Pensioni ...e costo della vita

Pensioni ...e costo della vita Attesa per la sentenza della corte costituzionale sul mancato adeguamento delle pensioni alle variazioni del costo della vita negli anni 2012 e 2013 di Fernando Sacco Diritto costituzionale 12/03/2015 http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=17137 In più occasioni la Corte Costituzionale ha affermato che "il trattamento di quiescenza, al pari della retribuzione percepita in costanza di rapporto di lavoro (del quale lo stato di pensionamento costituisce il naturale prolungamento), deve essere proporzionato alla quantità e qualità del lavoro prestato e deve, in ogni caso, assicurare al lavoratore (ora pensionato) ed alla sua famiglia mezzi adeguati alle esigenze di vita per una esistenza libera e dignitosa.

Persone Torno, Luca Abbatelli, Alessia Ciranna, Riccardo Troiano, Fernando Sacco Diritto
Luoghi Greece, Rome, Liguria, Tuscany, Kanto-chiho
Organizzazioni sul noioso argomento della falsa informazione nel
Argomenti music, composition

15/mar/2015 17:32:34 Virgilio E. Conti Contatta l'autore

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Pensioni ...e costo della vita

Attesa per la sentenza della corte costituzionale sul mancato adeguamento delle pensioni alle variazioni del costo della vita negli anni 2012 e 2013

di Fernando Sacco
Diritto costituzionale 12/03/2015
http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=17137


In più occasioni la Corte Costituzionale ha affermato che “il trattamento di quiescenza , al pari della retribuzione percepita in costanza di rapporto di lavoro (del quale lo stato di pensionamento costituisce il naturale prolungamento), deve essere proporzionato alla quantità e qualità del lavoro prestato e deve, in ogni caso, assicurare al lavoratore (ora pensionato) ed alla sua famiglia mezzi adeguati alle esigenze di vita per una esistenza libera e dignitosa. Tale proporzionalità e adeguatezza devono sussistere non  soltanto al momento del collocamento a riposo, ma vanno costantemente  assicurate anche successivamente, in relazione al mutamento del potere di acquisto della moneta, secondo valutazioni riservate, anche con riguardo alle disponibilità finanziarie, alla discrezionalità legislativa purchè esercitata in modo non irragionevole e arbitrario”.


Recentemente  la stessa Corte, trattando del blocco della perequazione automatica delle pensioni di importo superiore ad otto volte il trattamento minimo INPS voluto dal Governo Prodi per l’anno 2008, pur ribadendo con sentenza n° 316 del 2010 che “la garanzia costituzionale della adeguatezza e della proporzionalità del trattamento pensionistico, cui lo strumento della perequazione automatica è certamente finalizzato, incontra il limite delle risorse disponibili”, nel’occasione ha, altresì sottolineato che “la sospensione a tempo indeterminato del meccanismo perequativo, ovvero la frequente reiterazione di misure intese a paralizzarlo, esporrebbero il sistema ad evidenti tensioni con gli invalicabili principi di ragionevolezza e proporzionalità perché le pensioni, sia pure di maggiore consistenza, potrebbero non essere sufficientemente difese in relazione ai mutamenti del potere di acquisto della moneta”.


E’ una apertura, sia pure modesta, alle giuste rivendicazioni dei pensionati il cui reddito da pensione, in quanto sganciato dalla dinamica salariale, se non viene adeguatamente tutelato e rivalutato con riferimento alle variazioni del costo della vita, finisce presto con  l’impoverirsi decisamente perdendo, a fronte della costante crescita nel tempo dei prezzi dei beni e dei servizi destinati al consumo delle famiglie, l’originario “potere di acquisto”.


Va da sé, infatti, che le reiterate sospensioni del meccanismo perequativo, comportando di fatto una sostanziale decurtazione del “valore” delle pensioni, finiscono col disconoscere l’incidenza obiettiva della erosione inflazionistica sui redditi considerati con gravi ripercussioni sulle economie delle famiglie che vedono sempre più impoverita la loro fonte (spesso unica) di reddito.


