Ferrara, dopo Xibalbà, A.V., il secondo romanzo di Franco Cavazzini

19/lug/2019 15:32:11 FUTURGUERRA Contatta l'autore

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A.V Copertina flessibile - Stampa grande, 17 nov 2018

di FRANCO CAVAZZINI (Autore)

Formato Kindle Eu O.O    cartaceo Eu 4.58

Dopo Xibalbà, nuovo romanzo  molto intressante per Franco Cavazzini, ferrarese.  In Xibalbà un lavoro fantastico -misterico- ambientato tra il Messico e Ferrara (echi dello stesso "etnico-local" e "mitico" Mago Chiozzino) sulla scia del celebre Castaneda, nuovo romanzo intitolato A.V., iniziali di uno dei principali protagonisti e figura focus: in questo caso un originale psiconoir, a forti tinte anche esistenziali da un lato e dall'altro sullo sfondo dinamiche tra il mondo della droga e della malavita organizzata calabrese e non solo. Il maresciallo Raisi è il protagonista, tra Bologna e la stessa natia Calabria. (R.G.)

Più precisamente:
Il Maresciallo Salvatore Raisi, calabrese originario di Castrovillari trapiantato da più di vent’anni a Bologna, è il protagonista della vicenda narrata. Dai modi rudi e scostanti, cinico e sprezzante, è ossessionato dal fallimento del proprio matrimonio e la crisi familiare che ne consegue si ripercuote sul proprio lavoro, che ormai vive con indolenza e noia.Entra in caserma, in un giorno di riposo, per chiedere una licenza e poter tornare nell’amata Calabria, ma si ritrova a dover seguire il caso dell’ennesima morte per overdose dovuta ad una partita di eroina “tagliata male”, che circola in città.Vede così frustrato il suo desiderio di evasione e, intrappolato dal dovere, affronta gli accertamenti e le pratiche di routine del caso, che lo portano a conoscere Rita, una delle coinquiline della vittima. Emerge sin da subito un odio viscerale nella direzione di Alessandro Vicini, la vittima. Le indagini portano Raisi a Piacenza, città natale di A.V., da dove rientra a Bologna con un “nulla di fatto”. In questo viaggio si delinea in controluce l’orizzonte culturale di riferimento: una società che ancora non si è emancipata dai pregiudizi e dai tabù che sono riconducibili, di volta in volta, alla divisa che indossa il Maresciallo o al paese da cui proviene, o al genere a cui appartiene. Orizzonte che farà da sfondo a tutta la narrazione e che, nello stesso tempo, si sgretola progressivamente, fino a franare seguendo la deriva e la dissoluzione dello stesso protagonista.Raisi ottiene la licenza e fa ritorno alla tanto agognata Calabria. Il conforto per il ritorno però dura soltanto il tempo della lauta colazione preparata dalle abili mani materne. Raisi si ritrova, infatti, di fronte alla cruda realtà, rimasta inalterata negli anni e fatta di “quaquaraquà” morti ammazzati, di omertà, di splendidi luoghi sfregiati, di Famiglie e Capi Famiglia che comandano al di sopra delle istituzioni. Così come a Bologna, vive la condizione esistenziale di “straniero in terra straniera” e ricorda le motivazioni che in gioventù lo hanno portato lontano dalla propria terra. Ritornato a Bologna, Raisi riprende svogliatamente la quotidianità fatta di solitudine e di un lavoro che è sempre più svuotato di significato. Incontra Rita, dalla quale era rimasto “stregato” già durante il primo colloquio per gli accertamenti del “caso Vicini“. Abbandona ora qualsiasi indugio o contegno e inizia a frequentarla. Quest’ultima lo porta a conoscenza dell’esistenza di una agenda che stava tenendo il Vicini e gliela consegna. Agenda che, nonostante venga tenuta in scarsa considerazione dal Maresciallo per quasi tutta la narrazione, sarà un elemento chiave al termine del romanzo.Raisi viene contattato da Marta, ex fidanzata di A.V., che ancora profondamente innamorata di Alessandro non riesce a darsi pace per la sua scomparsa e fa pressioni su Raisi per la risoluzione del caso.

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