Novembre 2015Opening Saturday 26 September
The artist will be present
h 6-8.30pm
until 14 November 2015
  Dopo la mostra Where the trees lines... curata da Chris Sharp che presentava il lavoro di tre giovani artisti, P420 inaugura la prima personale in Italia del tedesco Joachim Schmid (Balingen, 1955) già presentato nel 2013 nella mostra Lumpenfotografie curata da Simone Menegoi.
Già attivo sulla scena tedesca dal 1980 come critico di fotografia, saggista ed editore, nel 1982 fonda Fotokritik, una rivista completamente autoprodotta che diventa da subito veicolo per la divulgazione delle sue teorie. Nello stesso periodo Schmid comincia a raccogliere fotografie, le raccoglie per strada, le compra nei mercatini, le richiede a chiunque abbia fotografie di cui vuole liberarsi.
E’ un’attenzione morbosa verso la fotografia, ma non verso genialità individuali o i capolavori conservati nei musei, quanto verso la natura stessa del medium fotografico, verso tutto ciò che è “lasciato fuori” e che quindi non è e non aspira ad essere fotografia “d’arte”, verso la più profonda identità della fotografia che si manifesta quando milioni di fotocamere producono miliardi di fotografie.
Una raccolta sistematica di fotografie senza scopi scientifici o catalogatori ma con il solo intento di far emergere l’enorme potenziale nascosto che le fotografie nate in ambito non artistico portano con sè. Comincia così a dedicarsi a due tra i suoi progetti più vasti, Bilder von der Strasse (che si sviluppa lungo un periodo di trent’anni e comprende tutte le fotografie che ha potuto raccogliere in luoghi pubblici tra il 1982 e il 2012) e Archiv (una monumentale celebrazione della fotografia, tassonomicamente organizzata per specie tra il 1986 e il 1999).
“Nessuna nuova fotografia finchè tutte quelle esistenti non siano state utilizzate” è quanto egli stesso scrive in un suo testo nel 1989 che diventa immediatamente un’esemplare definizione di poetica. Da oltre trent’anni la ricerca di Schmid ironicamente cortocircuita i canoni riconosciuti della fotografia, ne allarga i confini, si interroga scetticamente sul ruolo dell’autore e sull’intenzione artistica rispetto al risultato ottenuto.
La mostra, dal titolo Souvenirs, raccoglie una selezione di lavori �“ sia storici che realizzati per l’occasione - che hanno in comune il tema del viaggio, i viaggi fatti dall’artista stesso in oltre trentanni, che in questo ambito diventano fondamentale strumento per una raccolta e una rappresentazione il più generale possibile della fotografia.

Per l’occasione verrà presentato il nuovo libro d’artista di Joachim Schmid Viaggio in Italia.

Italiano   After the exhibition Where the trees line... curated by Chris Sharp, which featured the work of three young artists, P420 presents the first solo show in Italy by the German artist Joachim Schmid (Balingen, 1955), already seen at the gallery in 2013 in the exhibition Lumpenfotografie curated by Simone Menegoi.
Active on the German scene since 1980 as a photography critic, essayist and publisher, in 1982 Schmid founded Fotokritik, a completely self-produced magazine that immediately became a vehicle for the expression of his theories. During the same period he began to collect photographs found in the street, purchased at flea markets or obtained from anyone who wanted to dispose of photographs in their possession.
An obsession with photography, not with individual brilliance or museum masterpieces but with the very nature of the medium, with everything that is “left out” and therefore is not, and does not aspire to be, “art photography.” Schmid searches for the deepest identity of photography, manifested when millions of cameras produce billions of images.
A systematic collection of photographs, without scientific or taxonomical ends, but with the simple intention of revealing the enormous potential embodied in photographs not produced in an art context. This activity has led to two of his most extensive projects, Bilder von der Strasse (developed over a period of thirty years and including photographs gathered in public places from 1982 to 2012), and Archiv (a monumental tribute to photography, catalogued by species, from 1986 to 1999).
“No new photos until the old ones are used up” he wrote in a text from 1989 that immediately became an exemplary definition of his poetics. For over thirty years, Schmid’s research has ironically short-circuited the recognized canons of photography, widening its boundaries, skeptically questioning the role of the author and artistic intention with respect to the results achieved.
The exhibition, entitled Souvenirs, presents a selection of works �“ from the past and made for the occasion �“ that share the theme of travel, the trips made by the artist himself for more than thirty years, which in this context become the fundamental opportunity for a representation of photography that is as general as possible.

