Comunicati.net - Comunicati pubblicati - ONLUS Comunicati.net - Comunicati pubblicati - ONLUS Fri, 23 Feb 2018 18:51:23 +0100 Zend_Feed_Writer 1.12.20 (http://framework.zend.com) http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/1 ELEZIONI, ARCIGAY LANCIA "VOTOARCOBALENO": CINQUE RICHIESTE AI CANDIDATI E UN SITO PER MONITORARLI Mon, 19 Feb 2018 14:41:34 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/470359.html http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/470359.html Arcigay Arcigay ELEZIONI, ARCIGAY LANCIA "VOTOARCOBALENO": CINQUE RICHIESTE AI CANDIDATI E UN SITO PER MONITORARLI

Bologna, 19 febbraio 2018 - Sono cinque le richieste che compongono la piattaforma che Arcigay rivolge ai candidati in vista del voto del prossimo 4 marzo. La campagna si chiama Votoarcobaleno e oltre a impegnare i candidati e le candidate su alcuni temi, offre all'elettorato un sito web (www.votoarcobaleno.it) attraverso il quale monitorare le liste e scovare i più "friendly" o "unfriendly". "Per la comunità lgbt - spiega Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay -  in questo snodo si gioca la possibilità di tenere aperta la stagione dei diritti, che durante l’ultima legislatura ha dotato questo Paese di una legge che riconosce le unioni tra persone dello stesso sesso. Come in ogni elezione, i partiti hanno già stilato liste di proposte e promesse, in molti casi  insufficienti a recuperare il grave ritardo dell’Italia su questi temi e a mettere mano perciò concretamente alle diseguaglianze che frastagliano il nostro tessuto sociale. Arcigay, aprendo un dibattito all’interno dei suoi 56 comitati presenti su tutto il territorio nazionale, ha stilato un elenco di cinque richieste prioritarie da rivolgere ai futuri eletti e alle future elette del Parlamento italiano. Una piattaforma concreta, possibile e praticabile, su cui misurare la volontà reale della politica di farsi carico delle istanze delle persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e intersessuali. Matrimonio egualitario, cioè il superamento dell'istituto giuridico ad hoc per le coppie di gay e lesbiche e la definitiva messa in sicurezza del riconoscimento delle coppie omosessuali. Una legge contro l’odio omotransfobico, che faccia tesoro degli errori del passato e sappia farsi strada con strumenti efficaci e rapidi, perché l'odio in Italia è un'emergenza; la riforma delle adozioni, da aprire a single e coppie same sex, e la tutela dei diritti dei minori che già vivono in famiglie omogenitoriali; l’accesso alla fecondazione eterologa per donne lesbiche e single, superando un'esclusione assurda della sgangherata legge 40; infine, un welfare che accompagni il percorso di depatologizzazione della condizione trans.  Cinque obiettivi concreti per costruire un orizzonte fatto di autoderminazione, orgoglio, uguaglianza. Abbiamo racchiuso questi traguardi in una piattaforma,- conclude Piazzoni - sulla quale chiediamo pubblicamente l’impegno  dei candidati e delle candidate".

Attraverso il sito www.votoarcobaleno.it Arcigay monitorerà le adesioni e le renderà pubbliche. Per l'esattezza, nella pagina web di ciascun candidato o candidata confluiranno l'adesione alla piattaforma, l'eventuale giudizio dell'associazione e alcune informazioni (dichiarazioni e rassegna stampa) utili a raccontarne il profilo. Infine, gli internauti potranno attraverso i pulsanti "mi piace" e "non mi piace", determinare il fattore arcobaleno dei candidati e delle candidate e contribuire a stilare una graduatoria dei nomi più "friendly", condividendo il proprio consenso o il proprio dissenso attraverso i profili twitter e Facebook. L'auspicio è che alla viglia delle urne gli elettori possano disporre di uno strumento utile ad esprimere un voto consapevole. Già da oggi, comunque, sono visibili i primi semafori rossi o verdi, che riguardano intere liste (rosso totale per Casapound e Popolo della famiglia, per citare due esempi) o nomi particolari, presenti tanto a destra quanto a sinistra. Il semaforo verde più convinto è naturalmente quello a Monica Cirinnà, pasionaria delle legge sulle unioni civili, che ha già sottoscritto la piattaforma di Arcigay e che corre per il bis al Senato in Lazio. Altro nome col vento in poppa è  Yuri Guaiana, l'attivista lgbti fermato a Mosca alcuni mesi fa e che corre nella lista +Europa di Emma Bonino; la stessa Bonino ha già sottoscritto la piattaforma di Arcigay e gode dell'apprezzamento dell'associazione. Pollice in alto anche per i democratici Tommaso Cerno e Silvia Fregolent, pronti a sostenere le battaglie di Arcigay. Cartellino rosso invece per Massimo Bitonci, il famigerato sindaco antigender che corre con Salvini per la Camera in Veneto, così come per Eugenia Roccella, candidata nella coalizione di centrodestra nel bolognese e che promette l'annullamento delle unioni civili. Sempre a Bologna il semaforo è rosso per  Valentina Castaldini, la "sentinella in piedi" candidata alla Camera nel partito di Beatrice Lorenzin, nella coalizione di centrosinistra, la stessa che all'uninominale al Senato candida Pierferdinando Casini, altro bocciato eccellente di Arcigay. Numerose adesioni alla piattaforma stanno giungendo dalle formazioni di sinistra, cioè Potere al Popolo e Liberi e Uguali. Ed è già scattato il verde per Rossella Muroni, ex leader di Legambiente, candidata con LeU in Umbria, Toscana e Puglia.   Da oggi al 4 marzo il sito sarà aggiornato continuamente con le informazioni provenienti dalle sedi territoriali di Arcigay,  dai candidati e dalle candidate ma anche dall'elettorato. Il sito Votoarcobaleno contiene anche una guida al sistema elettorale, per assistere le persone nella comprensione della nuova legge. Inoltre, il sito  permette a ciascun  elettore o elettrice di visualizzare, inserendo il luogo di residenza, tutti i nomi che troverà sulla scheda elettorale, organizzati secondo le liste di appartenenza. 

in allegato la piattaforma sottoposta ai candidati e alle candidate e il logo della campagna 


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Ufficio stampa Arcigay   - Vincenzo Branà  (338.1350946)


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Comunicato stampa VII ed. premio giornalistico "Angelo Maria Palmieri" per giornalisti professionisti, pubblicisti, free lance, praticanti e allievi delle Scuole e Master in Giornalismo Fri, 16 Feb 2018 10:55:30 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/470136.html http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/470136.html FIABA ONLUS FIABA ONLUS Comunicato stampa VI edizione premio giornalistico "Angelo Maria Palmieri"

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COMUNICATO STAMPA

Premio Giornalistico "Angelo Maria Palmieri"

7^ EDIZIONE 2018

 

Gli elaborati dovranno pervenire entro il 20 Aprile 2018

 

FIABA e la Biblioteca e Associazione Culturale “Angelo Maria Palmieri”, nell’intento di ricordare la figura di Angelo Maria Palmieri, giornalista scomparso a soli 30 anni nel 2011, bandiscono la 7^ edizione del Premio Giornalistico a lui intitolato. Il Premio è ispirato ai valori che hanno contrassegnato la vita di Angelo Maria: l’informazione e l’impegno sociale ed intende valorizzare i migliori articoli o servizi radio-televisivi che abbiano affrontato tematiche rilevanti, quali il superamento di tutte le barriere culturali e sociali, la tutela dei diritti umani, il femminicidio, il bullismo e cyberbullismo, i giovani e la crisi economica, le nuove povertà, la convivenza sociale.

 

La partecipazione al Premio è gratuita. Possono concorrere giornalisti professionisti, pubblicisti, free lance, praticanti e allievi delle Scuole e Master in Giornalismo, riconosciute dall’Ordine, autori di articoli in lingua italiana o di servizi radiotelevisivi sul tema in concorso. Ogni concorrente potrà partecipare singolarmente o in gruppo con un solo articolo/servizio, pubblicato o trasmesso nel periodo compreso tra il 1 gennaio 2017 ed il 20 marzo 2018. La scadenza del bando è fissata per il 20 Aprile 2018.

 

La Giuria selezionerà e premierà i primi tre classificati nel corso di una cerimonia prevista per il mese di Maggio ad Avezzano (Aq).

 

Ogni informazione potrà essere richiesta a FIABA Onlus: email �“ ufficiostampa@fiaba.org �“ Tel. 06/43400800 o alla Biblioteca e Associazione Culturale “Angelo Maria Palmieri”: email �“ associazioneculturalepalmieri@gmail.com �“ Tel 347/3610992 .

                                       

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ELEZIONI, ARCIGAY: "RITOCCARE LE UNIONI CIVILI? BERLUSCONI BUTTA VIA MILIONI DI VOTI." Mon, 12 Feb 2018 14:54:55 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/469644.html http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/469644.html Arcigay Arcigay ELEZIONI, ARCIGAY: "RITOCCARE LE UNIONI CIVILI? BERLUSCONI BUTTA VIA MILIONI DI VOTI"
Bologna, 12 febbraio 2018 - "Berlusconi si vuole accreditare come leader dei moderati o gioca ad inseguire Salvini e Meloni sulla strada dell'estremismo di destra?" lo dichiara Gabriele Piazzoni Segretario nazionale di Arcigay. Che prosegue: "Silvio Berlusconi deve fare una scelta, non può pensare di minacciare i diritti acquisiti di milioni di persone mettendo in discussione la legge sulle unioni civili e allo stesso tempo accreditarsi come leader moderato, europeista e responsabile. In nessun paese dell'Europa occidentale la destra liberale sogna di mettere in discussione i diritti civili delle persone omosessuali. Con queste dichiarazioni continue che strizzano l'occhio all'integralismo religioso, il leader di Forza Italia squalifica il suo partito agli occhi di milioni di italiani che, a prescindere dalle proprie preferenze politiche, con quella legge hanno ottenuto la tutela dei propri affetti dopo 40 anni di battaglie e che certamente non daranno il loro voto a una forza politica che la mette in discussione", conclude Piazzoni.


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Ufficio stampa Arcigay   - Vincenzo Branà  (348.6839779 - 338.1350946)


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Global Stem Cell Therapy Market: Market Estimation, Dynamics, Regional Share, Trends, Competitor Analysis 2012-2016 and Forecast 2017-2023 Thu, 08 Feb 2018 12:24:49 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/msf/469055.html http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/msf/469055.html praveen praveen

Stem cell therapy market: Stem cell therapy involves use of stem cells to treat various diseases or disorders. Stem cells are fundamental for every tissue and organ in the body.  Stem cells are indistinguishable biological cells that are able to differentiate into specialised cells (liver cells, cardiac cells etc.) and can renew itself (through mitosis) to produce more stem cells. Stem cells have the ability to replicate, repair, and replace other damaged tissues in the human body. In addition, stem cell based therapies are also used to treat several chronic diseases such as blood disorders, cancer and others.

 Global Market Outline: Stem Cell Therapy Market 

 Growing awareness about the potency of stem cells in disease management, development of advanced gene based analysis techniques and increase in public, private investments in stem cell research are acting as growth drivers for stem cell therapy market. In addition, identification of new stem cell lines and development of infrastructure for stem cell banking & processing are propelling the growth of the global stem cell therapy market. However, ethical issues involved in stem cells research such as destruction of human embryos, religious beliefs are considered as road blocks for adaptation of stem cell therapy by patients. However, stringent regulations to conduct trials on humans, high-cost of research and storage of stem cells are some restraining factors for stem cell therapy market.

 

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Stem cell therapy market has been segmented on the basis of treatment mode, cell types, application, technology, and end-user

 

Based on treatment, stem cell therapy market is segmented into

·         Allogeneic

·         Autologous

 

Based on cell type, stem cell therapy market is segmented into

·         Adult Stem cells

·         Induced Pluripotent Stem cells

·         Human Embryonic Stem Cells

·         Others

 

Based on technology, stem cell therapy market is segmented into

·         Cell Production

·         Cell Acquisition

·         Cryopreservation

 

Based on end-user, stem cell therapy market segmented into

·         Hospitals

·         Ambulatory Centers

·         Research Centers

 

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Stakeholders in stem cell therapy such as academic institutions and research firms are collaborating in development of stem cell therapy and industry collaborations also projecting enormous growth of stem cell therapy market. For instance, in November 2015, Cellular Dynamics International, Inc. (FUJIFILM) collaborated with Roche to supply iCell (CDI’s induced pluripotent stem cell derived) products that enables in identification of novel drug candidates at the early stages of drug discovery. Similarly, in May 2017, Magenta Therapeutics, entered into strategic partnership with Be The Match BioTherapies, to improve and expand the use of curative stem cell transplantation.

 

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Geographically stem cell therapy market has been segmented into following regions viz. North America, Europe, Asia-Pacific, Latin America, and Middle East & Africa. Among the regions, North America dominates global stem cell therapy market due to factors such as increasing prevalence of chronic diseases, growing awareness, and rising investment in research and development activities. In Asia Pacific region, due to the favourable government policies, development healthcare infrastructure, industry collaborations in research and developments expected to boost stem cell therapy market. For instance, in April 2017, Plasticell, a developer of stem cell technologies and cell-based therapies, has announced that it has signed agreements with the Agency for Science, Technology and Research (A*STAR), Singapore,  and the Nanyang Technological University (NTU), Singapore, to progress its therapeutic stem cell pipeline.

 

Some of the players in stem cell therapy market are Cytori Therapeutics Inc. (U.S.), Fibrocell Science (U.S.), Cellartis AB (Cellectis) (France), BioTime, Inc. (U.S.), GE Healthcare (U.S.), Thermo Fisher Scientific (U.S.), STEMCELL Technologies Inc. (Canada), Fujifilm Holdings Corporation (Japan), Vericel Corporation (Aastrom Bioscience) (U.S.), Brainstorm cell therapeutics (U.S.), Becton, Dickinson and Company (U.S.), Stryker Corporation (U.S.), Celgene Corporation (U.S.), and Osiris Therapeutics, Inc. (U.S.) to name a few.

 

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Consorzio Grana Padano: la promessa del 2015 diventa oggi una realtà a sostegno della Fondazione Francesca Rava. Thu, 08 Feb 2018 11:34:34 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/469051.html http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/469051.html Mistral Pubblicità Mistral Pubblicità Il ricavato delle forme di Grana Padano prodotte in Expo destinato al progetto “Ossigeno” per l’ospedale pediatrico NPH Saint Damien.

Grana Padano e Fondazione Francesca Rava suggellano il loro legame di solidarietà con la realizzazione di un progetto, che porterà nuovi benefici ai tanti bambini di Haiti che soffrono di gravi patologie da malnutrizione.

Un impegno iniziato diversi anni fa e confermato a Expo 2015, in occasione dell’inaugurazione del caseificio in Cascina Triulza: il ricavato delle due forme di Grana Padano prodotte giornalmente sarebbe stato devoluto a favore della Fondazione. Oggi questa promessa è stata mantenuta.

Le trecento forme di Grana Padano DOP, con matricola ufficiale MI2015 e marchiate Riserva nell’ottobre scorso, sono state vendute al fine di contribuire ai fabbisogni del reparto malnutrizione dell’ospedale pediatrico NPH Saint Damien di Haiti.

La distribuzione, avvenuta tramite i punti vendita del Gruppo Auchan, ha permesso di raccogliere 80mila euro destinati al progetto “Ossigeno”, ai quali si aggiungono ulteriori 20mila euro che l'Assemblea del Consorzio Tutela Grana Padano ha ulteriormente deliberato di donare, per un totale, quindi, di 100mila euro. Grazie a questo sostegno, il reparto malnutrizione del Saint Damien sarà dotato di un impianto per canalizzare i gas medicali ai ventiquattro posti letto dei bambini ricoverati, che arrivano in condizioni così gravi da richiedere la respirazione assistita, d’ora in poi fornita in maniera immediata e sicura.

È una storia di bontà, quella tra Grana Padano e Fondazione Francesca Rava, che inizia nel 2004 con il contributo del Consorzio per la realizzazione di Grana Padano Nutrition Center all’ospedale Saint Damien e prosegue negli anni con diversi progetti finalizzati ad aiutare migliaia di bambini haitiani in un paese dove un bambino su cinque è malnutrito e dove ogni ora due bambini muoiono per malnutrizione e malattie correlate.

Siamo felici di poter, ancora una volta, offrire il nostro sostegno concreto alla giovane popolazione di Haiti attraverso una onlus, come Fondazione Francesca Rava, che crede nei valori dell’efficienza e della trasparenza. Siamo altrettanto orgogliosi di essere riusciti a portare a termine l’impegno preso durante Expo 2015 e di poter vedere, a breve, i risultati di questa operazione” – afferma Nicola Cesare Baldrighi, presidente del Consorzio Grana Padano.

