Quello delle pensioni è un vero film dell'orrore

07/ago/2014 15:21:09 Virgilio E. Conti Contatta l'autore

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Pensioni: Brunetta parla di taglio (e di orrore)

luglio 31, 2014 Effemeride Italia (La Redazione)
http://effemeride.it/pensioni-brunetta-taglio/

Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, ha invitato a tenere un “occhio a pensioni, conti correnti e titoli di Stato”, paventando un sostanzioso taglio delle pensioni.
“Senato bloccato sulle riforme istituzionali e situazione economica disastrosa. Nelle condizioni date non è facile sostenere il governo, ma nemmeno fare opposizione. Come nel ’68 si è costretti a ricorrere al vecchio slogan dell’immaginazione al potere. Pensare male per evitare di essere corresponsabili di scelte disastrose. E allora cerchiamo d’immaginare da quale pozzo saranno presi i soldi necessari per far fronte al disastro, che i dati che abbiamo indicato, lasciano intravvedere”.

“Ci sarà un forte taglio delle pensioni? Vecchi da rottamare, secondo la filosofia di vita della nouvelle vague piddina. Non tanto un difficile ricalcolo, ma un taglio secco che prescinda dall’entità dei contributi versati nel corso di una vita spesa nel duro lavoro. Tentare l’altra strada farebbe, infatti, emergere il grande scandalo nazionale delle pensioni baby: i pochi soldi percepiti, accompagnati tuttavia da un’erogazione pluriennale a fronte dell’inconsistenza dei contributi versati. Meglio, quindi, sparare nel mucchio, lasciando poi alla Corte costituzionale il compito di cassare, come già avvenuto, una norma che più contraria all’ordinamento giuridico esistente non si può”.

“Saranno comunque pochi soldi: del tutto insufficienti per colmare le voragini di bilancio. Ed allora non resta che aggredire i depositi ed i conti correnti. Non gli interessi già tassati al 26 per cento. Non c’è più sostanza. L’imponibile è talmente basso – interessi vicino allo zero – da non dare reddito. Torna, in altri termini, l’incubo del ’92: quella tassa, voluta da Giuliano Amato, che allora fu del 6 per mille sull’ammontare dei risparmi, che è passata alla storia come un grande crimine fiscale. Si dovrà poi aprire, inevitabilmente, il capitolo dei titoli di stato: finora graziati dall’ulteriore imposizione. Vi sarà una patrimoniale? Un allungamento delle relative scadenze, imposto per legge? Una riduzione d’imperio del valore facciale dei titoli posseduti? Il FMI lo sta dicendo da tempo che il debito italiano è sempre meno sostenibile”.

“E’ un film dell’orrore quello che stiamo presentando. Ma non è colpa nostra. Avremmo preferito ragionare più distesamente sulle prospettive, non escludendo l’ipotesi di riaprire il capitolo procedura d’infrazione. Ma dopo aver impostato quelle riforme che la Commissione europea da troppo tempo ci sollecita, e che non siamo stati capaci di realizzare. Matteo Renzi, come chiede la stampa più avvertita, dovrebbe ‘cambiare verso’ alla sua politica. Noi siamo qui: in fiduciosa attesa”.

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il commento di Virgilio Conti

Sì, quello delle pensioni è un vero film dell'orrore

È ormai certo e innegabile che le pensioni “d’oro”, quelle diciamo di trenta, novanta o duecentomila euro mensili lordi, non frutto, va detto, dei sacrosanti versamenti ma di qualche imbroglio burocratico, non si possono proprio toccare: lo ha recentemente stabilito la Corte Costituzionale disponendo la sospensione della “supertassa” (contributo di solidarietà) e il rimborso degli arretrati ai titolari.

Invece su quelle di due, tre o cinquemila euro mensili lordi nessun dubbio, quelle sì eccome se si possono toccare; pare proprio infatti che per queste ultime l’ente previdenziale statale sia stato legittimato al “tocco e ritocco”, senza, si badi bene, alcuna censura da parte della Consulta che, come sopra ricordato, aveva giudicato incostituzionali o inammissibili i compiuti prelievi sulle pensioni straricche, ed anche questo è un fatto certo e innegabile.

E così, per legge (sic!), giù le mani dalle pensioni d’oro ma non già da quelle basse le quali, non più tutelate e lungi dall’essere “premiate” dagli 80 euro di Renzi, divengono di fatto bottini da saccheggiare a piene mani.