There will also be the presentation of the new artist’s book by Joachim Schmid, Viaggio in Italia.

English     P420
Piazza dei Martiri 5/2
40121 Bologna
tel.-fax +39 051 4847957 p420.it   Inaugurano lo stesso giorno / Openings on same day Manifattura delle Arti

CAR drde
David Casini
Geometrie per un canone rovesciato

26/09 - 14/11 2015
via Azzo Gardino 14/a BOLOGNA, IT

LOCALEDUE
Cuoghi Corsello
Quadrupedi al pascolo
a cura di Gabriele Tosi
26/09 - 11/10 2015
via Azzo Gardino 12c BOLOGNA, IT

GALLERIAPIU'
Felix & Mumford
CodeX. Mapping Manifattura delle Arti in Bologna
26/09 - 21/11 2015
via del Porto 48 a/b BOLOGNA, IT
Per disiscriversi / To unsuscribe: info@p420.it ]]>
P420 reminds you Wed, 23 Sep 2015 17:11:23 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/368977.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/368977.html P420 Arte Contemporanea P420 Arte Contemporanea     P420  

Paolo Icaro

in … Ma un'estensione. Gastini, Icaro, Mattiacci, Spagnulo

Venezia, Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Venezia, IT

26 September 2015 �“ 28 February 2016

 

Helene Appel, Riccardo Baruzzi, Irma Blank, Antonio Calderara

in Tutta l’Italia è silenziosa

curated by Davide Ferri

various venues, Roma, IT

Opening 23 September at Reale Accademia di Spagna a Roma, Roma, IT
24 September 2015 �“ 4 October 2015

 

Franco Vaccari

in Take me (I'm yours)

curated by Christian Boltanski, Hans Ulrich Obrist and Chiara Parisi

Monnaie de Paris, Paris, FR

Until 8 November 2015

 

Franco Vaccari

in Il manichino della storia: l'arte dopo le costruzioni della critica e della cultura

curated by Richard Milazzo

MATA, Modena, IT

Until 31 January 2016

 

Hanne Darboven

in Zeitgeschichten

Bundeskunsthalle, Bonn, DE

Until 17 January 2016

 

Hanne Darboven

in Enlightenment

Haus der Kunst, Munich, DE

Until 14 February 2016

 

Milan Grygar

in John Cage / Milan Grygar: Chance Operations & Intention

Ludwig Museum im Deutschherrenhaus, Koblenz, DE

Until 8 November 2015

 

Rodrigo Hernández

in O.T.

Kunstraum Riehen, Riehen-Basel, CH

3 October - 8 November 2015

 

P420 is participating

in ArtBo
Feria Internacional de Arte de Bogotá

Corferias, Bogotá, CO

1-4 October 2015

    P420
Piazza dei Martiri 5/2
40121 Bologna
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Save the date - Joachim Schmid. Souvenirs - Opening 26 September 2015 Fri, 11 Sep 2015 19:31:22 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/367625.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/367625.html P420 Arte Contemporanea P420 Arte Contemporanea       P420       Inaugurazione Sabato 26 Settembre
Alla presenza dell'artista
h 18-20.30
fino al 14 Novembre 2015Opening Saturday 26 September
The artist will be present
h 6-8.30pm
until 14 November 2015
  Dopo la mostra Where the trees lines... curata da Chris Sharp che presentava il lavoro di tre giovani artisti, P420 inaugura la prima personale in Italia del tedesco Joachim Schmid (Balingen, 1955) già presentato nel 2013 nella mostra Lumpenfotografie curata da Simone Menegoi.
Già attivo sulla scena tedesca dal 1980 come critico di fotografia, saggista ed editore, nel 1982 fonda Fotokritik, una rivista completamente autoprodotta che diventa da subito veicolo per la divulgazione delle sue teorie. Nello stesso periodo Schmid comincia a raccogliere fotografie, le raccoglie per strada, le compra nei mercatini, le richiede a chiunque abbia fotografie di cui vuole liberarsi.
E’ un’attenzione morbosa verso la fotografia, ma non verso genialità individuali o i capolavori conservati nei musei, quanto verso la natura stessa del medium fotografico, verso tutto ciò che è “lasciato fuori” e che quindi non è e non aspira ad essere fotografia “d’arte”, verso la più profonda identità della fotografia che si manifesta quando milioni di fotocamere producono miliardi di fotografie.
Una raccolta sistematica di fotografie senza scopi scientifici o catalogatori ma con il solo intento di far emergere l’enorme potenziale nascosto che le fotografie nate in ambito non artistico portano con sè. Comincia così a dedicarsi a due tra i suoi progetti più vasti, Bilder von der Strasse (che si sviluppa lungo un periodo di trent’anni e comprende tutte le fotografie che ha potuto raccogliere in luoghi pubblici tra il 1982 e il 2012) e Archiv (una monumentale celebrazione della fotografia, tassonomicamente organizzata per specie tra il 1986 e il 1999).
“Nessuna nuova fotografia finchè tutte quelle esistenti non siano state utilizzate” è quanto egli stesso scrive in un suo testo nel 1989 che diventa immediatamente un’esemplare definizione di poetica. Da oltre trent’anni la ricerca di Schmid ironicamente cortocircuita i canoni riconosciuti della fotografia, ne allarga i confini, si interroga scetticamente sul ruolo dell’autore e sull’intenzione artistica rispetto al risultato ottenuto.
La mostra, dal titolo Souvenirs, raccoglie una selezione di lavori �“ sia storici che realizzati per l’occasione - che hanno in comune il tema del viaggio, i viaggi fatti dall’artista stesso in oltre trentanni, che in questo ambito diventano fondamentale strumento per una raccolta e una rappresentazione il più generale possibile della fotografia.