Aggiunge Maria Vittoria Rava, presidente di Fondazione Rava: “Sono molto grata al Consorzio Grana Padano che è vicino alla Fondazione Francesca Rava sin dalla costruzione dell'ospedale Saint Damien; ci ha sostenuto nella terribile emergenza del terremoto del 2010, e anche oggi concretamente supporta un nuovo passo avanti nell'assistenza ai bambini che arrivano gravemente malnutriti, offrendo loro un sistema all'avanguardia di respirazione assistita. Credo che l'eccellenza di un prodotto stia nella sua qualità, ma anche nella capacità di contribuire a migliorare la salute di tutti, in questo caso i bambini di Haiti, assicurando loro le cure mediche che vorremmo per i nostri figli".

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Global Safety Syringes Market: Market Estimation, Dynamics, Regional Share, Trends, Competitor Analysis 2012-2016 and Forecast 2017-2023 Thu, 08 Feb 2018 08:34:01 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/469007.html http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/469007.html vamshi vamshi

Global Safety Syringes Market: By Technology (Retractable (Automatic and Manual) and Non-Retractable (Sliding Needle, Sheathing Tube, and Hinged Needle)), By Therapy Type (Insulin, GLP-1, Tuberculosis, Growth Hormone, and Other), By Product Type (Attached Needle, and Detachable Needles), and Geography (North America, Europe, Asia-Pacific, Latin America, and Middle East & Africa) – Safety Syringes Market Estimation, Dynamics, Regional Share, Trends, Competitor Analysis 2012-2016 and Forecast 2017-2023

 Global Safety Syringes Market Report Description:

 Global safety syringes market report gives comprehensive outlook on safety syringes across the globe with special emphasis on key regions such as North America, Europe, Asia-Pacific, Latin America, and Middle East & Africa (MEA). The report on safety syringes market gives historical, current, and future market sizes (US$ Mn) on the basis of technology, therapy type, product type, and geographic regions. This report studies safety syringes market dynamics elaborately to identify the current market trends & drivers, future opportunities and possible challenges to the key stakeholders operating in the market. In addition, safety syringes market report includes the competition analysis with vividly illustrated the competition dashboard to assess the safety syringes market competition. Moreover, PBI analyzed safety syringes market to better equip clients with possible investment opportunities across the regions (Regional Investment Hot-Spots) and market unmet needs. Key stakeholders of the safety syringes market report include raw material suppliers, manufacturers, marketers, hospitals, physician offices, policy makers, and healthcare service providers who are engaged in usage and advocacy of safety syringes.

 

 

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Safety syringes market segmented based on type of syringe and end-user

 

Based on type of syringe, safety syringes market is segmented into

·         Retractable Safety Syringes

o    Manual Syringes

o    Automatic Syringes

·         Non-Retractable Safety Syringes

o    Hinge Needle Cap Syringes

o    Sheathing Tube Syringes

o    Sliding needle Cap Syringes

 

Based on end-user, safety syringes market is segmented into

·         Hospitals

·         Ambulatory Surgical Centres

·         Clinics

 

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Safety syringes market is showing a considerable growth with significant CAGR during forecast period. Many government organizations, WHO, and regulatory bodies of respectable countries issued legislations for compulsory use of safety syringes. For instance in U.S. Needle stick Safety and Prevention Act was enforced in 2001 to prevent the needle stick injuries and promoting the safety injectors. Similarly, The Nigeria government issued a deadline on October 1, 2012 for phasing out of conventional syringes and usage of auto-disable syringes in its health institutions. Adopting new technologies and diversifying their products are the key market strategies used by the safety syringe market players. Acquisitions and mergers are also key market strategies in safety syringes market.  In December 2012, Becton, Dickinson and Company (BD), acquired Safety Syringes, Inc., a company that specialised in the development of anti-needle stick devices for prefilled syringes.

 

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Geographically safety syringes market has been segmented into following regions viz. North America, Europe, Asia-Pacific, Latin America, and Middle East & Africa. Due to various factors like awareness in needle stick injuries, launch of biologic products, continuous focus on vaccination, and awareness about hospital acquired infections in healthcare professionals and well-developed infrastructure made U.S. constitute more market share in global safety syringes market. Asia-pacific region has expected to show significant growth because of increased healthcare expenditure, awareness of healthcare professionals. In addition, to this extensive immunisation initiatives taken by WHO and UNICEF in the Asian region is likely to boost the market growth in Asia- Pacific region. Middle East and African regions have high opportunity for growth owing to the populace strength. African countries have high incidence of infections due to unsafe injection practices. With proper awareness programs about safety syringes in these regions can create significant growth opportunity for the companies to capitalise on, provided they come at an affordable prices.

 

Some of the players in safety syringes market are Becton, Dickinson & Company (U.S.), Medtronic (U.S.), Revolutions Medical Corporation (U.S.), Retractable Technologies, Inc. (U.S.), Royal Imtech N.V. (Smiths Medical) (Netherlands), Terumo Corporation (Japan), Unilife Corporation (U.S.), Sol-Millennium Medical Group (China), Ultimed, Inc. (U.S.), and Axel Bio Corporation (U.S.) to name a few.

 

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MINACCE DI MORTE A TOMMASO CERNO, ARCIGAY: "CLIMA AVVELENATO. SERVE REAZIONE COMPATTA DI TUTTE LE FORZE DEMOCRATICHE" Wed, 07 Feb 2018 13:55:04 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/469179.html http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/469179.html Arcigay Arcigay MINACCE DI MORTE A TOMMASO CERNO, ARCIGAY: "CLIMA AVVELENATO. SERVE REAZIONE COMPATTA DI TUTTE LE FORZE DEMOCRATICHE"
Bologna, 7 febbraio 2018 - "Le gravi minacce rivolte sui social network a Tommaso Cerno sono l'ennesimo sintomo di un clima avvelenato che non può essere assolutamente tollerato": lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay. Che prosegue: "nel trasmettere la nostra piena solidarietà al candidato democratico, sentiamo l'urgenza di rivolgere un appello affinché tutte le forze che hanno a cuore la democrazia mettano in campo un rifiuto inequivocabile nei confronti della violenza che vediamo strategicamente iniettata in questa stagione elettorale. Arcigay ha già dato la propria adesione alla manifestazione che Anpi ha indetto per sabato 10 febbraio a Macerata, a seguito del grave atto di terrorismo di cui la città è stata teatro, per portare la solidarietà di tutto il Paese alle vittime. Ci auguriamo che quella manifestazione sia l'occasione ineludibile per le forze democratiche di questo Paese di mandare un segnale forte a chi specula sulla paura e inietta violenza. In gioco c'è il riconoscimento dei valori fondativi della nostra Carta costituzionale, che vengono prima di qualsiasi corsa elettorale: e su quei valori - conclude Piazzoni - non è tollerabile alcuna ambiguità". 


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Ufficio stampa Arcigay   - Vincenzo Branà  (348.6839779 - 338.1350946)


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DOPO GLI ARRESTI IN VIA PREMUDA RIPRISTINIAMO L'ONORE CON LA VIA DELLA FELICITA' Tue, 06 Feb 2018 18:56:56 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/468797.html http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/468797.html CHIESA DI SCIENTOLOGY CAGLIARI CHIESA DI SCIENTOLOGY CAGLIARI  

 

 

 

 

Nel quartiere si sentono ancora le sirene delle auto delle Forze dell'Ordine che hanno appena assicurato alla giustizia 10 pusher ed eseguito l'ennesimo sequestro di ingenti quantitativi di cocaina, marijuana e hascisc, la massiccia presenza di militari e auto della polizia rende l'ambiente pesante e sospettoso.

Ma non si può criminalizzare un intero quartiere, dove la stragrande maggioranza dei cittadini vive onestamente, a causa di pochi pusher che, incuranti delle conseguenze che causano con le loro azioni criminali e avidi dei soldi delle loro vittime, lo infangano inondandolo di droga, rovinando un'intera generazione di ragazzi e facendo del quartiere il punto di riferimento dello spaccio dell'intero campidano.

No, la popolazione non ci sta e i volontari della Fondazione Onlus de "La Via della Felicità" ancora meno!

Diffondendo il libretto di L. Ron Hubbard "La Via della Felicità" una guida basata sul buon senso per una vita migliore, i volontari intendono dare un segno di rinascita e di speranza a tutti i cittadini del quartiere, perchè qualcosa si può fare contro il degrado e la prepotenza di pochi, ripristinando prima di tutto l'integrità personale e il senso dell'aiuto reciproco, perchè il crimine attecchisce più facilmente là dove esiste la divisione e l'egoismo.

"I precetti contenuti in questo libro sono, in realtà, i margini della carreggiata, violandoli si è come l'automobilista che esce di strada: il risultato può essere la rovina di un attimo, di una relazione, di una vita". Così scrive l'autore

L. Ron Hubbard nella prima pagina del libro. Un messaggio chiaro in cui responsabilità e fiducia e il ripristino dell'onore di sè, si completano per dare vita ad una società in cui i valori morali sono al primo posto.

 

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DA 4 SETTIMANE A UTA SI DIFFONDE LA VERITA' SULLA DROGA Tue, 06 Feb 2018 09:11:38 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/468710.html http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/468710.html CHIESA DI SCIENTOLOGY CAGLIARI CHIESA DI SCIENTOLOGY CAGLIARI  

 

Il filosofo L. Ron Hubbard, osservando le conseguenze che la droga causava alla società, scriveva: "Le droghe sono l'elemento più distruttivo della nostra cultura attuale e privano la vita delle sensazioni che sono comunque l'unica ragione di vivere".

 I  volontari di Fondazione per un Mondo Libero dalla Droga e della Chiesa di Scientology sono più che mai determinati a far si che questo non succeda e nel pomeriggio di lunedì 5 febbraio hanno distribuito i libretti “La verità sulla droga” nei negozi ed esercizi pubblici di Uta, piccolo centro della periferia della città metropolitana di Cagliari.

Sotto la cenere delle tranquille giornate nei piccoli centri, si nascondono noia e insoddisfazione, che sono il terreno fertile per i pusher, sempre attenti ad “aiutare” chi si trova in difficoltà o è in cerca di “nuove emozioni”. Alcool, cannabis e cocaina molto spesso riempiono le vuote serate di ragazzi giovanissimi, talvolta adolescentii.

L’informazione, ancora prima della repressione, è l’arma vincente contro questi criminali trafficanti di morte, perché solo attraverso l’informazione faremo maturare la giusta consapevolezza nei giovani che, al momento opportuno, saranno in grado di decidere liberamente di non fare uso di nessuna sostanza stupefacente.

Info: www.noalladroga.it

 

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UNA SOCIETA’ INTOSSICATA DALLE DROGHE NON HA FUTURO Tue, 06 Feb 2018 09:08:58 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/468709.html http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/468709.html CHIESA DI SCIENTOLOGY CAGLIARI CHIESA DI SCIENTOLOGY CAGLIARI  

 

 

La serata tipicamente invernale non ferma i volontari di Fondazione per un Mondo Libero dalla Droga e della Chiesa di Scientology, che, lunedì 5 febbraio hanno aggiunto l’obiettivo di contattare uno per uno tutti i negozi e gli esercizi pubblici di Decimomannu rifirnendoli di altre centinaia di opuscoli informativi “la verità sulla droga”, da distribuire ai cittadini per prevenire l’uso di droghe e l’abuso dei farmaci prescritti e di antidolorifici.

“L’aspetto più positivo – dicono i volontari - è il fatto che, nonostante la campagna perduri da oltre tre anni, la maggior parte dei commercianti siano sempre più determinati a collaborare per creare una società libera dalla droga”.

L’età dei ragazzi che si affaccia al mondo della droga si è ulteriormente abbassata, mettendo in pericolo il futuro degli adolescenti, creando così una società intossicata e senza futuro.

Stanno sorgendo come funghi “punti vendita autorizzati” in grandi come in piccoli centri, facendo passare un messaggio perfido e pericoloso con cui si vuol far passare per vera la bugia colossale, che la cannabis sia il toccasana per lo stress e il modo migliore per trascorrere una serata con gli amici.

Con l’appoggio dei commercianti locali e spinti dalle parole del filosofo L. Ron Hubbard che individuava le droghe come “l’elemento più distruttivo nella nostra cultura attuale”,

i volontari sono più che mai decisi a portare avanti la loro crociata contro la droga, fino alla vittoria finale sulla sciagurata cultura della morte.

Info: www.noalladroga.it

 

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VERONA, COMUNE CENSURA LO SLOGAN DELLA FIERA WEDDING. ARCIGAY : "FATTO GRAVE, SINTOMO DI UN CLIMA PREOCCUPANTE. INVIATA SEGNALAZIONE A UNAR" Mon, 05 Feb 2018 16:50:55 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/468800.html http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/468800.html Arcigay Arcigay
VERONA, COMUNE CENSURA LO SLOGAN DELLA FIERA WEDDING. ARCIGAY : "FATTO GRAVE, SINTOMO DI UN CLIMA PREOCCUPANTE. INVIATA SEGNALAZIONE A UNAR"
Bologna, 5 febbraio 2018 - "A quasi 2 anni dall'approvazione della legge sulle unioni civili,  l'amministrazione comunale di Verona ha censurato lo slogan di un' espositrice della fiera "Verona sposi" perché fa riferimento, in maniera allusiva, alle unioni civili. Un fatto grave, che tenta di scollegare la città di Verona dalle leggi della nostra Repubblica, di cui Verona, fino a prova contraria, è ancora parte": lo dichiara 
Laura Pesce, presidente di Arcigay Pianeta Milk di Verona. Che prosegue: "Invece di favorire il trattamento equo di tutti i cittadini e le cittadine che rappresenta, Il Comune si muove addirittura a censura delle iniziative che questa parità la promuovono. A Verona si respira un clima di repressione preoccupante, che ci ricorda tempi che vorremmo pensare molto lontani. Lo slogan #sposachivuoi prendeva chiaramente atto di una realtà che è già scritta nei cuori della gente, oltre che   nella legge: uomini e donne di questo Paese oggi si sposano, etero, gay, lesbiche o bisessuali che siano, indipendentemente dal fatto che lo facciano con matrimoni o unioni civili. Negarlo - continua Pesce - è pura cecità". "La censura messa in campo dal Comune di Verona - prosegue Gabriele Piazzoni, segretario nazionale Arcigay - è non solo rivelatrice di un pensiero liberticida, discriminatorio e antidemocratico, ma è anche sintomo di un'incompetenza raggelante della classe politica, che evidentemente ignora il rispetto dovuto alle leggi dello Stato e alle iniziative dei privati, se non lesive di queste leggi. Stiamo procedendo in queste ore a segnalare la vicenda all'Unar, l'ufficio nazionale contro le discriminazioni, affinché richiami la giunta di Verona al rispetto delle leggi", conclude Piazzoni. 


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Ufficio stampa Arcigay   - Vincenzo Branà  (348.6839779 - 338.1350946)


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LE COMPATIBILITA' ELETTIVE. Sat, 03 Feb 2018 11:56:56 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/468632.html http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/468632.html ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE  

LE COMPATIBILITA’ ELETTIVE. IO SON IO E TU NON SEI UN C…

QUANDO IL DNA GIUDICANTE E’ QUESTIONE DI FAMIGLIA.

Come la legislazione si conforma alla volontà ed agli interessi dei magistrati.

Un’inchiesta svolta in virtù del diritto di critica storica e tratta dai saggi di Antonio Giangrande “Impunitopoli. Legulei ed impunità” e “Tutto su Messina. Quello che non si osa dire”.

Marito giudice e moglie avvocato nello stesso tribunale: consentito o no? Si chiede Massimiliano Annetta il 25 gennaio 2017 su “Il Dubbio”.  Ha destato notevole scalpore la strana vicenda che si sta consumando tra Firenze e Genova e che vede protagonisti due medici, marito e moglie in via di separazione, e un sostituto procuratore della Repubblica, il tutto sullo sfondo di un procedimento penale per il reato di maltrattamenti in famiglia. Secondo il medico, il pm che per due volte aveva chiesto per lui l’archiviazione, ma poi, improvvisamente, aveva cambiato idea e chiesto addirittura gli arresti domiciliari – sia l’amante della moglie. Il tutto sarebbe corredato da filmati degni di una spy story.