 

                          

 

Non basta, le contestate pensioni e i vitalizi d’oro, immorali, lo ripetiamo, se non legittimamente guadagnati, coesistono con i vergognosi compensi di chi occupa decine di poltrone contemporaneamente e con i doppi stipendi agli eletti consiglieri comunali, regionali e provinciali; ma non dimentichiamo le indecenti entrate dei top manager che portano le aziende al fallimento e quelle, altrettanto scandalose, dei commissari straordinari preposti alle gestioni successive; poi ci sono gli odiosi onorari in nero di non pochi (è un eufemismo) disonesti liberi professionisti in camice, tuta o cravatta che non emettono fatture e scontrini fiscali, e mentre ogni giorno apprendiamo di nuovi evasori fiscali prosperano i fraudolenti vitalizi, le folli spese e gli inopportuni rimborsi di amministratori pubblici, proseguono le baby pensioni e quelle erogate a favore di titolari defunti, perseverano gli stipendi privilegiati dei dipendenti parlamentari, vegetano le false pensioni di invalidità e i veri sussidi ai falsi poveri, permangono le infamanti indennità di disoccupazione, assegni sociali e pensioni a favore di condannati per mafia, terrorismo, azioni eversive o stragi, e ancora e ancora …

 

Poi ci sono le pensioni “versate” come quelle da reddito di lavoro dipendente, maturate lavorando e versando i contributi per quarant’anni; si tratta di oneste pensioni, ieri versate ed oggi riscosse, che continuano ad essere prese di mira da un pò tutti i Governi e che, con la complicità delle stesse organizzazioni sindacali, sono costantemente tassate e tartassate. Queste pensioni, qualche anno fa bloccate e “congelate” nel loro legittimo ancorchè esiguo adeguamento ISTAT al carovita, restano a tutt’oggi pensioni di “ghiaccio” ovvero prive dell’annuale indicizzazione; spettanze accumulate in tanti anni di versamenti (le pensioni versate sono retribuzioni differite), ma, in quanto non rivalutate nel tempo, ormai destinate a “sciogliersi”, ad assottigliarsi sia rispetto a quelle di altre categorie sia rispetto al potere di acquisto.

                                                                                  

Insomma, pensioni legittime decurtate illegittimamente mentre tasse, bollette e costo della vita sono sempre in crescita e quando vicende di frodi, di evasione fiscale, di corruzione et similia proliferano, spesso impunite, e ammorbano la nostra vita quotidiana.

 

E così oltre alle pensioni “d’oro” ci saranno pure le pensioni “d’orrore”. Sì orrore, perchè questa norma bloccapensioni, ritirata dalle pensioni “d’oro” (qui era denominata contributo di solidarietà) ma conservata, col nome di blocco della perequazione, sulle pensioni basse forse in virtù del semper sano principio “due pesi e due misure”, vìola palesemente la Costituzione nonché diverse sentenze e ordinanze della Corte costituzionale e perché se continuata, ad esempio per 15 anni, sostengono gli esperti, “taglierebbe” le pensioni medesime del 50%! 

Perciò si interrompa subito questo orrore amministrativo reintegrando la periodica rivalutazione e rimborsando tutti gli importi fin qui trattenuti.  

Il ripristino dello status quo ante  contribuirà alla ripresa economica generale e restituirà ai pensionati diritti e dignità, in più l’INPS e lo Stato torneranno ad essere un po’ più affidabili e credibili agli occhi dei cittadini.

Virgilio Conti

Luglio 2014: la materia della perequazione è attualmente all’esame della Corte costituzionale la quale dovrebbe decidere ed esprimersi in autunno sulla illegittimità o meno dell’attuale blocco della rivalutazione (indicizzazione) che sta colpendo e penalizzando le pensioni “versate”

Pensioni e politica: tagli alla rivalutazione, ma mai agli sprechi. Le pensioni “congelate” sono destinate a “sciogliersi”. Al di la poi del fatto che l’auspicato sblocco delle pensioni di “ghiaccio” è cosa moralmente giusta e legittima, il reintegro dell’indicizzazione andrebbe a vantaggio della ripresa economica; in più l’INPS e lo Stato tornerebbero ad essere un po’ più affidabili e credibili agli occhi dei cittadini. /di Virgilio Conti*/ - TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=15052

 