Per l’occasione verrà presentato il nuovo libro d’artista di Joachim Schmid Viaggio in Italia.

Italiano   After the exhibition Where the trees line... curated by Chris Sharp, which featured the work of three young artists, P420 presents the first solo show in Italy by the German artist Joachim Schmid (Balingen, 1955), already seen at the gallery in 2013 in the exhibition Lumpenfotografie curated by Simone Menegoi.
Active on the German scene since 1980 as a photography critic, essayist and publisher, in 1982 Schmid founded Fotokritik, a completely self-produced magazine that immediately became a vehicle for the expression of his theories. During the same period he began to collect photographs found in the street, purchased at flea markets or obtained from anyone who wanted to dispose of photographs in their possession.
An obsession with photography, not with individual brilliance or museum masterpieces but with the very nature of the medium, with everything that is “left out” and therefore is not, and does not aspire to be, “art photography.” Schmid searches for the deepest identity of photography, manifested when millions of cameras produce billions of images.
A systematic collection of photographs, without scientific or taxonomical ends, but with the simple intention of revealing the enormous potential embodied in photographs not produced in an art context. This activity has led to two of his most extensive projects, Bilder von der Strasse (developed over a period of thirty years and including photographs gathered in public places from 1982 to 2012), and Archiv (a monumental tribute to photography, catalogued by species, from 1986 to 1999).
“No new photos until the old ones are used up” he wrote in a text from 1989 that immediately became an exemplary definition of his poetics. For over thirty years, Schmid’s research has ironically short-circuited the recognized canons of photography, widening its boundaries, skeptically questioning the role of the author and artistic intention with respect to the results achieved.
The exhibition, entitled Souvenirs, presents a selection of works �“ from the past and made for the occasion �“ that share the theme of travel, the trips made by the artist himself for more than thirty years, which in this context become the fundamental opportunity for a representation of photography that is as general as possible.

There will also be the presentation of the new artist’s book by Joachim Schmid, Viaggio in Italia.

English     P420
 
Piazza dei Martiri 5/2
40121 Bologna
tel.�“fax 051 4847957 p420.it ]]>
Save the date - Joachim Schmid. Souvenirs - Opening 26 September 2015 Fri, 07 Aug 2015 15:44:49 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/363507.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/363507.html P420 Arte Contemporanea P420 Arte Contemporanea       P420       Inaugurazione Sabato 26 Settembre
h 18-20.30
L'artista sarà presente
fino al 14 Novembre 2015Opening Saturday 26 September
h 6-8.30pm
The artist will be present
until 14 November 2015
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tel.�“fax 051 4847957 p420.it ]]>
Where the trees... Installation views & summer hours Fri, 10 Jul 2015 17:34:11 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/359764.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/359764.html P420 Arte Contemporanea P420 Arte Contemporanea

 
 
  P420  
 

Clare Grill, Rodrigo Hernández, Kate Newby
Where the trees line the water that falls asleep in the afternoon

curated by Chris Sharp

 
4 giugno - 19 settembre 2015/ 4 June - 19 September 2015

Orari estivi: mercoledì-venerdì 15-19.30 e sabato 9.30-13.30
Agosto aperto su appuntamento