Ebbene, devo confessare che questa vicenda non mi interessa troppo. Innanzitutto per una ragione etica, ché io sono garantista con tutti; i processi sui giornali non mi piacciono e, fatto salvo il sacrosanto diritto del pubblico ministero di difendersi, saranno i magistrati genovesi (competenti a giudicare i loro colleghi toscani) e il Csm a valutare i fatti. Ma pure per una ragione estetica, ché l’intera vicenda mi ricorda certe commediacce sexy degli anni settanta e, a differenza di Quentin Tarantino, non sono un cultore di quel genere cinematografico.

Ben più interessante, e foriero di sorprese, trovo, di contro, l’intero tema della incompatibilità di sede dei magistrati per i loro rapporti di parentela o affinità. La prima particolarità sta nel fatto che l’intera materia è regolata dall’articolo 18 dell’ordinamento giudiziario, che la prevede solo per i rapporti con esercenti la professione forense, insomma gli avvocati. Ne discende che, per chi non veste la toga, di incompatibilità non ne sono previste, e quindi può capitare, anzi capita, ad esempio, che il pm d’assalto e il cronista sempre ben informato sulle sue inchieste intrattengano rapporti di cordialità non solo professionale. Ma tant’è.

Senonché, pure per i rapporti fra avvocati e magistrati la normativa è quantomeno lacunosa, poiché l’articolo 18 del regio decreto 30.1.1941 n. 12, che regola la materia, nella sua formulazione originale prevedeva l’incompatibilità di sede solo per “i magistrati giudicanti e requirenti delle corti di appello e dei tribunali […] nei quali i loro parenti fino al secondo grado o gli affini in primo grado sono iscritti negli albi professionali di avvocato o di procuratore”. Insomma, in origine, e per decenni, si riteneva ben più condizionante un nipote di una moglie, e del resto non c’è da sorprendersi, la norma ha settantasei anni e li dimostra tutti; infatti, all’epoca dell’emanazione della disciplina dell’ordinamento giudiziario le donne non erano ammesse al concorso in magistratura ed era molto limitato pure l’esercizio da parte loro della professione forense.

Vabbe’, vien da dire, ci avrà pensato il Csm a valorizzare la positiva evoluzione del ruolo della donna nella società, ed in particolare, per quanto interessa, nel campo della magistratura e in quello dell’avvocatura. E qui cominciano le soprese, perché il Cxm con la circolare 6750 del 1985 che pur disciplinava ex novo la materia di cui all’articolo 18 dell’ordinamento giudiziario, ribadiva che dovesse essere “escluso che il rapporto di coniugio possa dar luogo a un’incompatibilità ai sensi dell’art. 18, atteso che la disciplina di tale rapporto non può ricavarsi analogicamente da quella degli affini”. Insomma, per l’organo di governo autonomo (e non di autogoverno come si suol dire, il che fa tutta la differenza del mondo) della magistratura, un cognato è un problema, una moglie no, nonostante nel 1985 di donne magistrato e avvocato fortunatamente ce ne fossero eccome. Ma si sa, la cosiddetta giurisprudenza creativa, magari in malam partem, va bene per i reati degli altri, molto meno per le incompatibilità proprie.

Della questione però si avvede il legislatore, che, finalmente dopo ben sessantacinque anni, con il decreto legislativo 109 del 2006, si accorge che la situazione non è più quella del ‘41 e prevede tra le cause di incompatibilità pure il coniuge e il convivente che esercitano la professione di avvocato. Insomma, ora il divieto c’è, anzi no. Perché a leggere la circolare del Csm 12940 del 2007, successivamente modificata nel 2009, si prende atto della modifica normativa, ma ci si guarda bene dal definire quello previsto dal novellato articolo 18 come un divieto tout court, bensì lo si interpreta come una incompatibilità da accertare in concreto, caso per caso, e solo laddove sussista una lesione all’immagine di corretto e imparziale esercizio della funzione giurisdizionale da parte del magistrato e, in generale, dell’ufficio di appartenenza. In definitiva la norma c’è, ma la si sottopone, immancabilmente, al giudizio dei propri pari. E se, ché i costumi sociali nel frattempo si sono evoluti, non c’è “coniugio o convivenza”, ma ben nota frequentazione sentimentale? Silenzio di tomba: come detto, l’addictio in malam partem la si riserva agli altri. Del resto, che il Csm sia particolarmente indulgente con i magistrati lo ha ricordato qualche giorno fa pure il primo presidente della Corte di Cassazione Giovanni Canzio che, dinanzi al Plenum di Palazzo dei Marescialli, ha voluto evidenziare come “il 99% dei magistrati” abbia “una valutazione positiva (in riferimento al sistema di valutazione delle toghe, ndr). Questa percentuale non ha riscontro in nessuna organizzazione istituzionale complessa”.

Insomma, può capitare, e capita, ad esempio, che l’imputato si ritrovi, a patrocinare la parte civile nel suo processo, il fidanzato o la fidanzata del pm requirente.

E ancora, sempre ad esempio, può capitare, e capita, che l’imputato che debba affrontare un processo si imbatta nella bacheca malandrina di un qualche social network che gli fa apprendere che il magistrato requirente che ne chiede la condanna o quello giudicante che lo giudicherà intrattengano amichevoli frequentazioni con l’avvocato Tizio o con l’avvocata Caia. Innovative forme di pubblicità verrebbe da dire.

Quel che è certo, a giudicare dalle rivendicazioni del sindacato dei magistrati, è che le sempre evocate “autonomia e indipendenza” vengono, evidentemente, messe in pericolo dal tetto dell’età pensionabile fissato a settant’anni anziché a settantacinque, ma non da una disciplina, che dovrebbe essere tesa preservare l’immagine di corretto ed imparziale esercizio della funzione giurisdizionale, che fa acqua da tutte le parti.

Al fin della licenza, resto persuaso che quel tale che diceva che i magistrati sono “geneticamente modificati” dicesse una inesattezza. No, non sono geneticamente modificati, semmai sono “corporativamente modificati”, secondo l’acuta definizione del mio amico Valerio Spigarelli. E questo è un peccato perché in magistratura c’è un sacco di gente che non solo è stimabile, ma è anche piena di senso civico, di coraggio e di serietà e che è la prima ad essere lesa da certe vicende più o meno boccaccesche. Ma c’è una seconda parte lesa, alla quale noi avvocati – ma, a ben vedere, noi cittadini – teniamo ancora di più, che è la credibilità della giurisdizione, che deve essere limpida, altrimenti sovviene la sgradevole sensazione di nuotare in uno stagno.

Saltando di palo in frasca, come si suo dire, mi imbatto in questa notizia.

Evidentemente quello che vale per gli avvocati non vale per gli stessi magistrati.

Uccise il figlio, condanna ridotta a 18 anni di reclusione per un 66enne barcellonese, scrive il 22 febbraio 201724live.it”.  Condanna ridotta a 18 anni per il 66enne muratore barcellonese Cosimo Crisafulli che nel maggio del 2015 uccise con un colpo di fucile il figlio Roberto, al termine di una lite verificatisi nella loro abitazione di via Statale Oreto.  Nel giugno 2016 per l’uomo, nel giudizio del rito abbreviato davanti al Gup del tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, Salvatore Pugliese, era arrivata la condanna a 30 anni di reclusione. La Corte d’Assise d’Appello di Messina, che si è pronunciata ieri, presieduta dal giudice Maria Pina Lazzara, ha invece ridotto di 12 anni la condanna, sebbene il sostituto procuratore generale, Salvatore Scaramuzza, avesse richiesto la conferma della condanna emessa in primo grado. Decisiva per il 66enne la concessione delle attenuanti generiche ritenute equivalenti alle aggravanti, richieste già in primo grado dall’avvocato Fabio Catania, legale del 66enne Cosimo Crisafulli.

Cosa c’è di strano direte voi.

E già. Se prima si è parlato di incompatibilità tra magistrati e parenti avvocati, cosa si potrebbe dire di fronte ad un paradosso?

Leggo dal post pubblicato il 2 febbraio 2018 sul profilo facebook di Filippo Pansera, gestore di Messina Magazine, Tele time, Tv Spazio e Magazine Sicilia. “Nel 2016, la dottoressa Maria Pina Lazzara presidente della Corte d'Assise d'Appello di Messina, nonchè al vertice della locale Sezione di secondo grado minorile emetteva questa Sentenza riformando il giudizio di primo grado statuito dal Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto. L'accusa era rappresentata in seconde cure, dall'ex sostituto procuratore generale Salvatore Scaramuzza (oggi in pensione). La dottoressa Lazzara ed il dottor Scaramuzza... sono marito e moglie dunque per la presidente della Corte vi era una incompatibilità ex articolo 19 dell'Ordinamento Giudiziario. Invece come al solito, estese ugualmente il provvedimento giudiziario... che è dunque da intendersi nullo. Inoltre, malgrado il dottor Salvatore Scaramuzza sia andato in pensione, la dottoressa Lazzara è comunque incompatibile anche al giorno d'oggi nel 2018. Salvatore Scaramuzza e Maria Pina Lazzara infatti, hanno una figlia... Viviana... anch'essa magistrato che opera presso Barcellona Pozzo di Gotto in tabella 4 dal 2017. Sempre ex articolo 19 dell'Ordinamento Giudiziario, madre e figlia non possono esercitare nello stesso Distretto Giudiziario... come invece succede ora ed in costanza di violazione di Legge. A Voi..., il giudizio.”

Si rettifica un errore di persona. Maria Pina Lazzara non è moglie del dr Scaramuzza e Viviana Scaramuzza non è sua figlia. Nel saggio si è riportato un post di un direttore di un portale d’informazione. Un giornalista a cui spetta la verifica delle fonti.

Sarebbe interessante, però, sapere di quanti paradossi sono costellata i distretti giudiziari italiani.

Art. 19 dell’Ordinamento Giudiziario. (Incompatibilità di sede per rapporti di parentela o affinità con magistrati o ufficiali o agenti di polizia giudiziaria della stessa sede). 

I magistrati che hanno tra loro vincoli di parentela o di affinità sino al secondo grado, di coniugio o di convivenza, non possono far parte della stessa Corte o dello stesso Tribunale o dello stesso ufficio giudiziario.

La ricorrenza in concreto dell'incompatibilità di sede è verificata sulla base dei criteri di cui all'articolo 18, secondo comma, per quanto compatibili.

I magistrati che hanno tra loro vincoli di parentela o di affinità sino al terzo grado, di coniugio o di convivenza, non possono mai fare parte dello stesso Tribunale o della stessa Corte organizzati in un'unica sezione ovvero di un Tribunale o di una Corte organizzati in un'unica sezione e delle rispettive Procure della Repubblica, salvo che uno dei due magistrati operi esclusivamente in sezione distaccata e l'altro in sede centrale.

I magistrati che hanno tra loro vincoli di parentela o di affinità fino al quarto grado incluso, ovvero di coniugio o di convivenza, non possono mai far parte dello stesso collegio giudicante nelle corti e nei tribunali.

I magistrati preposti alla direzione di uffici giudicanti o requirenti della stessa sede sono sempre in situazione di incompatibilità, salvo valutazione caso per caso per i Tribunali o le Corti organizzati con una pluralità di sezioni per ciascun settore di attività civile e penale. Sussiste, altresì, situazione di incompatibilità, da valutare sulla base dei criteri di cui all'articolo 18, secondo comma, in quanto compatibili, se il magistrato dirigente dell'ufficio è in rapporto di parentela o affinità entro il terzo grado, o di coniugio o convivenza, con magistrato addetto al medesimo ufficio, tra il presidente del Tribunale del capoluogo di distretto ed i giudici addetti al locale Tribunale per i minorenni, tra il Presidente della Corte di appello o il Procuratore generale presso la Corte medesima ed un magistrato addetto, rispettivamente, ad un Tribunale o ad una Procura della Repubblica del distretto, ivi compresa la Procura presso il Tribunale per i minorenni.

I magistrati non possono appartenere ad uno stesso ufficio giudiziario ove i loro parenti fino al secondo grado, o gli affini in primo grado, svolgono attività di ufficiale o agente di polizia giudiziaria. La ricorrenza in concreto dell'incompatibilità è verificata sulla base dei criteri di cui all'articolo 18, secondo comma, per quanto compatibili.

Si sa che chi comanda detta legge e non vale la forza della legge, ma la legge del più forte.

I magistrati son marziani. A chi può venire in mente che al loro tavolo, a cena, lor signori, genitori e figli, disquisiscano dei fatti di causa approntati nel distretto giudiziario comune, o addirittura a decidere su requisitorie o giudizi appellati parentali?

A me non interessa solo l'aspetto dell'incompatibilità. A me interessa la propensione del DNA, di alcune persone rispetto ad altre, a giudicare o ad accusare, avendo scritto io anche: Concorsopoli.

«Ciao Melitta, hai saputo? Mio marito è stato nominato all'unanimità presidente della Corte d'Appello di Messina. Sono molto contenta, dillo anche a Franco (Tomasello, rettore dell'Università) e ricordagli del concorso di mio figlio. Ciao, ciao». Chi parla al telefono è la moglie del presidente della Corte d'appello di Messina, Nicolò Fazio, chi risponde è Melitta Grasso, moglie del rettore e dirigente dell'Università, il cui telefono è intercettato dalla Guardia di Finanza perché coinvolta in una storia di tangenti per appalti di milioni di euro per la vigilanza del Policlinico messinese. Ma non è la sola intercettazione. Ce ne sono tante altre, anche di magistrati messinesi, come quella del procuratore aggiunto Giuseppe Siciliano che raccomanda il proprio figlio. Inutile dire che tutti e due i figli, quello del presidente della Corte d'appello e quello del procuratore aggiunto, hanno vinto i concorsi banditi dall'ateneo. Posti unici, blindati, senza altri concorrenti. Francesco Siciliano è diventato così ricercatore in diritto amministrativo insieme a Vittoria Berlingò (i posti erano due e due i concorrenti), figlia del preside della facoltà di Giurisprudenza, mentre Francesco Siciliano è diventato ricercatore di diritto privato. Senza nessun problema perché non c'erano altri candidati, anche perché molti aspiranti, come ha accertato l'indagine, vengono minacciati perché non si presentino. Le intercettazioni sono adesso al vaglio della procura di Reggio Calabria che, per competenza, ha avviato un'inchiesta sulle raccomandazioni dei due magistrati messinesi, che si sarebbero dati da fare con il rettore Franco Tomasello per fare vincere i concorsi ai propri figli. Altri guai dunque per l'ateneo che, come ha raccontato «Repubblica» nei giorni scorsi, è stato investito da una bufera giudiziaria che ha travolto proprio il rettore, Franco Tomasello, che è stato rinviato a giudizio e sarà processato il 5 marzo prossimo insieme ad altri 23 tra docenti, ricercatori e funzionari a vario titolo imputati di concussione, abuso d' ufficio in concorso, falso, tentata truffa, maltrattamenti e peculato. In ballo, alcuni concorsi truccati e le pressioni fatte ad alcuni candidati a non presentarsi alle prove di associato. E in una altra indagine parallela è coinvolta anche la moglie del rettore, Melitta Grasso, dirigente universitaria, accusata di aver favorito, in cambio di «mazzette», una società che si era aggiudicata l'appalto, per quasi due milioni di euro, della vigilanza Policlinico di Messina. Un appalto che adesso costa appena 300 mila euro. L'inchiesta sull'ateneo messinese dunque è tutt'altro che conclusa ed ogni giorno che passa si scoprono altri imbrogli. Agli atti dell'inchiesta, avviata dopo la denuncia di un docente che non accettò di far svolgere concorsi truccati, ci sono molte intercettazioni della moglie del rettore. Convinta di non essere ascoltata, durante una perquisizione della Guardia di Finanza Melitta Grasso dice ad un suo collaboratore («Alberto») di fare sparire dall'ufficio documenti compromettenti. In una interrogazione del Pd al Senato, si chiede al ministro della Pubblica istruzione Mariastella Gelmini «se intende costituirsi parte civile a tutela dell'immagine degli atenei e inoltre se intenda sospendere cautelativamente il rettore di Messina». (Repubblica — 20 novembre 2008 pagina 20, sezione: cronaca).

Eppure è risaputo come si svolgono i concorsi in magistratura.