 Non tenendo in alcun conto dell’avvertimento della Corte Costituzionale il Parlamento, su iniziativa del Governo Monti, di recente  è nuovamente intervenuto in materia disponendo, questa volta addirittura per due anni (2012 e 2013), la sospensione della perequazione automatica delle pensioni di importo mensile superiore a tre volte il trattamento minimo INPS (circa 1.400 euro mensile al lordo delle ritenute fiscali).


Una fascia reddituale decisamente bassa che ha fortemente penalizzato oltre sei milioni di pensionati che, a fronte di una crescente inflazione (pari a + 2,7% nel 2012 e + 3,0% nel 2013) si son visti decisamente impoverire ulteriormente  il trattamento pensionistico in godimento contro ogni logica e in dispregio di diritti costituzionalmente tutelati.


 Il “danno economico” arrecato ai pensionati destinatari del provvedimento è estremamente  rilevante  non solo per gli anni in cui opera il blocco, ma anche per il futuro atteso che, in difetto di qualunque previsione di recupero negli anni successivi, tale danno si protrae ininterrottamente all’infinito fino ad incidere sulla misura delle pensioni di reversibilità, ove spettanti ai superstiti.


 Da qui il dubbio di legittimità costituzionale del provvedimento in interesse atteso che lo stesso verrebbe a ledere taluni principi sanciti dal dettato costituzionale, in particolare quelli della “uguaglianza”, della“adeguatezza” e della “proporzionalità” della retribuzione differita tutelati dagli articoli 3 e 36 Cost.,  nonché dei principi della capacità contributiva e del concorso di tutti i cittadini alle spese pubbliche di cui all’art. 53 Cost.


 Ad essere violati sarebbero anche i principi della certezza del diritto e dell’affidamento del cittadino nella sicurezza sociale quali solennemente sanciti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo le cui indicazioni, ai sensi dell’art. 117 Cost.,  costituiscono “vincoli” da rispettare necessariamente in sede di “esercizio della potestà legislativa” da parte del Parlamento. In particolare sarebbero violati il diritto dell’individuo alla libertà ed alla sicurezza (art. 6), il diritto di non discriminazione che include anche quella fondata sul patrimonio (art. 21), il diritto degli anziani di condurre una vita dignitosa e indipendente (art. 25), il diritto  alla protezione della famiglia sul piano giuridico, economico e sociale (art. 33) nonché il diritto di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale  (art. 34).


A sollevare la questione di legittimità costituzionale sono stati, nel tempo, il Tribunale di Palermo, la Corte dei Conti della Regione Liguria e la Corte dei Conti della Regione Emilia Romagna (quest’ultima con due ordinanze).


La legittimità costituzionale del provvedimento in interesse è stata esaminata dai giudici  costituzionali nell’udienza pubblica  fissata per il 10 marzo 2015. La  pronuncia è attesa dai pensionati  serenamente con la certezza che l’iniquità del blocco della rivalutazione automatica delle pensioni, ai fini di un loro adeguamento alle variazioni del costo della vita quali periodicamente accertate dall’ISTAT, sarà definitivamente cancellata con una sentenza rispettosa dei principi posti a fondamento del vivere civile in un contesto di garanzie, di diritti  e di certezze quali sanciti dalla Costituzione Italiana nel  rispetto anche dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario  e dagli obblighi internazionali.

Perequazione, oggi l’udienza sul ricorso alla Corte Costituzionale

Si è svolta stamattina (10 mar 2015, ndr) l’udienza di discussione sulla fondatezza dell’eccezione di legittimità costituzionale della norma che ha stabilito, per il biennio 2012 – 2013, il blocco della perequazione sui trattamenti pensionistici di importo superiore a tre volte il minimo INPS.

L’udienza, lo ricordiamo per i lettori che non abbiano seguito la vicenda dal principio, nasce dal giudizio promosso a Palermo da Manageritalia in collaborazione con Federmanager (ne abbiamo parlato qui), con l’assistenza degli avvocati Riccardo Troiano e Alessia Ciranna, dello studio legale Orrick & Partner di Roma.