Summer hours: Wed-Fri 3pm-7.30pm and Saturday 9.30am-1.30pm
In August open by appointment

 
 
 
 
 
 
 
 
 
photo Michele Sereni
 
P420
 
Piazza dei Martiri 5/2
40121 Bologna
tel.�“fax 051 4847957
p420.it
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Domani inaugurazione/Tomorrow opening at P420 Wed, 03 Jun 2015 18:21:18 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/355699.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/355699.html P420 Arte Contemporanea P420 Arte Contemporanea       P420         Inaugurazione giovedì 4 Giugno, 18-20
4 Giugno - 19 Settembre 2015 Opening Thursday 4 June, 6pm-8pm
4 June - 19 September 2015   L’esposizione Where the trees line the water that falls asleep in the afternoon, inaugura giovedì 4 giugno dalle 18 alle 20. A cura di Chris Sharp, la mostra collettiva unisce artisti emergenti di diversa formazione, nazionalità e caratterizzati dall’utilizzo di media diversi. Hanno in comune una propensione per il naturale, per l’essenza che definisce un ambiente. Stabilendo la priorità della meditazione sul singolo pensiero, il lavoro presentato in mostra è di certo maggiormente interessato alla creazione di un’atmosfera piuttosto che alla trasmissione di un’idea.
Il lavoro di Rodrigo Hernández, artista messicano di sede a Basilea, eseguito con una semplicità disarmante, fa appello alla sinuosità, al carattere artigiano degli oggetti, mentre indaga la natura dei media fondamentali, quali scultura e disegno, e ne distingue i tratti che li separano e li definiscono.
I dipinti multistrato, accuratamente lavorati, dell’artista newyorkese Clare Grill posseggono un’indole atmosferica e pacata, mostrano vaghe reminiscenze di superfici tessili e cangianti.
Le sculture di Kate Newby, artista di origine neozelandese ma di sede a New York, spaziando dalla ceramica al tessile, si confrontano con gli aspetti architettonici di uno spazio, li ridefiniscono sottilmente rendendoli più meditativi che funzionali.
Insieme questi artisti formano l’anima e il cuore di Where the trees line the water that falls asleep, tratto da Afternoon, poesia di Pierre Reverdy, che potrebbe essere non soltanto il titolo della mostra, ma esprimerne pienamente il senso. Italiano   The exhibition Where the trees line the water that falls asleep in the afternoon, opens Thursday, June 4th from 6pm to 8pm. Curated by Chris Sharp, this group exhibition features artists of different backgrounds, nationalities and mediums. If they are united by anything, it is a penchant for the so-called natural and a certain ambient quality. Prioritizing thoughtfulness over thought, the work presented here is more interested in the creation of mood than the transmission of ideas.
The Mexican, Basel-based artist, Rodrigo Hernández’s work, which is executed with a typically disarming simplicity, appeals to the sensuous, handmade character of objects while inquiring into the nature of the most fundamental media, such as sculpture and drawing, and the distinctions that supposedly separate and define them.
The carefully crafted, multilayered paintings of the US-born, New York-based painter Clare Grill possess an atmospheric and muted character, variously reminiscent of textiles or shimmering surfaces.
Finally the sculptures of the New Zealand, New York-based artist Kate Newby, fashioned out of everything from ceramic to textiles, generally engage the architectural aspects of a given space, subtly renegotiating it into something more meditative than functional.
Together they form the mood at the heart of Where the trees line the water that falls asleep, which comes from a poem by Pierre Reverdy, Afternoon, and which could be just the title, but also the press release of this exhibition. English   Altre mostre / Other exhibitions Manifattura delle Arti

CAR drde
Gabriele Garavaglia / Giacomo Santiago Rogado
299 792 458

4/06 - 12/09 2015
via Azzo Gardino 14/a BOLOGNA, IT

LOCALEDUE
Gianfranco Mazza / Daniele Pulze
DUETTI 2015 #1 - Intersezioni
a cura di/curated by Lelio Aiello
4-13/06 2015
via Azzo Gardino 12c BOLOGNA, IT

GALLERIAPIU'
TO DISCONFIRM
a cura di/curated by Vincenzo Estremo
23/04 - 13/06 2015
via del Porto 48 a/b BOLOGNA, IT
      P420
 
