IGNORANZA "PLASTICA"

Dopo una bella spiegazione sui meccanismi del riciclo,la giornalista spiegava che il riciclaggio à un'ottima soluzione ma, quando si può à meglio utilizzare materiali alternativi che non persistono nell'ambiente dopo il loro utilizzo.

19/feb/2007 08:49:00 MO.BI. Contatta l'autore

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IGNORANZA "PLASTICA"

Qualche giorno fa un servizio di RAI1 parlava del riciclaggio della
plastica. Dopo una bella spiegazione sui meccanismi del riciclo,la
giornalista spiegava che il riciclaggio è un'ottima soluzione ma,
quando si può è meglio utilizzare materiali alternativi che non
persistono nell'ambiente dopo il loro utilizzo. Ho pensato: "adesso lo
dice! Adesso parla delle BIOPLASTICHE!"
Invece le alternative erano il cartoncino e il legno.
Certo sono due materiali biodegradabili, ma le caratteristiche
tecniche non sono sovrapponibili alla plastica .
La soluzione esiste. Una vera alternativa alle plastiche derivate dal
petrolio arriva dal mais o da altre fonti rinnovabili come le patate,la
soia o le banane.
La soluzione è a portata di mano, ma viene ignorata. Se ne parla poco
su giornali, radio e televisioni. La gente non conosce termini come
biodegradabile o compostabile e di conseguenza non cerca di modificare
positivamente i suoi comportamenti.
Bisogna dare atto al governo Prodi di aver iniziato una discussione
sull'utilizzo degli shopper biodegradabili. Pur essendo un passo avanti
nella giusta direzione difficilmente inciderà profondamente sulle
abitudini degli italiani, almeno a breve.
C'è l'esigenza di spiegare la necessità e l'urgenza dell'utilizzo di
materiali alternativi.
L'esperienza dei cibi biologici insegna che quando le persone
conoscono vantaggi e peculiarità di prodotti naturali superano anche
gli ostacoli di prezzo propri dei mercati innovativi.
I mezzi di comunicazione devono avere una parte attiva nell'informare
sulle bioplastiche. Oggi invece non si parla per nulla di queste cose.
L'attenzione è tutta concentrata sull'energia, sul risparmio energetico
e sulle fonti alternative. Giustissimo, ma non perdiamo di vista gli
altri problemi ambientali, l'accumulo di rifiuti sta diventando
insostenibile, i sistemi di smaltimento perdono efficacia: c'è
l'esigenza e l'urgenza di sviluppare alternative credibili.
Oggi le bioplastiche rappresentano questa alternativa.
La politica deve favorire e incentivare prezzi più competitivi. Le
dimensioni della domanda, infatti, influenzano ancora negativamente il
costo delle materie prime biodegradabili.

Altri paesi hanno già iniziato da qualche anno politiche favorevoli
alle bioplastiche, in Germania il "PUNTO VERDE" aumenta il costo delle
plastiche derivate dal petrolio avvicinandolo a quello delle
biodegradabili.
Da noi purtroppo il CONAI pesa indifferentemente sulle une e sulle
altre.
In Italia non vengono premiate in alcun modo le virtù dei materiali
naturali, di conseguenza questo mercato da noi non riesce a decollare.
C'è bisogno di più informazione e di più iniziative concrete. Dobbiamo
far conoscere alla gente le alternative e offrirgliele ad un prezzo
competitivo, il mercato poi farà il resto.
Negli anni ottanta l'energia solare era una chimera, un'utopia di
pochi avventurieri che magari si autocostruivano i pannelli solari.
Oggi quasi tutti possiedono, hanno visto un pannello solare o sanno di
cosa si tratta.
Iniziative come "M'ILLUMINO DI MENO" fanno conoscere al grande
pubblico i vantaggi del risparmio energetico.
Gli esempi virtuosi non mancano, ora anche le bioplastiche devono
entrare nell'agenda politica e dei media se vogliamo fare del mondo un
posto migliore in cui far vivere i nostri figli.

FABRIZIO LAGGIARD
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