DIABETE: ECCO L’IDENTIKIT DEL PAZIENTE ITALIANO

07/nov/2012 11:34:45 Francy Antonioli Contatta l'autore

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In Italia vivono 2 milioni e 970mila diabetici, il 4,9% della popolazione. La malattia preferisce i sedentari: 8 persone su 100 che non praticano nessuna attività fisica sono infatti colpite dalla patologia, contro solo l’1% degli sportivi. Anche la bilancia ha il suo ‘peso’. I grandi obesi presentano un rischio di sviluppare il diabete superiore di 60 volte rispetto a chi si mantiene in forma. Inoltre, il titolo di studio svolge un ruolo protettivo: tra i laureati la diffusione della malattia è di 5 volte inferiore, in confronto a chi ha solo la licenza media. E sono i cittadini del Sud ad essere i più colpiti: il 7,8% dei lucani e il 7,6% dei calabresi sono diabetici, contro il 2,6% degli abitanti di Bolzano, il 3,4% dei valdostani e dei veneti, il 3,6% dei lombardi. È questo l’identikit del paziente italiano, tracciato dall’Italian Barometer Report 2012, documento prodotto dall’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) di Villa Mondragone dell’Università di Tor Vergata e presentato oggi al Senato in un Convegno. “La lotta al diabete assorbe il 9% della spesa sanitaria italiana annuale – spiega il prof. Renato Lauro, Presidente dell’Osservatorio e Rettore dell’ateneo romano –, pesando sulle casse statali per 9,22 miliardi di euro, 2.660€ per ogni paziente. Il che significa 1,05 milioni di euro all’ora. Anche se si tratta di uno dei dati più bassi d’Europa, come confermato recentemente dalla London School of Economics, rimane comunque una cifra importante. Soprattutto se consideriamo che entro il 2030 i malati aumenteranno del 23%”. L’arma migliore per combattere la patologia, che uccide ogni anno 27.000 italiani tra i 20 e i 79 anni, rimane la prevenzione. Seguire cioè stili di vita adeguati. “Una dieta bilanciata, l’esercizio fisico e il controllo del peso riducono del 50% il rischio di essere colpiti dal disturbo – commenta il sen. Antonio Tomassini, Presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato –. In questo modo si possono ottenere grandi risultati anche dal punto di vista economico, grazie ad iniziative la cui attuazione è fattibile perché poco costosa. Soprattutto se si considerano le spese derivanti dai ricoveri per complicanze. L’80% delle persone affette da diabete muore infatti a causa di problematiche cardiovascolari, da due a quattro volte più frequenti in chi soffre di questo disturbo metabolico. Inoltre, sono soprattutto le conseguenze più gravi come infarto, ictus, scompenso cardiaco e morte improvvisa ad interessare con maggior frequenza i diabetici, che si vedono ‘derubati’ in media di 5 – 10 anni di vita”. Diventa quindi fondamentale anche il buon controllo della patologia, da attuare subito dopo la diagnosi. “Un trattamento precoce e intensivo dei principali fattori di rischio – aggiunge il prof. Agostino Consoli, coordinatore del Report 2012 e Ordinario di Endocrinologia presso l’Università di Chieti –, come glicemia, ipertensione e colesterolo alto, riduce del 50% il rischio di gravi complicanze e di morte a distanza di 13 anni. Malgrado la gestione della malattia sia complicata, il modello di cura italiano è comunque particolarmente efficiente. L’assistenza diabetologica negli altri Paesi europei è infatti a carico soprattutto dei medici di famiglia. Da noi accade il contrario: è presente una rete diffusa di strutture specialistiche, in grado di fornire assistenza a oltre il 50% dei malati”.

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