Piazza dei Martiri 5/2
40121 Bologna
tel.�“fax 051 4847957 p420.it ]]>
Save the date: Opening at P420, 4 June 2015 Wed, 27 May 2015 19:43:09 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/355127.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/355127.html P420 Arte Contemporanea P420 Arte Contemporanea       P420         Inaugurazione giovedì 4 Giugno, 18-20
4 Giugno - 19 Settembre 2015 Opening Thursday 4 June, 6pm-8pm
4 June - 19 September 2015   L’esposizione Where the trees line the water that falls asleep in the afternoon, inaugura giovedì 4 giugno dalle 18 alle 20. A cura di Christ Sharp, la mostra collettiva unisce artisti emergenti di diversa formazione, nazionalità e caratterizzati dall’utilizzo di media diversi. Hanno in comune una propensione per il naturale, per l’essenza che definisce un ambiente. Stabilendo la priorità della meditazione sul singolo pensiero, il lavoro presentato in mostra è di certo maggiormente interessato alla creazione di un’atmosfera piuttosto che alla trasmissione di un’idea.
Il lavoro di Rodrigo Hernández, artista messicano di sede a Basilea, eseguito con una semplicità disarmante, fa appello alla sinuosità, al carattere artigiano degli oggetti, mentre indaga la natura dei media fondamentali, quali scultura e disegno, e ne distingue i tratti che li separano e li definiscono.
I dipinti multistrato, accuratamente lavorati, dell’artista newyorkese Clare Grill posseggono un’indole atmosferica e pacata, mostrano vaghe reminiscenze di superfici tessili e cangianti.
Le sculture di Kate Newby, artista di origine neozelandese ma di sede a New York, spaziando dalla ceramica al tessile, si confrontano con gli aspetti architettonici di uno spazio, li ridefiniscono sottilmente rendendoli più meditativi che funzionali.
Insieme questi artisti formano l’anima e il cuore di Where the trees line the water that falls asleep, tratto da Afternoon, poesia di Pierre Reverdy, che potrebbe essere non soltanto il titolo della mostra, ma esprimerne pienamente il senso. Italiano   The exhibition Where the trees line the water that falls asleep in the afternoon, opens Thursday, June 4th from 6pm to 8pm. Curated by Chris Sharp, this group exhibition features artists of different backgrounds, nationalities and mediums. If they are united by anything, it is a penchant for the so-called natural and a certain ambient quality. Prioritizing thoughtfulness over thought, the work presented here is more interested in the creation of mood than the transmission of ideas.
The Mexican, Basel-based artist, Rodrigo Hernández’s work, which is executed with a typically disarming simplicity, appeals to the sensuous, handmade character of objects while inquiring into the nature of the most fundamental media, such as sculpture and drawing, and the distinctions that supposedly separate and define them.
The carefully crafted, multilayered paintings of the US-born, New York-based painter Clare Grill possess an atmospheric and muted character, variously reminiscent of textiles or shimmering surfaces.
Finally the sculptures of the New Zealand, New York-based artist Kate Newby, fashioned out of everything from ceramic to textiles, generally engage the architectural aspects of a given space, subtly renegotiating it into something more meditative than functional.
Together they form the mood at the heart of Where the trees line the water that falls asleep, which comes from a poem by Pierre Reverdy, Afternoon, and which could be just the title, but also the press release of this exhibition. English         P420
 
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Conversation with Franco Vaccari | VideotecaGAM | Tuesday 26 May 6.30pm Mon, 25 May 2015 11:07:08 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/354769.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/354769.html P420 Arte Contemporanea P420 Arte Contemporanea       P420    

VideotecaGAM

FRANCO VACCARI
a cura di/curated by Elena Volpato

incontro con l’artista: martedì 26 maggio ore 18.30
conversation with the artist: Tuesday 26 May 6.30pm

      Martedì 26 maggio alle 18.30 Franco Vaccari in conversazione con Elena Volpato, curatrice della VideotecaGAM, presenta Esposizione in tempo reale n.6. Il Mendicante elettronico, opera acquisita dalla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT per la collezione video della GAM.