Roma, bigliettini negli slip al concorso magistrati. Bufera sulle perquisizioni intime. Nel mirino della polizia oltre 40 persone sospettate di aver occultato le tracce: cinque candidate espulse, scrive Roberto Damiani il 2 febbraio 2018 su “Quotidiano.net. Il concorso in magistratura iniziato il 20 gennaio a Roma per 320 posti (sono state presentate 13.968 domande) rischia di diventare una questione da intimissimi. Nel senso di slip. Perché attraverso le mutandine sono state espulse diverse candidate. Stando a ciò che trapela, i commissari d’esame hanno mandato a casa cinque candidate e c’era incertezza su una sesta. Tutte hanno avuto una perquisizione totale, cioè la polizia penitenziaria femminile ha fatto spogliare completamente le candidate perché sospettate di nascondere qualcosa. E su circa 40 controlli corporali totali, cinque o forse sei ragazze avevano foglietti con dei temi (non gli stessi poi usciti per la prova) negli slip. E per queste candidate, non c’è stata giustificazione che potesse tenere: sono state espulse immediatamente. La polemica delle perquisizioni fino a doversi abbassare le mutande è divampata per un post della candidata Cristiana Sani che denunciava l’offesa di doversi denudare: «Ero in fila per il bagno delle donne – ha scritto su Facebook la candidata – arrivano due poliziotte, le quali si avvicinano alla nostra fila e iniziano a perquisire una ad una le ragazze in fila. Me compresa. Io lì per lì non ho capito quello che stesse succedendo, non me lo aspettavo, visto che durante le due giornate precedenti non avevo avuto esperienze simili». «Capisco – continua Cristiana – che c’è un problema nel momento in cui una ragazza esce dal bagno piangendo. Tocca a me e loro mi dicono di mettermi nell’angolo (non del bagno, ma del corridoio, con loro due davanti che mi fanno da paravento) per la perquisizione. Non mi mettono le mani addosso, sono sincera. Mi fanno tirare su maglia e canotta, davanti e dietro. Mi fanno slacciare il reggiseno. Poi giù i pantaloni. Ma la cosa scioccante è stata quando mi hanno chiesto di tirare giù le mutande. Io mi stavo vergognando come la peggiore delle criminali e le ho tirate giù di mezzo millimetro. A quel punto mi hanno detto: ‘Dottoressa, avanti! Si cali le mutande. Ancora più giù, faccia quasi per togliersele e si giri. Cos’è? Ha il ciclo, che non se le vuole tirare giù?!’. Mi sono rifiutata, rivestita e tornata al mio posto ma ero allibita. Questa si chiama violenza». Nel forum del concorso, i candidati si scambiano opinioni, tutte abbastanza negative sull’esperienza in atto e contestano le perquisizioni ritenendole illegali. Ma nessuno sembra aver letto il regio decreto del 15/10/1925, n. 1860, all’art. 7 che regola i concorsi pubblici e tuttora in vigore: «... i concorrenti devono essere collocati ciascuno a un tavolo separato (...) È vietato ai concorrenti di portare seco appunti manoscritti o libri. Essi possono essere sottoposti a perquisizione personale prima del loro ingresso nella sala degli esami e durante gli esami». Sembra che le perquisizioni siano scattate solo nei confronti di chi frequentava troppo il bagno. Eppure quegli aspiranti magistrati espulsi avrebbero dovuto conoscere la regola d’oro: l’«assassino» torna sempre due volte sul luogo del delitto. 

Ma non è lercio solo quel che appare. E’ da scuola l’esempio della correzione dei compiti in magistratura, così come dimostrato, primo tra tutti gli altri, dall’avv. Pierpaolo Berardi, candidato bocciato. Elaborati non visionati, ma dichiarati corretti. L’avvocato astigiano Pierpaolo Berardi, classe 1964, per anni ha battagliato per far annullare il concorso per magistrati svolto nel maggio 1992. Secondo Berardi, infatti, in base ai verbali dei commissari, più di metà dei compiti vennero corretti in 3 minuti di media (comprendendo “apertura della busta, verbalizzazione e richiesta chiarimenti”) e quindi non “furono mai esaminati”. I giudici del tar gli hanno dato ragione nel 1996 e nel 2000 e il Csm, nel 2008, è stato costretto ad ammettere: “Ci fu una vera e propria mancanza di valutazione da parte della commissione”. Giudizio che vale anche per gli altri esaminati. In quell’esame divenne uditore giudiziario, tra gli altri, proprio Luigi de Magistris, giovane Pubblico Ministero che si occupò inutilmente del concorso farsa di abilitazione forense a Catanzaro: tutti i compiti identici e tutti abilitati. Al Tg1 Rai delle 20.00 del 1 agosto 2010 il conduttore apre un servizio: esame di accesso in Magistratura, dichiarati idonei temi pieni zeppi di errori di ortografia. La denuncia è stata fatta da 60 candidati bocciati al concorso 2008, che hanno spulciato i compiti degli idonei e hanno presentato ricorso al TAR per manifesta parzialità dei commissari con abuso del pubblico ufficio. Risultato: un buco nell'acqua. Questi magistrati, nel frattempo diventati dei, esercitano. Esperienza diretta dell'avvocato Giovanni Di Nardo che ha scoperto temi pieni di errori di ortografia giudicati idonei alle prove scritte del concorso in magistratura indetto nel 2013 le cui prove si sono tenute nel Giugno del 2014. Se trovate che sia vergognoso condividete il più possibile, non c'è altro da fare. Concorsi Pubblici ed abilitazioni Truccati. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Ma come ci si può difendere da decisioni scellerate?

A Taranto per due magistrati su tre, dunque, Sebai non è credibile. Il tunisino è stato etichettato dalla pubblica accusa come un «mitomane» che vuole scagionare detenuti che ha conosciuto in carcere. Solo l’omicidio Lapiscopia, per il quale è stata chiesta la condanna, era ancora insoluto, quindi senza alcun condannato a scontare la pena. Il gup Valeria Ingenito nel corso dell’udienza ha respinto la richiesta di sospensione del processo e l’eccezione di legittimità costituzionale dell’art. 52 del Codice di procedura penale nella parte in cui prevede la facoltà e non obbligo di astensione del pubblico ministero. L'eccezione era stata sollevata dal legale di Sebai, Luciano Faraon. Secondo il difensore, i pm Montanaro e Petrocelli, che hanno chiesto l’assoluzione del tunisino per tre dei quattro omicidi confessati dall’imputato, "avrebbero dovuto astenersi per gravi ragioni di convenienza per evidenti situazioni di incompatibilità, esistente un grave conflitto d’interesse, visto che hanno sostenuto l’accusa di persone, ottenendone poi la condanna, che alla luce delle confessioni di Sebai risultano invece essere innocenti e quindi forieri di responsabilità per errore giudiziario".  Non solo i pm erano incompatibili, ma incompatibile era anche il foro del giudizio, in quanto da quei procedimenti addivenivano responsabilità delle parti giudiziarie, che per competenza erano di fatto delegate al foro di Potenza. Nessuno ha presentato la ricusazione per tutti i magistrati, sia requirenti, sia giudicanti.

Comunque il presidente del Tribunale di Taranto Antonio Morelli, come è normale per quel Foro, ha respinto l'astensione dei giudici Cesarina Trunfio e Fulvia Misserini, rispettivamente presidente e giudice a latere della Corte d'Assise chiamata a giudicare gli imputati al processo per l'omicidio di Sarah Scazzi. I due magistrati si erano astenuti, rimettendo la decisione nelle mani del presidente del Tribunale dopo la diffusione di un video in cui erano “intercettate” mentre si interrogavano sulle strategie difensive che di lì a poco gli avvocati avrebbero adottato al processo. Secondo il presidente del Tribunale però dai dialoghi captati non si evince alcun pregiudizio da parte dei magistrati, non c'è espressione di opinione che incrini la capacità e serenità del giudizio e quindi non sussistono le condizioni che obbligano i due giudici togati ad astenersi dal trattare il processo. Il presidente del Tribunale di Taranto ha respinto l’astensione dei giudici dopo che era stata sollecitata dalle difese per un video fuori onda con frasi imbarazzanti dei giudici sulle strategie difensive delle imputate. E adesso si va avanti con il processo. Tocca all’arringa di Franco Coppi. Posti in piedi in aula. Tutti gli avvocati del circondario si sono dati appuntamento per sentire il principe del Foro. Coppi inizia spiegando il perché della loro richiesta di astensione: «L’avvocato De Jaco ed io abbiamo sollecitato l’astensione in relazione alle frasi note.

29 agosto 2011. La rimessione del processo per incompatibilità ambientale. «Le lettere scritte da Michele Misseri le abbiamo prodotte perchè‚ sono inquietanti non tanto per il fatto che lui continua ad accusarsi di essere lui l'assassino, ma proprio perchè mettono in luce questo clima avvelenato, in cui i protagonisti di questa inchiesta possono essere condizionati». Lo ha sottolineato alla stampa ed alle TV l’avv. Franco Coppi, legale di Sabrina Misseri riferendosi alle otto lettere scritte dal contadino di Avetrana e indirizzate in carcere alla moglie Cosima Serrano e alla figlia Sabrina, con le quali si scusa sostenendo di averle accusate ingiustamente. «Michele Misseri – aggiunge l’avv. Coppi – afferma che ci sono persone che lo incitano a sostenere la tesi della colpevolezza della figlia e della moglie quando lui afferma di essere l’unico colpevole e avanza accuse anche molto inquietanti. Si tratta di lettere scritte fino a 7-8 giorni fa». «Che garanzie abbiamo – ha fatto presente il difensore di Sabrina Misseri – che quando dovrà fare le sue dichiarazioni avrà tenuta nervosa e morale sufficiente per affrontare un dibattimento?». «La sera c'è qualcuno che si diverte a sputare addosso ad alcuni colleghi impegnati in questo processo. I familiari di questi avvocati non possono girare liberamente perchè c'è gente che li va ad accusare di avere dei genitori o dei mariti che hanno assunto la difesa di mostri, quali sarebbero ad esempio Sabrina e Cosima. Questo è il clima in cui siamo costretti a lavorare ed è il motivo per cui abbiamo chiesto un intervento della Corte di Cassazione». «E' bene – ha aggiunto l'avvocato Coppi – allontanarci materialmente da questi luoghi. Abbiamo avuto la fortuna di avere un giudice scrupoloso che ha valutato gli atti e ha emesso una ordinanza a nostro avviso impeccabile. La sede alternativa dovrebbe essere Potenza. Non è che il processo si vince o si perde oggi, ma questo è un passaggio che la difesa riteneva opportuno fare e saremmo stati dei cattivi difensori se per un motivo o per l'altro e per un malinteso senso di paura non avessimo adottato questa iniziativa». A volte però non c'è molto spazio per l'interpretazione. Il sostituto procuratore generale Gabriele Mazzotta è chiarissimo: «Una serie di indicatori consentono di individuare un'emotività ambientale tale da contribuire all'alterazione delle attività di acquisizione della prova». Mazzotta parla davanti alla prima sezione penale della Cassazione dove si sta discutendo la richiesta di rimessione del processo per l'omicidio di Sarah Scazzi: i difensori di Sabrina Misseri, Franco Coppi e Nicola Marseglia, chiedono di spostare tutto a Potenza perché il clima che si respira sull'asse Avetrana-Taranto «pregiudica la libera determinazione delle persone che partecipano al processo». Ed a sorpresa il sostituto pg che rappresenta la pubblica accusa sostiene le ragioni della difesa e chiede lui stesso che il caso venga trasferito a Potenza per legittima suspicione. A Taranto, in sostanza, non c'è la tranquillità necessaria per giudicare le indagate.

12 ottobre 2011. Il rigetto dell’istanza di rimessione. La prima sezione penale della Cassazione ha infatti respinto la richiesta di rimessione del processo per incompatibilità ambientale, con conseguente trasferimento di sede a Potenza, avanzata il 29 agosto 2011 dai difensori di Sabrina Misseri, gli avvocati Franco Coppi e Nicola Marseglia.

Eppure la stessa Corte ha reso illegittime tutte le ordinanze cautelari in carcere emesse dal Tribunale di Taranto.

Per quanto riguarda la Rimessione, la Cassazione penale, sez. I, 10 marzo 1997, n. 1952 (in Cass. pen., 1998, p. 2421), caso Pomicino: "l'istituto della rimessione del processo, come disciplinato dall'art. 45 c.p.p., può trovare applicazione soltanto quando si sia effettivamente determinata in un certo luogo una situazione obiettiva di tale rilevanza da coinvolgere l'ordine processuale - inteso come complesso di persone e mezzi apprestato dallo Stato per l'esercizio della giurisdizione -, sicché tale situazione, non potendo essere eliminata con il ricorso agli altri strumenti previsti dalla legge per i casi di alterazione del corso normale del processo - quali l'astensione o la ricusazione del giudice -, richiede necessariamente il trasferimento del processo ad altra sede giudiziaria … Consegue che non hanno rilevanza ai fini dell'applicazione dell'istituto vicende riguardanti singoli magistrati che hanno svolto funzioni giurisdizionali nel procedimento, non coinvolgenti l'organo giudiziario nel suo complesso".

Per quanto riguarda la Ricusazione: «Evidenziato che non può costituire motivo di ricusazione per incompatibilità la previa presentazione, da parte del ricusante, di una denuncia penale o la instaurazione di una causa civile nei confronti del giudice, in quanto entrambe le iniziative sono “fatto” riferibile solo alla parte e non al magistrato e non può ammettersi che sia rimessa alla iniziativa della parte la scelta di chi lo deve giudicare. (Cass. pen. Sez. V 10/01/2007, n. 8429).

In questo modo la pronuncia della Corte di Cassazione discrimina l’iniziativa della parte, degradandola rispetto alla presa di posizione del magistrato: la denuncia del cittadino non vale per la ricusazione, nonostante possa conseguire calunnia; la denuncia del magistrato vale astensione.  Per la Cassazione per avere la ricusazione del singolo magistrato non astenuto si ha bisogno della denuncia del medesimo magistrato e non della parte. Analogicamente, la Cassazione afferma in modo implicito che per ottenere la rimessione dei processi per legittimo sospetto è indispensabile che ci sia una denuncia presentata da tutti i magistrati del Foro contro una sola parte. In questo caso, però, non si parlerebbe più di rimessione, ma di ricusazione generale. Seguendo questa logica nessuna istanza di rimessione sarà mai accolta.

Qui non si vuole criminalizzare una intera categoria. Basta, però, indicare a qualcuno che si ostina a difendere l’indifendibile che qualcosa bisogna fare. Anzi, prima di tutto, bisogna dire, specialmente sulla Rimessione dei processi.

Questa norma a vantaggio del cittadino è da sempre assolutamente disapplicata e non solo per Silvio Berlusconi. Prendiamo per esempio la norma sulla rimessione del processo prevista dall’art. 45 del codice di procedura penale. L'articolo 45 c.p.p. prevede che "in ogni stato e grado del processo di merito, quando gravi situazioni locali, tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo ovvero la sicurezza o l'incolumità pubblica, o determinano motivi di legittimo sospetto, la Corte di Cassazione, su richiesta motivata del procuratore generale presso la Corte di appello o del pubblico ministero presso il giudice che procede o dell'imputato, rimette il processo ad altro giudice, designato a norma dell'articolo 11".

Tale istituto si pone a garanzia del corretto svolgimento del processo, dell'imparzialità del giudice e della libera attività difensiva delle parti. Si differenzia dalla ricusazione disciplinata dall'art. 37 c.p.p. in quanto derogando al principio costituzionale del giudice naturale (quello del locus commissi delicti) e quindi assumendo il connotato dell'eccezionalità, necessita per poter essere eccepito o rilevato di gravi situazioni esterne al processo nelle sole ipotesi in cui queste non siano altrimenti eliminabili. Inoltre mentre per la domanda di ricusazione è competente il giudice superiore, per decidere sull'ammissibilità della rimessione lo è solo la Corte di Cassazione.

«L’ipotesi della rimessione, il trasferimento, cioè, del processo ad altra sede giudiziaria, deroga, infatti, alle regole ordinarie di competenza e allo stesso principio del giudice naturale (art. 25 della Costituzione) - spiega Edmondo Bruti Liberati, già Presidente dell’Associazione nazionale magistrati. - E pertanto già la Corte di Cassazione ha costantemente affermato che si tratta di un istituto che trova applicazione in casi del tutto eccezionali e che le norme sulla rimessione devono essere interpretate restrittivamente. La lettura delle riviste giuridiche, dei saggi in materia e dei codici commentati ci presenta una serie lunghissima di casi, in cui si fa riferimento alle più disparate situazioni di fatto per concludere che la ipotesi di rimessione è stata esclusa dalla Corte di cassazione. Pochissimi sono dunque fino al 1989 stati i casi di accoglimento: l’ordine di grandezza è di una dozzina in tutto. Il dato che si può fornire con precisione – ed è estremamente significativo – riguarda il periodo dopo il 1989, con il nuovo Codice di procedura penale: le istanze di rimessione accolte sono state due.»

