Nonna chiede aiuto per la figlia e le tolgono la nipotina

11/dic/2017 15.02.28 CCDU Onlus Contatta l'autore

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Nonna chiede aiuto per la figlia e le tolgono la nipotina
Ignorata la recente pronuncia della Cassazione: nuovo episodio di genetica familiare orchestrato con teorie psichiatriche e avvallato dal Tribunale di Firenze.

Pisa. Sembra tetro il destino della piccola nipotina di una giovanissima nonna di Pisa. Il Tribunale per i minorenni di Firenze ha accolto le richieste del Consulente d’Ufficio di mandare in adozione la nipotina strappata alla famiglia circa un anno e mezzo fa, quando aveva appena compiuto un mese di vita. Questo ha sollevato le proteste indignate della nonna che parecchi anni fa aveva chiesto aiuto ai Servizi Sociali per sua figlia e si ritrova ora a rischiare di perdere la nipotina. Da qui la decisione di rendere pubblica la vicenda in cui l’avvocato della nonna, Francesco Miraglia, ha accusato pubblicamente il Tribunale di avere usato una "condotta ai limiti del nazismo".

La nonna accusa gli psichiatri e i Servizi di non aver mai né capito né aiutato sua figlia e la sua famiglia: “Ho chiesto aiuto ai servizi sociali... Al compimento del primo mese, senza alcun altro tentativo di aiuto… si sono presentati i Servizi Sociali con la Polizia di Stato e mi hanno strappato la bimba dalle braccia. Mia figlia ed io siamo cadute nella disperazione più totale.”

E anche secondo la Consulente di Parte della nonna, quando la bambina è stata allontanata non c’erano i presupposti concreti per allontanarla dalla famiglia: “…la bambina non è mai stata in pericolo di vita o in situazione di abbandono reale, se la sono vista portare via senza alcun tipo di sostegno alla genitorialità o alla famiglia...”

Oggi l’ennesima tragedia. La bimba potrebbe addirittura andare in adozione perché, secondo il Consulente del Tribunale: “Il rischio quindi è che il ruolo della nonna, forte del fatto di aver vissuto già l’esperienza della maternità, prevalga su quello genitoriale di Simonetta [nome di fantasia per la mamma], finendo con il sostituirsi a lei. Simonetta d’altra parte, in linea con l’atteggiamento oppositivo nei confronti della madre, potrebbe tollerare poco la sua invasività ed andare verso un suo allontanamento progressivo. […].”

Le diagnosi psichiatriche, a differenza di quanto avviene in medicina, non essendo sostenute da alcun riscontro oggettivo (test di laboratorio, radiografie, TAC ecc.), sono intrinsecamente a-scientifiche e arbitrarie. Quest’arbitrarietà si riflette nel linguaggio vago usato. Come fa notare la consulente della nonna: “Nelle conclusioni così come nella consulenza intera vengono utilizzate parole come “sembra” … “potrebbero essere” … condizionali, dubitativi… e su questi dubbi e incertezze si dovrebbe decidere del futuro di una famiglia?”
La relazione del Tribunale presenta anche altri aspetti controversi:
  • I test di genitorialità sono positivi. La valutazione è praticamente identica per entrambe le donne: “Dal punto di vista delle capacità genitoriali (PPT-test), il soggetto mostra uno stile di parenting adeguato, esprimendo una percezione positiva delle proprie competenze nel ruolo di genitore.”
  • I Servizi Sociali hanno manifestato delle discontinuità e fragilità, come scrive lo stesso Consulente d’Ufficio: “Certo anche i Servizi Sociali hanno manifestato delle discontinuità e fragilità nell’intervento a favore di questo nucleo familiare, responsabilità da non far ricadere tanto sulla singola Assistente Sociale quanto prevalentemente sul turn-over degli operatori.”
 
“Nella motivazione della richiesta di adottabilità non ci sono abusi, maltrattamenti o abbandono, c’è il rischio di un presunto pericolo futuro che la nonna potrebbe (forse) sostituirsi alla mamma nella cura della bambina e la mamma potrebbe (forse) tollerare poco l’invasività della nonna. Purtroppo, non è l’unico caso di bambini strappati alle famiglie con motivazioni strampalate o ipotetiche. A seguito della recente pronuncia del PG della Cassazione Francesca Ceriani che, parlando di «operazione di genetica familiare», ribadiva

«i figli non si tolgono nemmeno ai mafiosi perché ogni bambino ha diritto a crescere nella famiglia dove è nato»

ci eravamo illusi che i tribunali avrebbero messo un freno ai tentativi di genetica familiare messi in atto da certi psichiatri.” Sostiene Paolo Roat, Responsabile Nazionale Tutela Minori del CCDU Onlus. “I Giudici non dovrebbero appiattirsi su valutazioni psichiatriche prive di fondamenti scientifici, ma eseguire un’istruttoria adeguata al fine di valutare tutti gli aspetti, riappropriandosi del loro ruolo di Perito dei Periti. Togliere a un bambino la sua famiglia dovrebbe essere l’extrema ratio secondo i principi della legge e le convenzioni internazionali sui diritti dei fanciulli. La Giustizia minorile dovrebbe dissociarsi da certe teorie psichiatriche di matrice eugenetica che, considerando le famiglie come portatrici di geni sbagliati, violano i diritti dei bambini in nome di un supposto e non comprovato «bene» del minore.”

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU) Onlus







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