Di seguito l’interessante commento del Sig. Bruno all’articolo "Pensioni: l’equità possibile" pubblicato il 14.01.14 su lavoce.Info e disponibile all’indirizzo

http://www.lavoce.info/pensioni-equita-generazioni-contributi/                                                                                  

Considerazioni sull’accanimento

contro i cosiddetti pensionati d’oro

Le pensioni di coloro che percepiscono assegni superiori a quattro volte il minimo, sono ormai considerate “pensioni d’oro” e, come tali, sono diventate - in ragione di una riscoperta necessità di "solidarietà" - terreno di caccia e facile bersaglio di politici, economisti, scontenti ed invidiosi di varia natura. Tra tutti coloro che s'impegnano in questo momento nell’esercizio di trovare marchingegni per far pagare alla fascia medio/alta dei pensionati - e pare soltanto a loro - lo scotto del dissesto finanziario degli Enti previdenziali, non risulta esservi alcuno che consideri che i cosiddetti pensionati “d’oro”:

1) hanno contribuito a versare alle Casse degli Enti cospicui contributi sempre correlati alle retribuzioni percepite ed in più, talvolta, hanno anche già versato, durante la vita lavorativa, ulteriori contributi a titolo di "solidarietà";

2) contrariamente a molti altri, hanno sempre versato e versano al Fisco tutto quanto previsto dalle Leggi vigenti, sulla base degli emolumenti percepiti (prima le retribuzioni poi la pensione);

3) nel corso dei loro - mediamente - 40 anni di percorso lavorativo, hanno programmato la loro vita e le loro aspettative per il periodo post-lavorativo in ragione di quanto disponevano le Leggi vigenti in materia previdenziale e sulla certezza del Diritto in una Italia che, appunto, si considera Stato di Diritto;

4) nel caso di situazioni pensionistiche diverse, quali quelle che oggi si prospettano, ciascuno avrebbe potuto provvedere individualmente a forme di investimento appropriate, assicurazioni e quant’altro avesse potuto garantirgli una vecchiaia tranquilla e certa;

5)in molti casi, tra l’altro, hanno visto calcolare il loro assegno di pensione non sulla base delle retribuzioni afferenti ai contributi effettivamente versati ma su valori di gran lunga inferiori in ragione di “tetti pensionabili di discutibile legittimità” (vedi per esempio Dgsl n. 182/1997 art. 1 c. 10);

6)la parte di contributi versati in eccedenza alle retribuzioni pensionabili (e quindi ininfluenti per la determinazione dell’assegno di pensione) è già stata incamerata dagli Enti a titolo di “solidarietà”;

7) hanno già dato il loro contributo alla “ragion di Stato” con le parziali inique rivalutazioni annuali dei loro assegni che - negli ultimi due anni - sono state addirittura abolite completamente;

8) ancora nell’anno 2014 pagano lo scotto con una misera e simbolica rivalutazione della loro pensione, esclusivamente accordata con il chiaro intento di tentare di aggirare un futuro pronunciamento di incostituzionalità della nuova Norma disposta dall’ultima Legge di Stabilità.

Se proprio devono essere i pensionati a pagare, viene da domandarsi perché nessuno parla di possibili interventi anche su quelle baby pensioni che una miriade di lavoratori percepisce dall’età di 35/40 anni? Questi baby pensionati, nel tempo, e per ulteriori 20/30 anni, oltre a percepire la pensione, hanno per lo più continuato la loro vita lavorativa “rigorosamente in nero” senza versare né contributi previdenziali alle Casse né tasse al Fisco. Dette baby pensioni, percepite in virtù di “Leggi particolari”, hanno contribuito non poco, negli anni, al dissesto delle Casse degli Enti previdenziali senza peraltro essere supportate neppure da adeguati versamenti contributivi; esse non raggiungono oggi, per le ovvie ragioni della scarsa contribuzione, i livelli delle cosiddette pensioni d’oro (che in molti casi sono soltanto d’argento, di bronzo o anche meno) e quindi risultano esenti da ogni attenzione nell’attuale dibattito sui sacrifici.

In conclusione, si evidenzia che i fondi necessari per far quadrare i Conti dovrebbero essere ricercati certamente altrove e, caso mai, dovrebbero gravare a carico di tutti i cittadini. Come appunto dice anche la Corte Costituzionale. Perché devono pagare i soli pensionati che percepiscono pensioni "d'oro" (i cui importi lordi, francamente, quando sono appena superiori a 4 o anche 5 o 6 volte il minimo è pretestuoso considerare “d’oro”)?

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