I magistrati criticano chiunque tranne se stessi, scrive Pietro Senaldi su Libero Quotidiano il 28 gennaio 2018. I procuratori generali hanno inaugurato l'anno giudiziario con discorsi pieni di banalità e senza fare nessun mea culpa. "Abbiamo una giustizia che neppure in Burkina Faso". "La Banca Mondiale mette l'Italia alla casella numero 108 nella classifica sull'efficienza dei tribunali in rapporto ai bisogni dell'economia". "Se per far fallire un'azienda che non paga ci vogliono sette anni, è naturale che gli stranieri siano restii a investire nel nostro Paese". "Ultimamente abbiamo ridotto i tempi ma non si può dire che tre anni di media per arrivare a una sentenza in un processo civile sia un periodo congruo". "È imbarazzante che restino impuniti per il loro male operato e non subiscano rallentamenti di carriera magistrati che hanno messo sotto processo innocenti, costringendoli a rinunciare a incarichi importanti e danneggiando le aziende pubbliche che questi dirigevano, con grave nocumento per l'economia nazionale". "Non se ne può più di assistere allo spettacolo di pubblici ministeri che aprono inchieste a carico di politici sul nulla, rovinandone la carriera, e poi magari si candidano sfruttando la notorietà che l'indagine ha procurato loro". "La giustizia viene ancora strumentalizzata a fini politici". "In Italia esistono due pesi e due misure a seconda di chi è indagato o processato". "L'economia italiana è frenata da un numero spropositato di ricorsi accolti senza ragione". "Le vittime delle truffe bancarie non hanno avuto giustizia e i responsabili dei crack non sono stati adeguatamente perseguiti". "A questo giro elettorale qualcosa non torna, se Berlusconi non è candidabile in virtù di una legge entrata in vigore dopo il reato per cui è stato condannato".

Una pioggia di denunce contro i magistrati Ma sono sempre assolti. Più di mille esposti l'anno dai cittadini. E le toghe si auto-graziano: archiviati 9 casi su 10, scrive Lodovica Bulian, Lunedì 29/01/2018, su "Il Giornale". Tra i motivi ci sono la lunghezza dei processi, i ritardi nel deposito dei provvedimenti, ma anche «errori» nelle sentenze. In generale, però, è il rapporto di fiducia tra i cittadini e chi è chiamato a decidere delle loro vite a essersi «deteriorato». Uno strappo che è all'origine, secondo il procuratore generale della Corte di Cassazione, Riccardo Fuzio, «dell'aumento degli esposti» contro i magistrati soprattutto da parte dei privati. Il fenomeno è la spia di «una reattività che rischia di minare alla base la legittimazione della giurisdizione», spiega il Pg nella sua relazione sul 2017 che apre il nuovo anno giudiziario con un grido d'allarme: «Una giustizia che non ha credibilità non è in grado di assicurare la democrazia». Nell'ultimo anno sono pervenute alla Procura generale, che è titolare dell'azione disciplinare, 1.340 esposti contenenti possibili irregolarità nell'attività delle toghe, tra pm e giudicanti. Numeri in linea con l'anno precedente (1.363) e con l'ultimo quinquennio (la media è di 1.335 all'anno). A fronte della mole di segnalazioni, però, per la categoria che si autogoverna, che si auto esamina, che auto punisce e che, molto più spesso, si auto assolve, scatta quasi sempre l'archiviazione per il magistrato accusato: nel 2017 è successo per l'89,7% dei procedimenti definiti dalla Procura generale, era il 92% nel 2016. Di fatto solo il 7,3% si è concluso con la promozione di azioni disciplinari poi portate avanti dal Consiglio superiore della magistratura. Solo in due casi su mille e duecento archiviati, il ministero della Giustizia ha richiesto di esaminare gli atti per ulteriori verifiche. Insomma, nessun colpevole. Anzi, la colpa semmai, secondo Fuzio, è della politica, delle campagne denigratorie, dell'eccessivo carico di lavoro cui sono esposti i magistrati: «Questo incremento notevole di esposti di privati cittadini evidenzia una sfiducia che in parte, può essere la conseguenza dei difficili rapporti tra politica e giustizia, in parte, può essere l'effetto delle soventi delegittimazioni provenienti da parti o imputati eccellenti. Ma - ammette - può essere anche il sintomo che a fronte di una quantità abnorme di processi non sempre vi è una risposta qualitativamente adeguata». Il risultato è che nel 2017 sono state esercitate in totale 149 azioni disciplinari (erano 156 nel 2016), di cui 58 per iniziativa del ministro della Giustizia (in diminuzione del 22,7%) e 91 del Procuratore generale (in aumento quindi del 13,8%). Tra i procedimenti disciplinari definiti, il 65% si è concluso con la richiesta di giudizio che, una volta finita sul tavolo del Csm, si è trasformata in assoluzione nel 28% dei casi e nel 68% è sfociata nella censura, una delle sanzioni più lievi. Questo non significa, mette in guardia il procuratore, che tutte le condotte che non vengono punite allora siano opportune o consone per un magistrato, dall'utilizzo allegro di Facebook alla violazione del riserbo. E forse il Csm, sottolinea Fuzio, dovrebbe essere messo a conoscenza anche dei procedimenti archiviati, e tenerne conto quando si occupa delle «valutazioni di professionalità» dei togati. Che, guarda caso, nel 2017 sono state positive nel 99,5% dei casi.

 

A cura del dr Antonio Giangrande. Scrittore, sociologo storico, giurista, blogger, youtuber, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie ONLUS. 099.9708396 – 328.9163996

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Comunicato stampa IV edizione "Finanza per il sociale" Premio ABI - FEDUF - FIABA per giornalisti praticanti e allievi delle scuole di giornalismo Sat, 27 Jan 2018 11:07:13 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/467623.html http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/467623.html FIABA ONLUS FIABA ONLUS Comunicato stampa IV edizione premio giornalistico ABI-FEDUF-FIABA

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COMUNICATO STAMPA

 

“Finanza per il Sociale”

Al via la quarta edizione del Premio ABI - FEDUF - FIABA

per giornalisti praticanti e allievi delle scuole di giornalismo

 

Tema del premio di quest’anno l’inclusione ed educazione finanziaria

delle fasce più vulnerabili della popolazione

 

Al via la quarta edizione del premio “Finanza per il sociale”, dedicato ai giornalisti praticanti e allievi delle scuole di giornalismo, per sostenere il loro impegno nel raccontare l’importanza della cultura finanziaria per il Paese. L’iniziativa, indetta per il quarto anno da ABI (Associazione Bancaria Italiana), Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio (FEDUF) e FIABA (Fondo Italiano Abbattimento Barriere Architettoniche) e promossa nell’ambito della XVI edizione del FIABADAY �“ Giornata Nazionale per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche, rientra nell’ambito dell’impegno pluriennale del mondo bancario sui temi dell’inclusione finanziaria e sociale.

 

Particolare attenzione è rivolta quest’anno all’inclusione finanziaria dei cittadini in situazioni di fragilità sociale. Tema del premio della quarta edizione è infatti “Il ruolo dell’educazione finanziaria e al risparmio come strumento di inclusione sociale. Sfide e prospettive formative per le fasce più vulnerabili della popolazione”. Favorire il rafforzamento delle competenze finanziarie può supportare la capacità di reagire alle difficoltà e alle situazioni di esclusione sociale. Inclusione finanziaria significa sostenere opportunità di crescita e di sviluppo e, al tempo stesso, quella sostenibilità economica e sociale che è fondamento della ripresa.

L’elaborato dovrà evidenziare come un adeguato livello di conoscenza finanziaria dei cittadini rappresenti una priorità sia per favorire la crescita economica, sia per rispondere ad alcune delle principali esigenze sociali del nostro Paese. Migliorare la comprensibilità dei concetti di base dell’economia è un passo cruciale per innalzare il livello di consapevolezza rispetto alle scelte finanziarie, e fondamentale per avvicinare i cittadini al mondo economico, alle istituzioni, agli intermediari, al mondo dell’informazione. L’inclusione e l’educazione finanziaria di tutte le fasce della popolazione, a partire da quelle più vulnerabili, contribuiscono a rafforzare la capacità di fronteggiare situazioni complesse e di investire nel futuro.

 

Il premio promosso da ABI, FEDUF, FIABA punta a coinvolgere e a valorizzare l’impegno dei giovani avviati in percorsi di studio giornalistico e interessati a cogliere le sfide del giornalismo economico, in un momento storico in cui l’adeguata informazione e formazione finanziaria costituiscono un autentico servizio per lo sviluppo di competenze imprescindibili.

 

Modalità di partecipazione

Sarà premiato il migliore articolo o servizio audio/video che abbia affrontato il tema del concorso. Informazioni e strumenti utili per sviluppare gli elaborati potranno essere reperiti consultando il sito www.curaituoisoldi.it, il nuovo portale sull’educazione finanziaria realizzato da FEDUF in collaborazione con le Associazioni dei consumatori. L’elaborato vincitore sarà pubblicato sul sito www.curaituoisoldi.it di FEDUF, sul sito dell’ABI www.abi.it, e sul sito di FIABA www.fiaba.org.

 

La partecipazione è gratuita. Possono concorrere i praticanti e gli allievi delle scuole di giornalismo o master riconosciuti dall’Ordine dei Giornalisti, autori di articoli in lingua italiana o di servizi radiotelevisivi sul tema in concorso. Possono concorrere anche elaborati firmati da più autori. Ogni concorrente, o gruppo di concorrenti, potrà partecipare con un solo articolo/servizio, prodotto, pubblicato o trasmesso nel periodo compreso tra il 1 novembre 2017 e il 30 luglio 2018.

 

L’elaborato in concorso dovrà essere spedito entro il 31 agosto 2018 per e-mail, indicando come oggetto la dicitura “Premio Finanza per il Sociale IV Edizione” a ufficiostampa@fiaba.org o per posta all’indirizzo FIABA �“ Premio Giornalistico “Finanza per il Sociale”, Piazzale degli Archivi, n. 41, 00144 Roma. In caso di spedizione a mezzo posta farà fede la data del timbro postale. Gli elaborati dovranno comunque pervenire entro e non oltre il 7 settembre 2018.

 

La proclamazione del vincitore avverrà nell’ambito delle celebrazioni della XVI edizione del FIABADAY.

 

Per maggiori informazioni riguardanti le modalità di partecipazione è possibile consultare e/o scaricare il bando di concorso con relativo regolamento dal sito internet www.abi.it e www.fiaba.org o richiederle ai seguenti contatti: la Segreteria Organizzativa del Premio al numero 06 43400800, e-mail ufficiostampa@fiaba.org; l’ufficio Rapporti con la stampa dell’ABI e-mail salastampa@abi.it; l’Ufficio Stampa FEDUF e-mail stampa@feduf.it     

 

Roma, 27 gennaio 2018                                            

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ELEZIONI, LISTE IN DEFINIZIONE. ARCIGAY: "SI RAFFORZI LA PRESENZA LGBTI" Fri, 26 Jan 2018 16:09:02 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/467555.html http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/467555.html Arcigay Arcigay
ELEZIONI, LISTE IN DEFINIZIONE. ARCIGAY: "SI RAFFORZI LA PRESENZA LGBTI"
Bologna, 26 gennaio 2018 - "In queste ore in cui i partiti chiudono le liste elettorali, il nostro appello a tutte le forze politiche affinché si confermi la pattuglia dei parlamentari che si sono spesi a sostegno delle istanze LGBTI": lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale Arcigay. Che prosegue: "la politica è fatta di programmi ma anche di persone che di quei programmi sono la garanzia, e l'impegno profuso nei provvedimenti relativi alle battaglie per i diritti civili e sociali non può essere dimenticato da nessuno. In particolare in queste ore di rumors sulle liste del Partito Democratico, dai quali sembra rischiare l'esclusione il senatore Sergio Lo Giudice, il nostro appello va affinché Renzi e il PD confermino la candidatura di uno dei protagonisti della battaglia per la legge sulle unioni civili," conclude Piazzoni.
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Ufficio stampa Arcigay   - Vincenzo Branà  (348.6839779 - 338.1350946)


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ELEZIONI, ARCIGAY COMMENTA SONDAGGIO EUROMEDIA RESEARCH: "PROGRAMMI INSUFFICIENTI, ELETTORATO TRASVERSALE CHIEDE PIù DIRITTI" Tue, 23 Jan 2018 15:04:45 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/467082.html http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/467082.html Arcigay Arcigay ELEZIONI, ARCIGAY COMMENTA SONDAGGIO EUROMEDIA RESEARCH: "PROGRAMMI INSUFFICIENTI,  ELETTORATO TRASVERSALE  CHIEDE PIù DIRITTI"
Bologna, 23 gennaio 2018 - "Ciò che più colpisce nell'osservare le cifre del sondaggio commissionato dal Gay center di Roma sugli orientamenti dell'elettorato rispetto alle istanze lgbt, è senza dubbio il fatto che a un sostegno ampio e trasversale dell'elettorato a queste istanze, corrispondano programmi elettorali pavidi, lacunosi se non addirittura del tutto insufficienti": lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay. Che prosegue: "Il fatto che porzioni molto ampie di elettorato dichiarino una sensibilità spiccata ai temi del contrasto all'omotransfobia rappresenta un richiamo sonoro alla politica e a come questa campagna elettorale si presenta già dalle prime battute: innanzitutto il discorso d'odio non paga, questo è un monito chiaro che speriamo tutti e tutte vogliano raccogliere, soprattutto nella coalizione di centrodestra. A chi esibisce manifesti ipocriti e polverosi sulla cosiddetta famiglia tradizionale, deve giungere l'avvertimento che quel disprezzo per la diversità e per la pluralità di forme familiari di cui è piena la società non genera consenso, anzi rischia di essere un clamoroso boomerang, dal momento che gli elettori e gli elettrici, proprio come i leader politici tra l'altro, vivono in famiglie molto diverse, "tradizionali" solo talvolta, ma in molti casi monogenitoriali, basate sulla convivenza, ricomposte, formate da persone dello stesso sesso ecc.L'elettorato insomma è molto più evoluto di chi vi si rivolge con quei manifesti o addirittura con espressioni sulla "razza", come abbiamo tristemente letto in questi giorni. Ma c'è dell'altro: alla sensibilità dell'elettorato alla questione dei diritti corrispondono programmi elettorali che, ad oggi, sembrano ignorare quasi totalmente questi temi o li trattano con una prudenza o una vaghezza del tutto inopportune. In questo senso facciamo un appello al coraggio, che deve essere un ingrediente centrale di chi decide di chiedere il voto ai cittadini e alle cittadine: bisogna alzare la posta in gioco, tracciare orizzonti che parlino di uguaglianza e di libertà. E non bisogna, al contrario, nascondersi né tantomeno vivere di rendita, cercando di raccogliere consenso sui traguardi raggiunti (ad esempio la legge sulle unioni civili), senza essere in grado di puntare a  nuovi obiettivi, tutti urgenti e indispensabili. Con l'uscita delle liste dei candidati e delle candidate - annuncia Piazzoni - Arcigay presenterà una piattaforma programmatica e la sottoporrà a tutti coloro in corsa per un seggio in Parlamento: sarà interessante a quel punto capire come i singoli candidati e le singole candidate intendano riempire i vuoti che oggi notiamo nei programmi elettorali", conclude Piazzoni.


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Ufficio stampa Arcigay   - Vincenzo Branà  (348.6839779 - 338.1350946)


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Se questa è democrazia. Sun, 21 Jan 2018 17:25:38 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/466790.html http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/466790.html ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE

Se questa è democrazia… 

Riportiamo l’opinione del sociologo storico Antonio Giangrande, autore del saggio “Governopoli” e di tanti saggi dedicati per ogni fazione politica presente in Parlamento.

Se questa è democrazia… 

I nostri politici sono solo mediocri amministratori improvvisati assetati di un potere immeritato. Governanti sono coloro che prevedono e governano gli eventi, riformando ogni norma intralciante la modernità ed il progresso, senza ausilio di leggi estemporanee ed improvvisate per dirimere i prevedibili imprevisti.

I liberali sono una parte politica atea e senza ideologia. Credono solo nella libertà, il loro principio fondante ed unico, che vieta il necessario e permette tutto a tutti, consentendo ai poveri, se capaci, di diventare ricchi. Io sono un liberale ed i liberali, sin dall’avvento del socialismo, sono mal tollerati perché contro lobbies e caste di incapaci. Con loro si avrebbe la meritocrazia, ma sono osteggiati dai giornalisti che ne inibiscono la visibilità.