Il Mendicante elettronico fu presentato per la prima volta nel 1973 a Graz nell’ambito di Trigon, il festival delle arti contemporanee. Nella piazza principale della città, accanto alla fermata del tram, Vaccari pose a terra un monitor sul quale appariva un cappello con all’interno un criceto e una scritta in sovraimpressione: Der Blinde kommt gleich (Il cieco torna subito). Vaccari sovvertiva così alcuni dei codici più caratterizzanti della comunicazione televisiva. Al posto delle strutture governative e di potere che detenevano gli strumenti della telecomunicazione, aveva posto l’ultimo tra i cittadini; mentre le immagini pubbliche, che da vent’anni entravano nello spazio privato delle case, si trovarono specchiate in un’immagine individuale e privata, esposta sulla pubblica piazza.
Proprio le possibili inversioni dei codici di comunicazione furono parte dell’interesse che il video rivestì per Vaccari negli anni Settanta. Anche per questa ragione, si è scelto tra la filmografia e videografia dell’artista, presente dal 1999 nella collezione della VideotecaGAM, di esporre, insieme con Il Mendicante elettronico, il suo primo video, Feed-back, 1972, girato dopo alcune opere in pellicola, come Nei sotterranei, 1966-67 e Cani Lenti, 1971.
Lo stesso titolo dell’opera rivela quanto fosse presente all’autore la distanza tra cinema e video. Il nuovo linguaggio consentiva il circuito chiuso, il controllo in tempo reale delle immagini registrate, la possibilità di ribaltare l’obiettivo verso l’operatore e una ben più ampia possibilità che il pubblico entrasse nel processo creativo come Vaccari aveva già ottenuto grazie alle fotografie polaroid e alla Photomatic che, nello stesso anno di Feed-back, fu al centro della sua nota Esposizione in tempo reale n.4 per la Biennale di Venezia.

Le due opere di Franco Vaccari resteranno in visione fino a tutto il mese di settembre.
Il resto della produzione filmica e video dell’artista è in consultazione sulle postazioni monitor della VidoetecaGAM.

Italiano   On Tuesday 26 May at 18.30, Franco Vaccari converses with Elena Volpato, curator of the VideotecaGAM, to present Exhibition in real time no. 6. The Electronic Beggar, the work acquired by the Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT for the video collection of GAM.

The Electronic Beggar was shown for the first time in 1973 in Graz during Trigon, the contemporary arts festival. On the main square of the city, next to the streetcar stop, Vaccari placed a monitor showing the image of a hat with a hamster inside it and a message written on the screen: Der Blinde kommt gleich (The blind man will be right back). Vaccari thus subverted some of the most characteristic codes of televised communication. He put the least powerful of citizens in the place of the structures of government and power that held control of telecommunication tools, which for twenty years had entered the private space of homes, and were now reflected in an individual, private image displayed in a public square.
Vaccari’s interest in video in the 1970s was prompted precisely by the possible inversions of codes of communication. Also for this reason, together with The Electronic Beggar it has been decided, from the repertoire of films and videos of the artist, included since 1999 in the collection of VideotecaGAM, to show his first video, Feed-back, 1972, shot after he had already made several works on film, like Nei Sotterranei, 1966-67 and Cani Lenti, 1971.
The title of the work reveals his awareness of the distance between cinema and video. The new language permitted use of the closed circuit, control of recorded images in real time, the possibility of turning the lens around towards the operator, and a much more extensive possibility for the audience to enter the creative process, a situation already achieved by Vaccari thanks to the Polaroid photographs and the Photomatic, which in the same year as Feed-back was at the center of his famous Exhibition in Real Time no. 4 for the Venice Biennale.

The two works by Franco Vaccari will be on view until the end of September.

The rest of the artist’s output of films and videos can be viewed at the monitor stations of VidoetecaGAM.

English     P420
 
Piazza dei Martiri 5/2
40121 Bologna
tel.�“fax 051 4847957 p420.it ]]>
Timelines - TRA Treviso, Inaugurazione oggi 21 maggio ore 19 Thu, 21 May 2015 19:10:49 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/354602.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/354602.html P420 Arte Contemporanea P420 Arte Contemporanea

 
 
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TRA vi ricorda l'inaugurazione della mostra "Timelines", che si terrà questa sera giovedì 21 maggio alle ore 19:00, presso il Piano Nobile di Ca' dei Ricchi.