Da media statistica, la decisione dovrebbe arrivare fra alcune settimane, da quattro ad otto, pertanto, per il momento, abbiamo soltanto la possibilità di parlare delle impressioni. Impressioni, a detta degli avvocati, di una causa difficile da vincere, ancorché sostenuta dai dubbi della Corte dei conti ligure ed emiliana, che hanno rimesso ai giudici costituzionali la medesima questione oggi trattata (ne abbiamo parlato qui).

Difficile perché giunge in un momento economico difficilissimo per il Paese, vessato da una crisi che dal 2008 non accenna a risolversi. Difficile considerando l’arroccamento difensivo dell’Avvocatura dello Stato, che ha posto sul piatto della bilancia, quale contropartita all’eventuale accoglimento del ricorso, le pesanti ragioni della finanza pubblica, che dovrebbe restituire ai pensionati circa 1,8 miliardi per il 2012 e 3 miliardi per il 2013. Cifre di non poco conto che fanno sorgere spontanea la domanda: quanto vale il diritto?

Fra gli argomenti difensivi non è peraltro mancato un tipico punto di vista nostrano: c’è chi sta peggio, come la Grecia o il Portogallo. Come dire: siamo fortunati.

Mah… Forse lo saremmo, se pensassimo al peggio per spronarci a far meglio, non per lasciare aperta una finestra e far entrare altro vento, freddo. Citando Battiato [E ti vengo a cercare] “questo secolo oramai alla fine… saturo di parassiti senza dignità… mi spinge solo ad esser migliore, con più volontà”.

10 mar 2015 di Luca Abbatelli - News, Pensioni, Politica (Articolo originale : http://pensioni.manageritalia.it/2015/03/10/perequazione-oggi-ludienza-sul-ricorso-alla-corte-costituzionale/)

 

COMMENTI


Scusate ma l’argomento difensivo del c’e’ chi sta peggio di noi, cosa c’entra con la Costituzione Italiana? Si tratta di stabilire se un provvedimento ha vizi di costituzionalita’ o meno, secondo la Costituzione Italiana non quella Greca o Portoghese. Quanto all’eventuale cifra sottratta SOLO a certi pensionati, il diritto non può’ aver prezzo, altrimenti siamo in uno stato canaglia.

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Gli “argomenti difensivi” dell’Avvocatura dello Stato sembrano essere, dal punto di vista del diritto, di una pochezza incredibile … pero’ ci vogliono anche giudici all’altezza della situazione … speriamo in bene

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Non mi è piaciuto il paragone con Grecia, ecc, ecc,
Se pensiamo ai ricchi emolumenti dei politici e ai loro
privilegi, colpire sempre i pensionati lo considero una
vera ingiustizia ………..
Poi ci sono gli evasori fiscali con i quali lo Stato fa i concordati ………………

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Benissimo, allora siano immediatamente dimezzati gli altissimi stipendi e pensioni dei giudici Costituzionali. Tanto c’è chi sta peggio.

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Torno sul noioso argomento della falsa informazione nel talk show televisivi. Poche precisazioni, doverose, dovrebbero essere fatte per smentire gli incompetenti, gli ignoranti e quelli in malafede.

A) Non confondere assistenza con previdenza

B) Non confondere pubblico col privato.

C)Non confondere vitalizi con pensioni.

D)Non definire Spesa Pubblica l’esborso INPS a titolo di “previdenza” perché’ quei soldi non sono ne’ dell’INPS ne’ dello Stato.

E) Chiarire che anche le pensioni medio basse sono state calcolate col metodo retributivo e sono proprio quelle che ne hanno maggiormente beneficiato

F) Ogni pensione e’ diversa dall’altra e non si possono rimestare tutte in un unico calderone.

Infine, ma non meno importante, smentire chi approssimativamente insiste nel dire che i giovani di oggi avranno una pensione di € 500,00 al mese o nulla, in quanto la stessa dipenderà’ dalla loro retribuzione che non e’ possibile ipotizzare a priori. Tutte cose che noi sappiamo, ma che vengono puntualmente ignorate e manipolate da chi fa propaganda spicciola, tipo il governatore della regione Toscana che dice corbellerie enormi in materia pensionistica e, se tanto mi da’ tanto…….Auguri ai cittadini Toscani soprattutto a quelli che lo hanno eletto.

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