I popolari (o populisti) sono la maggiore forza politica fondata sull’ipocrisia e sulle confessioni religiose. Vietano tutto, ma, allo stesso tempo, perdonano tutto, permettendo, di fatto, tutto a tutti. Sono l’emblema del gattopardismo. Con loro non cambia mai niente. Loro sono l’emblema del familismo, della raccomandazione e della corruzione, forte merce di scambio alle elezioni. Si infiltrano spesso in altre fazioni politiche impedendone le loro peculiari politiche ed agevolano il voltagabbanesimo.

I socialisti (fascisti e derivati; comunisti e derivati) sono una forza politica ideologica e confessionale di natura scissionista e frammentista e falsamente moralista, a carattere demagogico ed ipocrita. La loro confessione, più che ideologia, si fonda sul lavoro, sulle tasse e sul fisco. Rappresenterebbe la classe sociale meno abbiente. Illude i poveri di volerli aiutare, carpendone i voti fiduciari, ma, di fatto, impedisce loro la scalata sociale, livellando in basso la società civile, verso un progressivo decadimento, in quanto vieta tutto a tutti, condanna tutto e tutti, tranne a se stessi. Si caratterizzano dalla abnorme produzione normativa di divieti e sanzioni, allargando in modo spropositato il tema della legalità, e dal monopolio culturale. Con loro cambierebbe in peggio, in quanto inibiscono ogni iniziativa economica e culturale, perché, senza volerlo si vivrebbe nell’illegalità, ignorando, senza colpa, un loro dettato legislativo, incorrendo in inevitabili sanzioni, poste a sostentare il parassitismo statale con la prolificazione di enti e organi di controllo e con l’allargamento dell’apparato amministrativo pubblico. L’idea socialista ha infestato le politiche comunitarie europee.

Per il poltronificio l’ortodossia ideologica ha ceduto alla promiscuità ed ha partorito un sistema spurio e depravato, producendo immobilismo, oppressione fiscale, corruzione e raccomandazione, giustizialismo ed odio/razzismo territoriale.

La gente non va a votare perché il giornalismo prezzolato e raccomandato propaganda i vecchi tromboni e la vecchia politica, impedendo la visibilità alle nuove idee progressiste. La Stampa e la tv nasconde l’odio della gente verso questi politici. Propagandano come democratica l’elezione di un Parlamento votato dalla metà degli elettori. Ed un terzo di questo Parlamento è formato da un movimento di protesta. Quindi avremo un Governo di amministratori (e non di governanti) che rappresenta solo la promiscuità e la loro riconoscente parte amicale ed estremamente minoritaria. 

Se questa è democrazia… 

A cura del dr Antonio Giangrande. Scrittore, sociologo storico, giurista, blogger, youtuber, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie ONLUS. 099.9708396 – 328.9163996

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Come si truccano le aste giudiziarie Wed, 17 Jan 2018 10:34:40 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/466436.html http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/466436.html ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE

Come si truccano le aste giudiziarie, o i procedimenti dei sequestri/confische antimafia o i procedimenti concorsuali o esecutivi.

Intervista al sociologo storico Antonio Giangrande, autore di un centinaio di saggi che parlano di questa Italia contemporanea, analizzandone tutte le tematiche, divise per argomenti e per territorio.

Dr Antonio Giangrande di cosa si occupa con i suoi saggi e con la sua web tv o con i suoi canali youtube?

«Denuncio i difetti e caldeggio i pregi italici. Perché non abbiamo orgoglio e dignità per migliorarci e perché non sappiamo apprezzare, tutelare e promuovere quello che abbiamo ereditato dai nostri avi. Insomma, siamo bravi a farci del male e qualcuno deve pur essere diverso!»

Perché dice che i procedimenti giudiziari esecutivi sono truccati o truccabili, siano esse aste giudiziarie, o procedimenti di sequestro o confisca di beni presunti mafiosi, ovvero procedimenti concorsuali o esecutivi.

«Oltre ad essere scrittore, sono presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie. Sodalizio nazionale antiracket ed antiusura (al pari di Libera). Associazione già iscritta all’apposito elenco prefettizio di Taranto, ma cancellata il 6 settembre 2017 per mia volontà, non volendo sottostare alle condizioni imposte dalla normativa nazionale: obbligo delle denunce (incentivo alla calunnia ed alla delazione) e obbligo alla costituzione di parte civile (speculazione sui procedimenti attivati su denunce pretestuose). Come presidente di questa associazione antimafia sono destinatario di centinaia di segnalazioni da tutta Italia. Segnalazioni ricevute in virtù della previsione statutaria associativa. Solo alcune di queste segnalazioni sono state prese in considerazione e citate nei miei saggi: solo quelle di cui si sono interessati organi istituzionali o di stampa. Articoli giornalistici od interrogazioni parlamentari inseriti nei miei saggi d’inchiesta: “Usuropoli. Usura e Fallimenti truccati” e “La Mafia dell’antimafia».

Perché le segnalazioni sono state rivolte a lei e non agli organi giudiziari?

«Per sfiducia nella giustizia. La cronaca lo conferma. Chiara Schettini tenta di scrollarsi di dosso le accuse pesantissime che l'hanno portata in carcere, aggravate da intercettazioni che la inchiodano a minacce, a frasi sorprendenti come: "Io se voglio sono più mafiosa dei mafiosi". Il Fatto contro i giudici fallimentari: "Sono corrotti". Il quotidiano di Travaglio alza il velo sui giudici fallimentari. A parlare è una di loro: "Ci davano 150 mila euro e viaggi pagati per pilotare le cause...", scrive “Libero Quotidiano”. Il Fatto contro le toghe. No, non è un ossimoro, ma l'approfondimento del quotidiano di Travaglio e Padellaro sui tribunali fallimentari. Raramente capita di leggere sul Fatto qualche articolo contro le toghe e la magistratura. Per l'ultimo dell'anno in casa travaglina si fa un'eccezione. Così il Fatto alza il velo sullo scandalo dei magistrati corrotti dei tribunali fallimentari. A parlare è l'ex giudice Chiara Schettini, arrestata a giugno che al Fatto racconta: "A Roma era una prassi. Viaggi e soldi in contanti erano la norma per comprare le sentenze. Si divideva il compenso con il magistrato, tre su quattro sono corrotti". La Schettini è un fiume in piena e accusa i colleghi: "L'ambiente della fallimentare è ostile, durissimo, atavico, non ci sono solo spartizioni di denaro ma viaggi, regali, di tutto di più, una nomina a commissario giudiziale costa 150 mila euro, tutti sanno tutto e nessuno fa niente". Infine punta il dito anche contro i "pezzi grossi" della magistratura fallimentare: "Si sapeva tranquillamente che lì c'era chi per una nomina a commissario giudiziale andava via in Ferrari con la valigetta e prendeva 150 mila euro da un famoso studio, tutti sanno ma nessuno fa niente...". Cause truccate, tangenti, favori. Tra magistrati venduti, politici, e top model che esportano milioni - La giudice “pentita” Schettini, arrestata per corruzione e peculato, ha cominciato a fare i nomi del “sistema”, tra avvocati, commercialisti e legami tra professionisti e banditi della criminalità romana…, scrive Dagospia. Corruzione al tribunale: voi fallite, noi rubiamo, scrive, invece, Pietro Troncon su “Vicenza Piu”. Corruzione al tribunale: voi fallite, noi rubiamo, scrive Lirio Abbate su L'Espresso n. 3 - del 23 gennaio 2014. Più che un tribunale sembra il discount delle grandi occasioni. Una fiera dove la crisi fa arrivare di tutto: dagli hotel alle fabbriche, a prezzi scontatissimi. Ma all'asta sarebbero finiti anche incarichi professionali milionari, assegnati al miglior offerente. O preziosi paracadute per imprenditori spericolati dalla mazzetta facile. Minerva e il prezzo della verità. Fallimenti, magistrati e giornalisti, scrive Francesco Monteleone su “Affari Italiani”. Giornalisti contro magistrati. Quanto costa essere veritieri? E' la domanda posta dai giornalisti riuniti, all'ombra della statua di Minerva, sulle scale del Palazzo di Giustizia di Bari. “Aste e fallimenti truccati…” Di fronte all’ingresso dello stesso palazzo, una scritta sul muro sintetizza impietosamente il comportamento vergognoso di alcuni magistrati responsabili della Sezione Fallimentare, che hanno subìto provvedimenti duri da parte del Consiglio Superiore della Magistratura. E la verità bisogna raccontarla...tutta! Una scatola di pasta piena di soldi consegnata in un parcheggio di Trezzano. Altre due buste di denaro, una passata di mano in un ristorante di Pogliano Milanese e una in un pub in zona San Siro. Infine, una borsa di Versace, regalata in un negozio del centro di Milano, scrive Gianni Santucci su “Il Corriere della Sera”. Ruota per ora intorno a questi quattro episodi l'inchiesta della Procura su un sistema di corruzione nelle aste giudiziarie del Tribunale di Milano. Ville in Sardegna all’asta assegnate dai magistrati ai loro colleghi. Sospeso il giudice Alessandro Di Giacomo e un perito. Otto indagati in tutto. Il sospetto di altri affari pilotati, scrive Ilaria Sacchettoni il 15 dicembre 2017 su "Il Corriere della Sera". Magistrati che premiano altri magistrati nell’aggiudicazione di ville superlative. Avvocati che, in virtù dell’amicizia con presidenti del Tribunale locale, si prestano a dissuadere altri avvocati dall’eccepire. Colleghi degli uni e degli altri che, interpellati dagli ispettori del ministero della Giustizia, su possibili turbative d’asta oppongono un incrollabile mutismo. Massa e Pisa, aste truccate: “Dobbiamo rubare il più possibile”. Chiesta la sospensione del giudice Bufo. L'accusa è di aver sottratto soldi all'erario e aver dato gli incarichi alla figlia dell'amico. Sette provvedimenti. Ai domiciliari anche l’ex consigliere regionale Luvisotti (An), scrivono Laura Montanari e Massimo Mugnaini il 10 gennaio 2018 su "La Repubblica". «Qui bisogna cercare di rubare il più possibile» dice uno. E l’altro che è un giudice, Roberto Bufo, 56 anni, di Carrara ma in servizio al tribunale di Pisa, risponde: «Esatto». E il primo: «Il concetto di fondo è uno solo... anche perché tanto a essere onesti non succede niente». La procura di Caltanissetta ha chiesto il rinvio a giudizio per la Saguto e per 15 suoi amici, scrive il 26 ottobre 2017 Telejato. DOPO MESI DI INDAGINI, INTERROGATORI, INTERCETTAZIONI, IL NODO È ARRIVATO AL PETTINE. La procura di Caltanissetta ha chiesto il rinvio a giudizio per la signora Silvana Saguto, già presidente dell’Ufficio Misure di prevenzione, accusata assieme ad altri 15 imputati, di corruzione, abuso d’ufficio, concussione, truffa aggravata, riciclaggio, dopo una requisitoria durata cinque ore. Saranno invece processati col rito abbreviato i magistrati Tommaso Virga, Fabio Licata e il cancelliere Elio Grimaldi. Tra coloro per cui è stato chiesto il rinvio figurano il padre, il figlio Emanuele e il marito della Saguto, il funzionario della DIA Rosolino Nasca, i docenti universitari Roberto Di Maria e Carmelo Provenzano, assieme ad altri suoi parenti, l’ex prefetto di Palermo Francesca Cannizzo. Virus su rai 2 condotto da Nicola Porro. 22:33 va in onda un servizio dedicato al caso del magistrato Antonio Lollo di Latina. Gomez: "C'è un problema in Italia riguardo i tribunali fallimentari. Non è la prima volta che un magistrato divide i soldi con il consulente. Nelle fallimentari, è noto che c'è la cosiddetta mano nera. Sulle aste, succedono cose strane. E se a dirlo è Peter Gomez, il direttore de “Il Fatto Quotidiano”, giornale notoriamente giustizialista e genuflesso all’autorità dei magistrati, è tutto dire. Ed ancora. RACKET DI FALLIMENTI E ASTE. LE CONNIVENZE DELLA PROCURA FANTASMA TRIESTINA, scrive Pietro Palau Giovannetti (Presidente di Avvocati senza Frontiere). Non solo a Trieste. E adesso l'inchiesta sulle aste pilotate a palazzo di giustizia potrebbe salire decisamente di tono: alla Procura di Brescia, competente a indagare sui magistrati del distretto di Milano (dunque anche quelli lecchesi), sarebbero stati inviati mesi fa una serie di documenti di indagine, scrive Claudio Del Frate con Paolo Marelli su “Il Corriere della Sera”. Ed ancora. Tangentopoli scuote ancora Pavia, scrive Sandro Repossi su “Il Corriere della Sera”. Mentre il sostituto procuratore Vincenzo Calia invia due avvisi di garanzia a personaggi "eccellenti" del Policlinico San Matteo come Giorgio Domenella, primario di traumatologia, e Giovanni Azzaretti, direttore sanitario, spunta un'altra ipotesi: un magistrato sarebbe coinvolto nell'inchiesta sulle aste giudiziarie. Caso San Matteo. Ed ancora. Il pm Paolo Toso ha presentato oggi le richieste di pena per i 15 imputati del processo sulle aste giudiziarie immobiliari di Torino e provincia: in totale 62 anni di condanna. Aste immobiliari, il business dal lato oscuro. L'incanto di case e immobili, in arrivo da fallimenti di privati e imprese è, complice la crisi, un settore in crescita esponenziale. Ma anche uno dei più grandi coni d'ombra del sistema giudiziario, scrive Luciana Grosso su “L’Espresso”. Se avete qualche soldo da riciclare, le aste immobiliari sembrano essere fatte apposta. E sono tante: circa 50mila all'anno, per un valore complessivo incalcolabile e, soprattutto, incalcolato. Corruzione e falso, arrestati giudice e cancelliere a Latina, scrive “la Repubblica”. Corruzione in atti giudiziari, concussione, turbativa d'asta, falso. Sono alcune delle accuse contestate a otto persone ai quali la squadra mobile di Latina ha notificato ordinanze di custodia cautelare emesse dai giudici di Perugia e di Latina. Tra gli arrestati, quattro in regime di detenzione in carcere e altrettanti ai domiciliari, anche un magistrato e un cancelliere in servizio presso il tribunale del capoluogo, alcuni professionisti e un sottufficiale della Guardia di Finanza. Al giudice andava una percentuale dei compensi che, in sede di giudizio, lo stesso giudice riconosceva ai consulenti. Le indagini avrebbero accertato come i consulenti nominati dal giudice nelle singole procedure concorsuali, abitualmente corrispondevano a quest'ultimo una percentuale dei compensi a loro liquidati dal giudice stesso. Il filone di indagine ha permesso anche di svelare altri illeciti sullo svolgimento delle aste disposte dal Tribunale di Latina per la vendita di beni oggetto di liquidazione. Tutto questo non basta ad avere sfiducia nella Magistratura? Ogni segnalazione conteneva una denuncia presentata, che si è conclusa con esito negativo. Sono stato sentito dagli organi inquirenti, territorialmente toccati dagli scandali, per rendere conto del mio dossier. Gli ho spiegato che sono uno scrittore e non un Pubblico Ministero con potere d’indagine, con l’inchiesta giudiziaria bell’e fatta, né sono una parte con le prove specifiche allegate alla singola denuncia rimasta lettera morta. Val bene che una denuncia può non essere sostenuta da prove, o che al massino vale un indizio. Ma decine di casi a supporto di un’accusa, valgono decine di indizi che formano una prova. Se si ha fede si crede a ciò che non si vede; se non si ha fede (voglia di procedere da parte di PM o suoi delegati), una montagna di prove non basta! Anche il giornalista di Telejato, Pino Maniaci, a Palermo non veniva creduto quando parlava di strane amministrazioni giudiziarie sui beni sequestrati e confiscati a presunti mafiosi, che poi le sentenze non li ritenevano mafiosi. Però, successivamente, l’insistenza e lo scandalo ha costretto gli inquirenti a procedere contro i loro colleghi magistrati, che poi sono i dominus dei procedimenti giudiziari, anche tramite i collaboratori che loro nominano. Comunque di scandali se ne parla e se ne è parlato. Quasi tutti i Tribunali sono stati toccati da scandali od inchieste giudiziarie. Quei pochi luoghi rimasti immuni sono forse Fori unti dal Signore...».

