Testi e parole nell'arte contemporanea. Il Caso Boetti.

02/giu/2019 14:18:07 FUTURGUERRA Contatta l'autore

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Da: Pierluigi Casalino  
 
Qual'è il ruolo delle parole, dei testi, nell'arte del nostro tempo? Dipinta o scolpita, la parola si è ritagliata un posto nelle arti visive nei modi più vari, da quello proprio di un elemento decorativo a quello di segno posto al servizio di un 
Significato complesso. Una piccola tavola bianca si presenta all'inizio della stagione poveristica di Boetti ed ha un titolo evocativo: "I vedenti" (1967). Non siamo in grado di chiamarla pittura, scultura o altro ancora: della prima ha la bidimensiolita', della seconda ha il volume. E in più, Boetti prevede che stia a terra, come un'installazione di foggia minimalista, dalla forma solida regolare, senza piedistallo. Le dimensioni sono contenute, ma non le ambizioni. "I Vedenti" vale come definizione delli sguardo artistico e insieme come avvertimento. L'oggetto che ci sta di fronte non coincide con l'opera, non più di quanto la carta o l'inchiostro tipografico esauriscano il senso della poesia o del romanzo che stiamo leggendo. L'oggetto concreto è qui un semplice supporto dell'"idea", come la chiama Boetti. "I Vedenti" si gioca su un'inversione sensoriale. Con la scritta incisa, Boetti si rivolge a coloro che vedono. Tuttavia questa stessa scritta imita o meglio reinventa l'alfabeto Braille per non vedenti. La vista di cui parliamo coincide dunque con la cecità? In un certo senso, si. Coincide con la vista interiore di chi, privo fi occhi, ricorre alle dita per "leggere" il mondo, ed esplora il mondo in mondi più accorti e penetranti. La riflessione boettiana sul rapporto tra vista e tratto rinvia a pittori come Rembrandt o Picasso, l'uno e l'altro pronti a riconoscere che la vista di cui si avvale l'artista deve oltrepassare il senso ottico comune, ed equivale al tatto del non vedente appunto, adatto alle tenebre non meno che alla luce. Nella tradizione del Novecento, che Apollinare aveva chiamato orfica, dal nome del mitico poeta greco Orfeo, aveva inoltre insistito sul primato dello sguardo interiore. Nei Vedenti, Boetti si dichiara erede di Klee, Duchamp e Picabia. Questa interpretazione sarebbe troppo letteraria se non ci riferissimo alle caratteristiche concrete dell'opera. "I Vedenti" è monocromo bianco, la cui superficie in gesso è trapassata da Boetti in un mondo che richiama i Buchi di Fontana e, al pari dei Buchi, sperimenta territori intermedi tra pittura e scultura. Per concludere sul caso di Boetti, occorre riflettere su "I Vedenti" in modo ampio e generale sull'importanza che testi e parole assumono nell'arte. Sembra un paradosso: ciò che è testuale si installa nei domini dell'iconico o figurativo. Perché? Le origini di tutto ciò risalgono all'arte francese di fine Ottocento, se non addirittura alla generazione romantica. E' con i simbolisti e Nabis che l'interesse per il tratto idrografico o, come si dice al tempo, "geroglifico" di quadri e sculture diviene preminente. Abbiamo qui un duplice interesse: uno misticofilosofico e l'altro ornamentale. Si suppone che i contenuti debbano essere misterici e profondi, solo per iniziati. Così una stella sta per la santità e la sapienza. Una spirale, invece, per l'eternità. Ma il paesaggio può trasformarsi anche in arabesco, dunque in un alfabeto di forme, senza far riferimento ad apparenze naturali studiate sul motivo. Molte le motivazioni che fanno rifiutare l'approccio naturalistico e taluni ritengono che con l'impressionismo si sia concesso troppo alla sola sensazione, e che occorra tornare a un'arte di pensiero. Altri riscoprono tradizioni perdute, tardoantiche e medievali e maturano l'esigenza di stili ieratici, grafici, consoni al rituale. Unae composizione di Klee del 1918 (Una volta che al grigio della notte) si inscrive legittimamente nella tradizione simbolista, di cui rappresenta un esito estremo e astratto geometrico. L'immagine costituisce un autoritratto "en travesti". Nel tracciare le parole di una poesia che lui stesso ha scritto, Klee si propone come mistico amanuense di un'epoca di tradizione. Commenta la guerra indirettamente come un'insensatezza da cui fuggire, per ritirarsi nel silenzio dei chiostri dell'art pour l'art. Si potrebbero considerare altre opere, fino a teorizzare, nella prospettiva, che ci troviamo davanti ad un ironico rifiuto della finzione o ad una messa a nudo dell'artificio. 
Casalino Pierluigi 

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