La mostra, curata da Valerio Dehò e realizzata in collaborazione con Galleria P420 di Bologna, vede esposte una quindicina di opere di cinque artisti internazionali:

Irma Blank
Hanne Darboven
Paolo Icaro
Joachim Schmid
Franco Vaccari

"Il Novecento ha inventato il tempo. Prima c’era, ma lo si percepiva in un modo diverso. La gente viveva senza darci troppo peso, il mondo era semplice e a portata di mano. Bastavano le stagioni e che il sole sorgesse sempre la mattina. Nel Novecento si sono scoperti gli atomi, la gravitazione, l’infinitamente piccolo e l’immensamente grande, poi negli anni Sessanta l’elettronica e la comunicazione digitale. Il nostro universo è diventato una molecola di un organismo dai confini incerti. Sembra che l’infinito, secondo la teoria della relatività, sia una specie di cilindro. Non lo vedremo mai, però è singolare osservare che Einstein presentò la sua Relatività ristretta nel 1905, lo stesso anno in cui nacquero l’espressionismo in Germania, i fauves in Francia e Cezanne dipinge La montagne Sainte-Victoire. In Russia cominciano le rivoluzioni che porteranno a quella di Ottobre 1917 e viene abbandonato il realismo per l’astrazione geometrica. Il tempo entra in modo determinante tra i nuovi paradigmi del XX secolo perché diminuisce con la velocità, non è più lineare e consequenziale come nell’Ottocento, diventa circolare come una Kundalini, aprendo la cultura occidentale a influenze di altre culture e altre storie. Per questo l’arte nell’incertezza di una temporalità dilatata o rappresa come una macchia d’inchiostro, si è misurata sempre di più con una dimensione fisica e psichica variabile. Gli orologi di Salvador Dalì si sciolgono, il tempo si srotola nei suoi misuratori, ma diventa sempre più relativo e impreciso. Più lo si costringe nella stretta ripartizione del calendario, delle ore e dei minuti e più ci si accorge che la sua assolutezza ha smesso di avere alcuna autorità e che le varie sacre scritture hanno sempre raccontato balle sull’origine del mondo che è poi anche la nostra (...)". Valerio Dehò

TRA / Ca' dei Ricchi - Via Barberia 25, Treviso

Mostra visitabile dal 22.05 al 04.07.2015
mar-sab10:00-13:00/15:30-19:30
aperto domenica 24 maggio dalle 15:30 alle 19:30
chiuso martedì 2 giugno

Italiano
 
 
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Piazza dei Martiri 5/2
40121 Bologna
tel.�“fax 051 4847957
p420.it
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P420 a GRANPALAZZO, Roma 30-31 Maggio 2015 - Riccardo Baruzzi solo show Sat, 16 May 2015 17:11:30 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/354066.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/354066.html P420 Arte Contemporanea P420 Arte Contemporanea       P420    

P420 a GRANPALAZZO, Roma
Riccardo Baruzzi - solo show

          GRANPALAZZO
Palazzo Rospigliosi, Zagarolo, Roma
30-31 Maggio 2015
www.granpalazzo.org     P420
 
Piazza dei Martiri 5/2
40121 Bologna
tel.–fax 051 4847957 p420.it ]]>
Yesterday there was a discussion by IAN WILSON at P420, Bologna / Ieri c' stata una conversazione di IAN WILSON presso P420, Bologna Wed, 13 May 2015 16:14:50 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/353779.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/353779.html P420 Arte Contemporanea P420 Arte Contemporanea     P420       P420
 
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Oggi / Today: Irma Blank at Lucie Fontaine, Milano Wed, 08 Apr 2015 10:27:07 +0200 http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/350462.html http://content.comunicati.net/comunicati/arte/varie/350462.html P420 Arte Contemporanea P420 Arte Contemporanea       P420    