Spieghi, lei, allora, come si truccato le aste giudiziarie e i procedimenti connessi…

«LA NOMINA DEI COLLABORATORI DA PARTE DEL GIUDICE TITOLARE. I custodi giudiziari spesso si spacciano anche per amministratori giudiziari, per poter pretendere con l’avvallo dei magistrati compensi raddoppiati e non dovuti. Essendo i consulenti tecnici, i periti, gli interpreti ed i custodi/amministratori giudiziari i principali ausiliari dei magistrati, come a questi ci si pretende di porre in loro una fiducia incondizionata. Spesso, però ci si accorge che tale fiducia è mal riposta, sia nei collaboratori, che nei magistrati stessi. La nomina del curatore esecutivo o del commissario concorsuale o amministratore dei beni mafiosi sequestrati o confiscati si dice che avviene per rotazione. Vero! Bisogna però verificare la quantità degli incarichi e, ancor di più, la qualità. Un incarico del valore di 10 mila euro è diverso da quello di 10 milioni di euro. All’amico si affida l’incarico di valore maggiore con liquidazione consistente del compenso! Di quest’aspetto ne parla la “Stampa”. Giuseppe Marabotto era scampato a un primo processo per un serio reato (aveva rivelato a un indagato che il suo telefono era sotto controllo). Chiacchierato da molti anni e divenuto procuratore di Pinerolo, ha costruito in una tranquilla periferia giudiziaria un regno personale e il malaffare perfetto per chi, come lui, si sentiva impunito stando dalla parte della legge: 11 milioni di euro sottratti allo Stato sotto forma di consulenze fiscali seriali ed inutili ai fini di azioni giudiziarie. Secondo quanto scrivono Il Messaggero e Il Fatto Quotidiano la procura di Perugia sta indagando sulla gestione delle procedure fallimentari del Tribunale di Roma. Ovvero di come il Tribunale assegna i vari casi di crisi aziendali ai curatori fallimentari, avvocati o commercialisti, che in base al valore della pratica che gestiscono vengono pagati cifre in alcuni casi molto alte. L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è che a “guidare” queste assegnazioni ci sia un sistema clientelare o corruttivo.

L’AFFIDAMENTO E LA GESTIONE DEI BENI CONFISCATI/SEQUESTRATI AI PRESUNTI MAFIOSI. I beni dei presunti mafiosi confiscato o sequestrati preventivamente sono affidati e gestiti da associazione di regime (di sinistra) che spesso illegittimamente sono punto di riferimento delle prefetture, pur non essendo iscritte nell’apposito registro provinciale, e comunque sempre destinatari di fondi pubblici per la loro gestione, perchè vincitori di programmi o progetti allestiti dalla loro parte politica.

LA DURATA DEL MANDATO. Un mandato collusivo e senza controllo porta ad essere duraturo e senza soluzione di continuità. Quel mandato diventa oneroso per i beni e ne costituiscono la loro naturale svalutazione. Trattiamo della nomina e della remunerazione dei custodi/amministratori giudiziari. In questo caso trattasi di custodia dei beni sequestrati in procedimenti per usura. Il custode ha pensato bene di chiedere il conto alle parti processande, ben prima dell’inizio del processo di I grado ed in solido a tutti i chiamati in causa in improponibili connessioni nel reato, sia oggettive che soggettive. Chiamati a pagare erano anche a coloro a cui nulla era stato sequestrato e che poi, bontà loro, la loro posizione era stata stralciata. Questo custode ha pensato bene di chiedere ed ottenere, con l’avallo del Giudice dell’Udienza Preliminare di Taranto, ben 72.000,00 euro (settantaduemila) per l’attività, a suo dire, di custode/amministratore.  Sostanzialmente il GUP, per pervenire artatamente all’applicazione delle tariffe professionali dei commercialisti, in modo da maggiorare il compenso del custode, ha ritenuto che la qualifica spettante al suo ausiliario non fosse di custode i beni sequestrati (art. 321 cpp, primo comma), ma quella di amministratore di beni sequestrati (art. 321 cpp, secondo comma, in relazione all’art. 12 sexies comma 4 bis del BL 306/1992 che applica gli artt. 2 quater e da 2 sezies a 2 duodecies L. 575/1965). Il presidente Antonio Morelli ha riconosciuto, invece, liquidandola in decreto, solo la somma di euro 30.000,00 (trentamila). A parte il fatto che non tutti possono permettersi di opporsi ad un decreto di liquidazione del GUP, è inconcepibile l’enorme differenza tra il liquidato dal GUP e quanto effettivamente riconosciuto dal Presidente del Tribunale di Taranto. Anche “Il Giornale” ha trattato la questione. Parcelle gonfiate, indagato consulente del Pm. Avrebbe ritoccato note spese liquidate dalla Procura: è stato nominato in 144 procedimenti. Con le accuse di truffa ai danni dello Stato e frode fiscale, il pm Luigi Orsi ha messo sotto inchiesta il commercialista M.G., più volte nominato consulente tecnico del pubblico ministero e dell'ufficio del giudice civile e anche amministratore giudiziario di beni sequestrati. E poi c’è l’inchiesta de “Il Messaggero”. Tribunale fallimentare, incarichi d'oro. Inchiesta sui compensi da capogiro. In tribunale, avvocati e cancellieri ne parlano con circospezione. E lo raccontano come se fosse un bubbone che prima o poi doveva scoppiare, perché gli interessi economici in ballo sono davvero altissimi e gli esclusi dalla grande torta cominciavano a dare segni di insofferenza da tempo.

LA VALUTAZIONE DEI BENI. La valutazione dei beni da vendere all’asta pubblica è fatta in ribasso, anche in forza di attestazioni false dello stato dei luoghi. Per esempio: si prende una visura catastale in cui il terreno risulta incolto/pascolo, ma in effetti è coltivato ad uliveto o vigneto. Oppure si valuta come catapecchia una casa ben manutenuta e rinnovata. Esemplare è il fallimento della Federconsorzi. Caposaldo dello scandalo, la liquidazione di un ente che possedeva beni immobili e mobili valutabili oltre quattordicimila miliardi di lire per ripagare debiti di duemila miliardi. L’enormità della differenza avrebbe costituito la ragione di due processi, uno aperto a Perugia uno a Roma. La singolarità dello scandalo è costituita dall’assoluto silenzio della grande stampa, che ha ignorato entrambi i processi, favorendo, palesemente, chi ne disponeva l’insabbiamento.

LE FUGHE DI NOTIZIE. Le fughe di notizie sulla situazione dei beni, le notizie sulla pericolosità o meno dei loro proprietari, o gli avvisi sulle offerte sono cose risapute.

LA MANCATA VENDITA. Spesso ci sono dei personaggi, con i fascicoli dei procedimenti in mano, che in cambio di tangenti promettono la sospensione della vendita. Altre volte i proprietari mettono in essere comportamenti intimidatori nei confronti dei possibili acquirenti, tanto da inibirne l’acquisto.

LA VENDITA VIZIATA. La vendita del bene all’asta può essere viziata, impedendo ai possibili acquirenti di parteciparvi. Per esempio si indica una data di vendita sbagliata (anche da parte degli avvocati nei confronti dei propri clienti esecutati), o il luogo di vendita sbagliato (un paese per un altro).

L’AQUISTO DI FAVORE. L’acquisto dei beni è spesso effettuato tramite prestanomi al posto di chi non è legittimato all’acquisto (come per esempio il proprietario esecutato), e spesso effettuato per riciclaggio o auto riciclaggio.

IL PREZZO VILE (VALORE TROPPO BASSO RISPETTO AL MERCATO). Il filo conduttore che lega tutte le aste truccate è la riconducibilità al prezzo vile: ossia il quasi regalare il bene da vendere all’asta, frutto di sacrifici da parte degli esecutati, rispetto al valore di mercato, affinchè si liquidi il compenso dei collaboratori del giudice, e, se ne rimane, il resto al creditore».

Cosa si può fare contro il prezzo vile?

«Contro il prezzo vile, se si vuole si può intervenire.  Casa all'asta: addio aggiudicazione se il prezzo è troppo basso. Importante ordinanza del Tribunale di Tempio sulla revoca dell'aggiudicazione di un immobile all'asta, scrive la dott.ssa Floriana Baldino il 10 febbraio 2018 su “Studio Castaldi” - Dal tribunale di Tempio, con la firma del giudice Alessandro Di Giacomo, arriva un'importante decisione. Il giudice, a seguito del deposito di un ricorso urgente, ha revocato l'aggiudicazione dell'immobile all'asta, considerando la circostanza che l'immobile era stato venduto ad un prezzo troppo basso rispetto al valore che lo stesso aveva sul mercato. Il giudice, infatti, deve sempre valutare l'adeguatezza del prezzo di vendita rispetto a quello di mercato onde evitare "l'eccesso di ribasso", che sicuramente non va a vantaggio né del creditore né del debitore. L'unico a trarne vantaggio sarebbe soltanto colui che all'asta acquista l'immobile ad un prezzo irrisorio. Il giudice Di Giacomo, accogliendo dunque la tesi dell'avvocato difensore, ha revocato l'aggiudicazione dell'asta in base ai principi stabiliti dalla legge n. 203 del 1991. Tale legge parla impropriamente di "sospensione" ma, in verità, attribuisce al G.E. – fino all'emissione del decreto di trasferimento – un vero e proprio potere di revocare l'aggiudicazione dell'immobile a prezzo iniquo. Il potere di revocare l'aggiudicazione, prima spettava solo al giudice delegato ex art. 108 della legge fallimentare, ma la riforma ha attribuito questo potere al giudice dell'esecuzione, allo scopo di "restituire il processo esecutivo alla fase dell'incanto che andrà rifissato con diverse modalità, affinchè la gara tra gli offerenti si svolga per l'aggiudicazione del bene al prezzo giusto".

La sospensione della vendita. Già prima dell'approvazione del decreto del 2016, molti giudici, di diversi tribunali, avvalendosi della possibilità riconosciuta loro ex art. 586 c.p.c., in seguito alle modifiche apportate dalla legge n. 203/91 di conversione del D.lg. n. 152/91, sospendevano la vendita quando il prezzo era notevolmente inferiore a quello "giusto". Quel decreto, urgente, era stato pensato per la lotta alla criminalità organizzata delle vendite pilotate, ovvero negli anni in cui si assisteva ad una serie di incanti deserti al fine di conseguire, attraverso successivi ribassi, un prezzo di aggiudicazione irrisorio. Questa legge, pensata e studiata per la lotta alla criminalità organizzata, è stata poi applicata in diversi tribunali e per tutte le procedure che non avevano più alcuna utilità. Ogniqualvolta i giudici ritenevano che gli interessi economici del debitore e del creditore venissero frustrati dal prezzo troppo basso di aggiudicazione dell'immobile, potevano, a discrezione, "sospendere la vendita". Così, ad es., il tribunale di Roma, sez. distaccata di Ostia, con ordinanza del 9 Maggio 2013 che ha sospeso per un anno l'esecuzione immobiliare dopo cinque tentativi di asta. Nella fattispecie, il prezzo del bene si era talmente ridotto rispetto alla stima del perito che il giudice ha ritenuto che la sospensione di un anno della procedura, potesse essere un congruo termine per tentare la vendita dell'immobile ad un prezzo diverso, e magari più adeguato. Al Tribunale di Napoli invece un giudice è andato oltre restituendo il bene al debitore (ord. del 23.01.2014.), facendo riferimento a due principi importanti. Il primo, della ragionevole durata del processo, ed il secondo, principio cardine a cui il giudice napoletano ha fatto riferimento, quello secondo cui, procedere con l'esecuzione, non era più fruttuoso né per il debitore né per il creditore, sempre per il c.d. "giusto prezzo". Successivamente anche il Tribunale di Belluno si è espresso in tal senso con ordinanza del 3.06.2013.

La necessaria utilità del processo esecutivo. Il processo esecutivo deve avere una sua utilità. Soddisfare il creditore e liberare il debitore dai suoi debiti. Il periodo storico in cui ci troviamo non è sicuramente dei migliori ed il mercato immobiliare è sicuramente molto penalizzato. Si assiste sempre a situazioni in cui alle aste non vi è alcuna proposta di acquisto, almeno fino a quando il prezzo dell'immobile rimane alto. Poi il bene viene venduto ad un prezzo veramente irrisorio ed il creditore non viene soddisfatto dal prezzo ricavato dalla vendita, mentre il debitore si ritrova senza immobile (in molti casi proprio la prima abitazione) e con ancora i debiti da saldare. Molte norme sono intervenute in aiuto degli imprenditori in crisi ed ora tutto sta nelle mani dei giudici dei tribunali, che possono applicare le norme in una maniera più elastica e meno rigida.

La giurisprudenza. Importante, in materia di esecuzione, è la sentenza n. 692/2012 della Cassazione. Occupandosi di esecuzione in materia fiscale, la S.C. ha ribadito che: "Nell'esecuzione esattoriale il potere del giudice di valutare l'adeguatezza del prezzo di trasferimento non solo non subisce alcuna eccezione rispetto l'esecuzione ordinaria ma deve essere esercitato con particolare oculatezza, sì da valutare se, nel singolo caso, sia più dannoso per lo Stato creditore il protrarsi dei tempi di riscossione o la perdita della possibilità di realizzare gran parte del proprio credito, a causa della sottovalutazione del bene pignorato". Una massima enunciata prima della approvazione del "decreto del fare", ovvero quando ancora Equitalia poteva pignorare e vendere all'asta gli immobili dei contribuenti. La massima enunciata dalla Cassazione in materia tributaria, si adegua, ed uniforma, a quello da sempre sottolineato nel procedimento civile.

Il processo esecutivo deve mantenere la sua utilità. La Cassazione specifica inoltre che il concetto di prezzo giusto, non richiede necessariamente una valutazione corrispondente al valore di mercato, ma occorre aver riguardo alle modalità con cui si è pervenuti all'aggiudicazione, al fine di accertare se tali modalità (pubblicità ed altro), siano stati tali da sollecitare l'interesse dell'acquisto. Insomma, sempre più numerose le sentenze a favore del consumatore indebitato che vede svendere i propri beni senza ottenere, per di più, dalla vendita la soddisfazione dei creditori».

Come bloccare un'Asta?

«Se la tua casa è all’asta esistono diversi metodi per sospendere o bloccare definitivamente il pignoramento a seconda delle situazioni. L’importante è che le aste vadano deserte, scrive lo Studio Chianetta il 22 maggio 2017. Molto spesso – specie quando si ha a che fare con la legge – si prende cognizione dei problemi quando il danno è spesso irrimediabile. Succede a chi ha la casa pignorata che, dopo aver ignorato gli svariati avvisi del creditore e aver sottovalutato le carte ricevute dal tribunale, si chiede come bloccare un’asta. In verità, anche per chi è soggetto a un’esecuzione forzata immobiliare, esistono alcune scappatoie, pienamente legali, ma da prendere con le dovute cautele. Infatti, se è vero che esse consentono di sbarazzarsi del pignoramento dall’oggi al domani, dall’altro lato non vengono accordate dal giudice con facilità e automatismo. Del resto, come tutte le norme, anche quelle che consentono di bloccare un’asta immobiliare sono soggette a interpretazione e, peraltro, come vedremo, lasciano un campo di azione abbastanza ampio alla valutazione del giudice. Ma procediamo con ordine. Il problema della casa all’asta resta il cruccio principale per molti debitori che subiscono il pignoramento. Impropriamente si crede peraltro che la «prima casa» non sia pignorabile, cosa non vera per due ordini di motivi: innanzitutto il limite vale solo nei confronti dell’agente della riscossione (Equitalia o, dal 1° luglio 2017, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione); in secondo luogo perché a non essere pignorabile non è la «prima casa» ma solo l’unico immobile di proprietà del debitore (per cui, se questi ha due case, ad essere pignorabili sono entrambe e non solo la seconda). A dirla tutta, quando si tratta di creditori privati (la banca, un fornitore o la controparte che ha vinto una causa) il pignoramento immobiliare può essere avviato anche per debiti di scarso valore (invece, per i debiti con il fisco il pignoramento è possibile solo superati 120mila euro). Prima di capire come bloccare la casa all’asta sono necessarie due importanti precisazioni. La prima cosa da sapere è che, di norma, prima di procedere al pignoramento (e, quindi, all’asta), il creditore iscrive un’ipoteca sull’immobile. Per quanto ciò non sia vincolante (lo è solo nel caso in cui ad agire sia l’Agente della riscossione), avviene quasi sempre perché attribuisce un diritto di prelazione sul ricavato: in altre parole, il creditore con l’ipoteca si primo grado si soddisfa prima degli altri. La seconda indispensabile precisazione è che, per bloccare la casa all’asta si può contestare le ragioni del creditore solo se questi agisce in forza di un assegno o di un contratto di mutuo. Viceversa, se il creditore agisce in forza di una sentenza di condanna, il debitore non può più metterla in discussione (avendo avuto il termine per fare appello o ricorso per cassazione). Quindi, se il giudice ha fissato il nuovo esperimento d’asta e il creditore agisce perché ha ottenuto un decreto ingiuntivo (ad esempio, la banca per interessi non corrisposti) non è più possibile sollevare eccezioni sul merito del credito (ad esempio sull’anatocismo)».

