Progettazione di edifici passivi: cosa rende un edificio una vera Passive House

12/nov/2019 12:27:36 switchup Contatta l'autore

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Cosa significa progettare un edificio passivo? Quali sono le caratteristiche costruttive e gli impianti che rendono un immobile una Passive House? Parliamo di impiantistica, ventilazione e riscaldamento dell’edificio!

 

Un edificio passivo è un immobile caratterizzato da una grande performatività in termini energetici, progettato sullo studio reale del clima di un territorio e sull’efficienza degli impianti installati. L’involucro performante, infatti, non basta da solo a definire un edificio passivo: le caratteristiche di una Passive House non possono prescindere dalla tipologia di impianti in dotazione all’edificio.

La caratteristica necessaria per la definizione di un edificio passivo è la potenza specifica massima richiesta dal fabbricato, che è pari a 10,0 W/m2. Questo valore non è casuale, ma è dovuto a un limite impiantistico: la possibilità di fornire la potenza termica necessaria all’edificio mediante un sistema di ventilazione meccanica controllata alla portata minima strettamente necessaria per la corretta ventilazione dell’edificio stesso e nel rispetto di scrupolosi parametri di comfort.

Gli impianti degli edifici passivi, inoltre, non sono concepiti come gli impianti presenti negli edifici tradizionali, ma sono ridotti all’essenziale e tuttavia hanno un “peso” diverso in termini di consumi e impatto ambientale. Ad esempio, in un edificio passivo, è del tutto trascurabile l’orientamento di una parete. La potenza che viene dissipata nel periodo invernale da una parete esposta a nord come da una esposta a sud è equivalente, in virtù di una coibentazione molto elevata.

 

Impiantistica e ventilazione meccanica controllata

In una Passive House, i sistemi tradizionali di distribuzione ed emissione di energia dell’impiantistica tradizionale sono superflui, poiché gli impianti usano la portata d’aria di ventilazione già presente, trasformandola in un vettore energetico per riscaldamento e raffrescamento. In sostanza, gli edifici passivi non inventano nuove tipologie di distribuzione dell’energia: gli impianti ad aria sono utilizzati già da decenni!

Ciò che cambia sono le portate necessarie: per un’abitazione passiva sono sufficienti 0,3 volumi/ora di portata media, ovvero una portata 15-20 volte inferiore rispetto a un edificio tradizionale. Questo comporta un consistente risparmio sulla grandezza dei dispositivi, sugli spazi occupati e sui costi di gestione dell’edificio.

L’impianto per eccellenza degli edifici passivi è la ventilazione meccanica controllata (VMC): le Passive House, infatti, hanno una notevole tenuta dell’aria e ciò richiede una corretta ventilazione per garantire salubrità e comfort abitativo. La VMC permette un recupero parziale dell’energia durante la ventilazione, mentre l’apertura manuale dei serramenti provoca una dispersione di energia notevole!

Nella progettazione di edifici passivi, la problematica relativa al corretto bilanciamento e al corretto utilizzo degli impianti di ventilazione meccanica controllata, deve prendere in considerazione una molteplicità di esigenze che non possono essere esaurite nella logica di far “quadrare i conti”. Bisogna raggiungere obiettivi di qualità come un ricambio di 0,3 volumi/ora per l’edilizia residenziale. Valori inferiori, infatti, non garantiscono il comfort abitativo, mentre valori superiori portano ad un dispendio troppo elevato di energia.

 

Riscaldamento e raffrescamento dell’edificio

In una Passive House è possibile, ma non necessario, utilizzare gli impianti tradizionali per riscaldamento e raffrescamento tramite pompe di calore e caldaie abbinate a pavimenti radianti o stufe a biomassa. Nel caso degli involucri passivi è possibile integrare una sorgente di energia con la ventilazione meccanica già presente. Sarà la portata d’aria di ventilazione che, opportunamente preriscaldata o preraffreddata, trasporterà le calorie o le frigorie nei vari locali, riducendo anche i costi di realizzazione.

 

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