Irma Blank
Pink Writings

    Lucie Fontaine è orgogliosa di ospitare la mostra personale dell’artista Irma Blank, nata in Germania, vive e lavora a Milano. Intitolata “Pink Writings” [scritture rosa] la mostra inaugura l’8 aprile dalle 18:30 alle 22:00 e rimarrà aperta fino al 6 giugno. In occasione di Miart, Lucie Fontaine rimane aperta 9, 10 e 11 aprile dalle 11:00 alle 19:00. Negli altri giorni la mostra è visitabile su appuntamento telefonando al numero +39.349.5385985.
Indipendente e slegata da ogni gruppo o movimento, per più di quarant’anni Irma Blank ha costantemente lavorato sulla relazione tra fare arte e fare scrittura, che può essere intesa come calligrafia, un atto che Blank lega a performance e meditazione, alla produzione di libri, e alla nozione di printed matter.
Lavorando per serie, alle quali, singolarmente, l’artista dedica tutto il suo tempo e le sue energie prima di cominciare la successiva, Blank ha creato un corpo di lavori unico, che mette in discussione i limiti del linguaggio e interroga le fondamenta della comunicazione. I suoi atti chirurgici sono molto semplici e al tempo stesso capaci di abbracciare ciò che è universale, primario e spirituale.
“Pink Writings” si focalizza su uno specifico corpo di lavori eseguiti tra il 1983 e il 1986, e appartiene alla serie “Radical Writings” [scritture radicali] subito successiva alla serie “Trascrizioni”. Intime, femminili e al tempo stesso poderose, queste opere sono create da un’azione ripetitiva che consiste nel disegnare una linea usando il pennello intinto nell’acquarello rosa. Attraverso quest’atto assolutamente minimale, Blank ha dato vita una serie di segni che richiamano diverse fonti, dalla calligrafia araba alla stampa digitale.
Come Alberto Veca dichiarò nel suo saggio scritto nel 1983 per accompagnare questi lavori: “Nel processo deformante tra l’individualità del manoscritto e la stampa ecco allora, nella fase intermedia della correzione, la riappropriazione di quanto è risultato sottratto alla trascrizione, con l’aggiunta a margine, la correzione, più profondamente la lettura di quanto apparentemente risulta estraneo a te ma che progressivamente, a mano a mano che il suono e il ritmo della frase fluiscono, riconosci nella sua pregnante figura di azione svolta nel tempo che un ulteriore intervallo riconsegna.”
Irma Blank è nata a Celle in Germania nel 1934. Nel 2014 le sue opere sono state esposte in mostre personali presso Mostyn a Llandudno, P420 a Bologna, Alison Jacques Gallery a Londra e Galerija Gregor Podnar a Berlino. Questa mostra è stata promossa da Lucie Fontaine e P420. Lucie Fontaine vuole ringraziare prima di tutto l’artista, per il suo spirito così unico, ma anche Fabrizio Padovani e Alessandro Pasotti di P420 per la loro generosità e apertura. Per maggiori informazioni sulla mostra, su Lucie Fontaine e sulle sue attività scrivete un’email a employee@luciefontaine.com. Italiano   Lucie Fontaine is extremely proud to host a solo exhibition by German-born Milan-based artist Irma Blank. Entitled “Pink Writings,” the exhibition will open on April 8 from 6:30 to 10:00 pm and it will remain on view until June 6. On the occasion of Miart, Lucie Fontaine will be open on April 9, 10 and 11 from 11:00 am to 7:00 pm. Afterwards the exhibition will remain on view by appointment only, contact number: +39.349.5385985.
Independent and detached from any movement or group for more than 40 years, Irma Blank has been working constantly on the relationship between art making and writing. Blank looks at handwriting, its relationship to performance and meditation, book making, and the notion of printed matter.
Working within just one series at a time, to which she is completely devoted, Blank has created unique bodies of work that pushes the boundaries of language, questioning the very foundations of communication. Her surgical acts are very simple yet capable of embracing the universal, the primal, and the spiritual.
“Pink Writings” is part of her “Radical Writings” series, executed by the artist between 1983 and 1986. Intimate, feminine and yet powerful, these works are created by the repetitive action of drawing a line with the use of a paintbrush soaked into pink watercolor. Through this very minimal act, Blank generates a series of marks that recalls disparate sources, from Arabic calligraphy to digital printing.
As Alberto Veca stated in his essay written in 1983 to accompany these works “In the deforming process between the individuality of the manuscript and its printing, there is, therefore, in the intermediate phase of connection, the re-appropriation of what was lost in transcription, with additions to the margin, the correction, the more profound reading of something apparently extraneous to oneself that, gradually, as the sound and rhythm of the sentence emerge, one recognizes as the pregnant figure of an action occurring in time which, after an interval of time, returns to its source.”
Irma Blank was born in Celle, Germany, in 1934. In 2014 her works have been exhibited in solo exhibitions at Mostyn in Llandudno, P420 in Bologna, Alison Jacques Gallery in London and Galerija Gregor Podnar in Berlin. This exhibition has been supported by P420 and Lucie Fontaine. Lucie Fontaine would like to thank first of all the artist, for her unique spirit, but also P420 Fabrizio Padovani and Alessandro Pasotti for their generosity and openness. For more information about this exhibition, Lucie Fontaine and her activities please email: employee@luciefontaine.com. English         P420
 
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