Ma allora quando si può bloccare la casa all’asta? 

«Le ragioni sono essenzialmente legate all’utilità della procedura. Ci spieghiamo meglio, scrive lo Studio Chianetta il 22 maggio 2017. Lo scopo del pignoramento – e quindi delle aste – è quello di liquidare i beni del debitore e, con il ricavato, soddisfare il creditore procedente. Una procedura che realizza l’interesse di entrambe le parti: quello del creditore – perché così ottiene i soldi che gli spettano – e quello del proprietario della casa – perché in tal modo si libera del debito. Quando però queste due finalità non possono essere realizzate, allora non c’è ragione di tenere in vita la procedura. Si pensi al caso di un’asta battuta a un prezzo ormai così basso da non consentire al creditore di recuperare neanche la metà delle somme per le quali agisce, al netto delle spese legali già sostenute. Nello stesso tempo, l’eventuale vendita – eseguita magari a favore di chi, furbescamente, ha atteso diverse aste prima di proporre un’offerta, in modo da far calare il prezzo – non consente al debitore di liberarsi della morosità, peraltro espropriandolo di un bene per lui vitale. Risultato: insoddisfatto il creditore, insoddisfatto il debitore. Consapevole di ciò il legislatore ha, di recente, emanato due norme che, sebbene possano apparire indipendenti tra loro, se applicate l’una con l’altra possono favorire la rapida conclusione del pignoramento.

COME BLOCCARE L’ASTA. Qualora non si presenti alcun offerente alle aste promosse dal tribunale, il giudice può disporre un ribasso del prezzo di vendita del 25% (ossia di un quarto). Molto spesso, però, nonostante i ribassi e il calo drastico del prezzo rispetto alla stima fatta all’inizio del pignoramento dal consulente del tribunale (il cosiddetto «Ctu», ossia il consulente tecnico d’ufficio), non si presenta alcun offerente. Con la conseguenza che il prezzo d’asta scende sempre di più fino al punto da non soddisfare le pretese dei creditori. Così il codice di procedura stabilisce che «quando risulta che non è più possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori – anche tenuto conto dei costi necessari per la prosecuzione della procedura, delle probabilità di liquidazione del bene e del presumibile valore di realizzo – è disposta la chiusura anticipata del processo esecutivo». In pratica, tutte le volte che la casa, sottoposta a pignoramento immobiliare, non trova potenziali acquirenti e la base d’asta, a furia di ribassi, arriva a un prezzo che non è in grado di garantire un ragionevole soddisfacimento dei creditori il giudice decreta la fine anticipata del processo esecutivo. Si tratta di una estinzione anticipata del pignoramento che non consente allo stesso di risorgere in un secondo momento. Questo significa che il debitore torna nella piena disponibilità della propria casa prima pignorata e non dovrà subire alcuna asta. Ma quando è possibile raggiungere questo risultato? Quante aste bisogna aspettare? In teoria molte. E proprio per questo è intervenuta la seconda parte della riforma di cui abbiamo accennato in partenza. La seconda norma in evidenza è contenuta nel cosiddetto «decreto banche» dell’inizio 2016. In base all’ultima riforma del processo esecutivo, quando il terzo esperimento d’asta va deserto e il bene pignorato non viene aggiudicato, il giudice dispone un quarto tentativo di asta e, per rendere più allettante la partecipazione degli offerenti, può decurtare fino a metà il prezzo di vendita. Con l’ovvia conseguenza che, andata deserta anche la quarta asta, il prezzo di vendita sarà sceso così tanto da consentire il verificarsi di quella condizione – prima descritta – che consente l’estinzione anticipata del pignoramento: ossia l’impossibilità di conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori. Ecco così che già dopo la quarta o la quinta asta, al più dopo la sesta, è possibile bloccare le aste successive e chiudere una buona volta il pignoramento. Del resto scopo del pignoramento è quello di soddisfare il creditore e non infliggere al debitore una sanzione esemplare. Tanto è vero che una recente ordinanza del Tribunale di Tempio ha stabilito che: «Neppure le esigenze di celerità cui tale particolare procedura è improntata (si riferisce all’ esecuzione esattoriale), in forza delle quali l’espropriazione anche per prezzo vile trova la sua ragion d’essere nel preminente interesse dello Stato procedente, possono giustificare che il trasferimento degli immobili pignorati prescinda da un qualsiasi collegamento con il valore dei beni e che tale valore possa essere anche irrisorio, atteso che l’espropriazione ha la finalità di trasformare il bene in denaro per il soddisfacimento dei creditori e non certo di infliggere una sanzione atipica al debitore inadempiente». Secondo il giudice quindi è anche possibile sospendere la vendita se il prezzo è troppo basso. Il che è previsto dal codice di procedura civile che prevede la possibilità di sospendere il pignoramento anche una volta intervenuta la vendita: «Avvenuto il versamento del prezzo, il giudice dell’esecuzione può sospendere la vendita quando ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto».

LA SOSPENSIONE DELL’ESECUZIONE FORZATA SULLA CASA. C’è poi la possibilità di chiedere la sospensione del pignoramento quando il giudice ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto e di mercato. La misura è nell’interesse sia del debitore (che ha interesse a che la casa si venda al prezzo reale, per poter chiudere la partita col creditore), sia del creditore stesso (che intende recuperare quanto più possibile delle somme che gli spettano). Si tratta di un potere riservato al vaglio discrezionale del tribunale (ma che, ovviamente può essere sollecitato dagli avvocati delle parti) che comporta il differimento dell’asta pubblica “a data da destinarsi” (ossia a quando il mercato sarà più “maturo”). Sempre che, nelle more, non intervengano altri eventi modificativi del processo come, per esempio, il disinteresse del creditore, una trattativa tra le parti che porti a una transazione con sostanziale decurtazione del debito, ecc.

NEL CASO DI FALLIMENTO. Anche se la vendita avviene per via di un fallimento, le cose non cambiano. Difatti, la legge fallimentare prevede, nel caso in cui oggetto della vendita forzata sia un bene appartenente a un imprenditore fallito, che «il giudice delegato, su istanza del fallito, del comitato dei creditori o di altri interessati, previo parere dello stesso comitato dei creditori, può sospendere, con decreto motivato, le operazioni di vendita, qualora ricorrano gravi e giustificati motivi ovvero, su istanza presentata dagli stessi soggetti». In passato il tribunale di Lanciano, nell’ambito di pignoramento immobiliare conseguente a un fallimento ha preso atto del notevole squilibrio tra il prezzo di base d’asta dell’immobile e quello di mercato (per come attestato dalla perizia del Consulente tecnico d’ufficio) e, sulla scorta di ciò, ha sospeso la vendita della casa pignorata».

A cura del dr Antonio Giangrande. Scrittore, sociologo storico, giurista, blogger, youtuber, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie ONLUS. 099.9708396 – 328.9163996

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Coppia minacciata dall’operatore. Appello al Sindaco! Tue, 16 Jan 2018 10:48:07 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/466255.html http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/466255.html CCDU Onlus CCDU Onlus
Coppia minacciata dall’operatore. Appello al Sindaco!
Appello al sindaco. Mamma e papà sarebbero stati minacciati di perdere il figlio se non cambiano avvocato. CCDU Onlus: storia di malapsichiatria, basta pregiudizi di natura eugenetica.
 
Bari. Secondo quanto riferito dalla stampa, la coppia sarebbe stata minacciata da un operatore che avrebbe fatto perdere loro il figlio se non cambiavano avvocato. Ecco il loro appello al Sindaco: “Gentile Sindaco di Turi dott. Domenico Coppi, Le chiediamo di intervenire per salvaguardare nostro figlio e la nostra famiglia dall’operatore che ci ha minacciati […]. Le chiediamo un incontro per permetterci di spiegare la situazione della nostra famiglia e per garantire a nostro figlio il diritto di crescere ed essere educato nella sua famiglia. Ci risulta che nonostante questo gravissimo avvenimento l’operatore stia ancora lavorando con i bambini e le famiglie e comprenderà qual è ora la nostra fiducia nelle istituzioni.”

L’episodio sarebbe una ritorsione contro la decisione dell’avvocato di contestare in Tribunale alcune affermazioni incorrette nella sua relazione, in particolare in merito alla presenza o meno di una balaustra. La famiglia non si è lasciata intimidire, e l’avvocato della coppia, Francesco Miraglia, ha informato il Giudice, chiedendo che l’operatore e il servizio siano allontanati dal caso di questo bambino e di questa famiglia.

Il fatto assume un aspetto ancora più grottesco se si considera che l’allontanamento del bimbo dalla sua famiglia non era stato motivato da abusi o maltrattamenti, ma da una cosiddetta patologia psichiatrica della madre etichettata dallo psichiatra del Centro di Salute Mentale di avere una “personalità dai tratti patologici” (impulsività, aggressività estrema, incapacità di prendere decisioni e mantenerle, capacità manipolativa) che necessiterebbe di una “ristrutturazione cognitiva”.

Una diagnosi psichiatrica non è basata su alcun riscontro oggettivo (test di laboratorio, radiografia o altro) e non è nemmeno confermata da evidenze probatorie (casi di violenza documentati da testimonianze o referti di pronto soccorso). La mamma non aveva e non ha mai dato segni di pericolosità nei confronti del bambino eppure le era stato addirittura intimato di assumere psicofarmaci pena la perdita della responsabilità genitoriale. La mamma si era quindi rivolta al nostro Comitato.

Recentemente, dopo indagini approfondite, il Tribunale stava procedendo verso un rientro a casa del bambino con visite quotidiane dei genitori e crescenti rientri a casa, ma questo ricongiungimento rischiava di essere compromesso dalla controversa relazione dell’operatore.

“Ci auguriamo che il Sindaco raccolga l’appello dei genitori.” Dichiara Paolo Roat, Responsabile Tutela Minori del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU) Onlus. “Secondo l’articolo 23 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, esse hanno il diritto di decidere liberamente e responsabilmente riguardo al numero dei figli e all’intervallo tra le nascite e di avere accesso in modo appropriato secondo l’età, alle informazioni in materia di procreazione e pianificazione familiare, e siano forniti i mezzi necessari ad esercitare tali diritti. Poche settimane fa, lo stesso Procuratore Generale della Cassazione Francesca Ceriani ha messo un freno a queste operazioni di «genetica familiare» affermando che anche i bambini dei mafiosi hanno il diritto di crescere in famiglia. In psichiatria ci sono ancora pregiudizi di natura eugenetica e in alcuni casi si tende a togliere il figlio di una mamma con disagi mentali invece di aiutare la famiglia. Ci auguriamo che gli operatori e i professionisti che ancora accettano queste teorie disumane vengano o corretti o allontanati dal campo della tutela dei minori.”
 
Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus







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SAVONA, TEORIE RIPARATIVE PROPAGANDATE IN UNO STUDIO MEDICO. ARCIGAY: "FATTO GRAVISSIMO, L'ORDINE INTERVENGA. I PARTITI SI IMPEGNINO PER UNA LEGGE CHE VIETI QUESTE VIOLENZE" Fri, 12 Jan 2018 13:22:20 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/465935.html http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/465935.html Arcigay Arcigay SAVONA, TEORIE RIPARATIVE PROPAGANDATE IN UNO STUDIO MEDICO. ARCIGAY: "FATTO GRAVISSIMO, L'ORDINE INTERVENGA. I PARTITI SI IMPEGNINO PER UNA LEGGE CHE VIETI QUESTE VIOLENZE"
Bologna, 12 gennaio 2017 - "Un fatto gravissimo, una violenza su cui è urgente intervenire": Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, si scaglia duramente contro il medico di base di Savona che nell'ambulatorio pubblicizza le teorie riparative della comunità terapeutica Lot, che promettono agli omosessuali di "riconquistare la propria eterosessualità". "L'aggravante - prosegue Piazzoni - la troviamo questa mattina nelle dichiarazioni del medico di famiglia, il dottor Fabio Vaccaro, che associa l'omosessualità all'Alzheimer e al diabete. Su questo pretendiamo un'azione esemplare dell'ordine dei medici, che sanzioni questa sciocchezza come tutte le altre notizie false che voglio generare allarme nella popolazione. Non si tratta soltanto di "offese", come il medico con inaccettabile superficialità vuol fare intendere: si tratta di persone che tentano di convincere altre persone, clinicamente sane, di essere affette invece una patologia, per poi lucrare sulla fantomatica "cura". Questo è un raggiro che si compie sulla pelle delle persone più fragili, infierendo sulle loro insicurezze e costringendole a reprimere i propri istinti e i propri sentimenti. Non c'è nulla di più grave di un medico che diagnostica ai pazienti malattie che non esistono: è per questo che pretendiamo parole chiare e severe da parte delle autorità competenti. Non solo: questa legislatura si chiude con una proposta di legge presentata dal senatore Sergio Lo Giudice ma mai discussa in aula, per mettere fuorilegge le cosiddette teorie riparative, come avviene per ogni altra sevizia fisica e psicologica e così come è già avvenuto negli Stati Uniti. L'iniziativa di Lo Giudice non deve spegnersi assieme alla legislatura ma deve essere impegno urgente di quella che si aprirà dopo il voto del 4 marzo", conclude Piazzoni.
"La notizia del poster affisso nell'ambulatorio medico - commenta Mirko Principato, presidente del circolo  Arcigay Apertamente di Savona - colpisce duramente la nostra comunità: come può sentirsi una persona omosessuale che, andando dal medico curante per qualsiasi ragione, si trovi di fronte quella pubblicità? Quanti omosessuali vengono allontanati dal servizio sanitario pubblico da propagande del genere? Quante famiglie con persone omosessuali vengono tratte in inganno con aspettative false e lesive delle persone? La questione è molto seria: quei manifesti devono sparire da quell'ambulatorio e quel medico deve ricevere la sanzione che merita", conclude.

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Ufficio stampa Arcigay   - Vincenzo Branà  (348.6839779 - 338.1350946)




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Vola negli Stati Uniti con la borsa di studio “Fulbright - Roberto Wirth” 2018/2019 e costruisci il tuo futuro! Wed, 10 Jan 2018 14:28:59 +0100 http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/465423.html http://content.comunicati.net/comunicati/societa_civile/onlus/varie/465423.html Centro Assistenza per Bambini Sordi e Sordociechi Centro Assistenza per Bambini Sordi e Sordociechi E’ uscito il bando di concorso per chi aspira a diventare professionista nell’ambito della sordità infantile 

Roma – La borsa di studio “Fulbright – Roberto Wirth” non manca all’appuntamento con chi aspira a diventare un professionista nell’ambito della sordità infantile. Anche quest’anno, infatti, Roberto Wirth, Presidente del Centro Assistenza per Bambini Sordi e Sordociechi Onlus (CABSS), e la Commissione Fulbright per gli Scambi Culturali tra l’Italia e gli Stati Uniti sono lieti di annunciare la pubblicazione del bando per l’anno accademico 2018/2019. I candidati devono essere cittadini italiani iscritti almeno al secondo anno di università o in possesso di un titolo di Laurea. Il vincitore studierà presso la Gallaudet University, Washington D.C., primo ateneo al mondo bilingue (Lingua dei Segni Americana e Inglese) accessibile anche agli studenti sordi e sordastri.

La borsa di studio “Fulbright – Roberto Wirth” offre l’opportunità di specializzarsi in un’area inerente la sordità e di contribuire, una volta tornati in Italia, al benessere dei bambini sordi in età prescolare.

La borsa di studio ha origine nel 1992 per volontà di Roberto Wirth, sordo profondo dalla nascita e da sempre sensibile alle particolari esigenze dei bambini sordi. Nel corso di questi 25 anni, molti giovani studenti sordi hanno avuto la possibilità di specializzarsi negli Stati Uniti e di diventare professionisti d’eccellenza nell’ambito della sordità infantile in Italia.

La borsa di studio fa parte del Programma Fulbright, ideato nel 1946 dal Senatore statunitense J. William Fulbright e oggi ritenuto il più antico e vasto programma governativo nell’ambito degli scambi culturali nel mondo.

Per candidarsi alle selezioni è necessario compilare la domanda di partecipazione, scaricabile dal sito web www.fulbright.it e inviarla alla Commissione Fulbright entro e non oltre il 28 febbraio 2018.

Sogna il tuo futuro e costruiscilo alla Gallaudet University!


Per informazioni: Dott.ssa Stefania Fadda

Via Nomentana, 56 - 00161 Roma

T. + 39 06 89 56 10 38 - C. + 331 85 20 534

E-mail: info@cabss.it

 

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