Ferrara nel mondo: intervista a Chiara De Luca, Poeta, fotografa, videomaker, traduttrice, editore (Kolibris)

08/mag/2019 16:13:46 FUTURGUERRA Contatta l'autore

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Chiara De Luca (Photo-Autoritratto): Corre 15 km al giorno,  traduce da inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese e olandese. Ha studiato Lingue e Letterature straniere all’università di Pisa, ha frequentato la Scuola europea di traduzione letteraria di Magda Olivetti a Firenze e il master in traduzione letteraria per l’editoria dell’Università di Bologna, dove ha conseguito un dottorato in Letterature europee. Ha insegnato Lingua e Cultura italiana all’Università di Parma e alla Johns Hopkins University di Bologna e ha lavorato come insegnante e consulente per il Goethe Institut di Parma, la Inlingua di Bologna e altre scuole di lingue e italiano per stranieri. Ha collaborato con numerose case editrici, tra cui Mondadori, Salani, Crocetti, Compositori, Datanews.
Ha tradotto una sessantina di raccolte poetiche di autori contemporanei di lingua inglese, francese, tedesca, spagnola e portoghese e diversi altri autori per siti e riviste letterarie. Ha curato l’antologia di giovane poesia contemporanea Nella borsa del viandante (Fara, 2009) e pubblicato A margine dei versi. Appunti di poesia contemporanea (2015), raccolta di saggi, articoli e recensioni su un centinaio di poeti contemporanei italiani e stranieri, già pubblicati in precedenza su rivista, in volume o in antologia. Ha pubblicato con Fara i romanzi La Collezionista (2005) e La mina (stra)vagante (2006), i poemetti La notte salva (2008) e Il soffio del silenzio(2009) e la silloge Il mondo capovolto (2012). Ha pubblicato le raccolte poetiche per custodire l’amore (2004), in parole scarne (2005), A mia madre (2015), La corolla del ricordo (2009, 2010), The Corolla of Memory (2010, con una nota di John Deane e la prefazione di John Barnie), Animali prima del diluvio. Poesie 2006-2010(2010), Alfabeto dell’invisibile (2015), confinando l’inverno (2017), Il mondo è nato (2017), Grani del buio(2017). Ha pubblicato l’antologia bilingue La somma di ogni ritorno/The Sum od Each Return, con la traduzione di Gray Sutherland e la prefazione di Giancarlo Pontiggia e l’antologia bilingue La ronde du rêve, con la traduzione di Jean-Claude Tardif e 
Elisabetta Visconti-Barbier e la prefazione di Werner Lambersy.

Come saggista e traduttrice ha collaborato con numerose riviste, e-zine e siti internet, ha scritto articoli, recensioni e saggi accademici.

Sue foto sono incluse nei libri Poesie nello stile del 1940, L’Assoluto, e FW 17-18 Men’s Collection di Massimo Sannelli.

Nel 2008 ha fondato Edizioni Kolibris (Sede attualmente a Ferrara- Italia) casa editrice indipendente dedicata alla traduzione e diffusione della migliore poesia contemporanea. Nel 2015 ha fondato la rivista internazionale Iris News, dedicata alla poesia da tutto il mondo, alla letteratura della migrazione, al bilinguismo, all’arte e alla fotografia. Ha creato e gestisce il progetto Canegirico: http://canegirico.net

*BIOGRAFIA  http://chiaradeluca.net/index.php/chiara-de-luca-2/

D- Chiara De Luca, molto succintamente, si percepisce o capta o s'intravede solarmente uno Stile o una "missione" poetica essenzialmente Pura, la poesia come Conoscenza, oserei dire (con una iperbole) "esatta" parafrasando le scienze di punta: possiamo parlare nel tuo caso di una Poesia "paradossalmente" come Scienza, almeno nei "significanti"?

È come dici. La poesia per me è missione pura, tensione verso l’Assoluto. Lo cerco nei rapporti, sul lavoro, nello scrivere, negli occhi della gente. Il resto è perdita di tempo, sottratto alla mia passione.

Ma non esiste amore gratuito e incondizionato. La poesia esige molto, pretende anche: dedizione, cura, sacrificio. Lei ti chiede di celebrarla e onorarla ogni giorno, soprattutto dove mai ti saresti aspettato di trovarla. È religione, di cui il poeta è ministro. La mia è una religione panteistica. Vedo il sacro ovunque. L’attorno mi ispira più dell’altrove, di cui è riflesso e rispecchiamento. L’oggetto centrale del mio culto è la vita che pulsa nei corpi, che ha il suo complemento nella vita interrotta. Non c’è nulla di più sacro di una cosa che vive o è stata viva, nulla che mi emozioni di più. Il vivente per me è sempre Persona. La coda della lucertola che guizza anche orfana del corpo, la sproporzione tra il calabrone e il suo volo, la tartaruga che si trascina la casa sulla schiena, l’apertura alare di un airone, la maestà dei cedri del Libano al Parco Massari, il battito del piccolo cuore del mio cane, l’ambra dei suoi occhi che trattiene l’insetto del mio sguardo, l’arco del corpo del mio setter quando sta per scoccarsi in freccia nel vento, la dinamica micidiale del suo galoppo nel vento, la macchina meravigliosa del corpo umano, con le sue croci di ossa e di giunture, la creta dei muscoli… tutto questo m’ispira più delle grandi opere urbanistiche e architettoniche del genio umano. Il tramonto sul petto di un pettirosso morto, un colombo capovolto a croce sull’asfalto, il rogo dei boschi d’Abruzzo, la morte del cane di un altro e il pensiero della morte di quelli che ho intorno, il ricordo del pesciolino rosso avuto da bambina mi squassano ben più del crollo della guglia di Notre-Dame, almeno fino a quando non ci diranno come sta il pompiere rimasto ferito nell’incendio.

La mia poesia è sempre testamento dell’esperienza del reale. È sempre postuma rispetto alla vita. Arriva dopo, anche a distanza di anni. Invece il frangente dell’ispirazione è immediato, travolgente, imprevedibile. È l’intuizione che muove la ricerca scientifica nel corpo del linguaggio. Ma un modo per chiamare l’intuizione, per prepararle il terreno fertile c’è: restare in ascolto, sempre. Essere poesia.

All’intuizione segue poi il lavoro ‘scientifico’ sul testo, alla ricerca dell’espressione giusta, l’unica possibile, quella che tiene. Si procede per tentativi, prove ed errori, in modo empirico, testando le possibili combinazioni foniche dei significanti, alla ricerca di un significato che non sia troppo abusato. Il percorso di ricerca richiede esattezza e precisione. Nulla è per caso nell’intreccio semantico e sonoro.

A questa ossessione hanno contribuito anche i miei studi di linguistica, scienza che andrebbe insegnata nelle scuole, perché il linguaggio è alla base della nostra Weltanschauung.

Nascendo da un’esperienza diretta, sensoriale della realtà, la mia poesia è anche molto visiva. Il mio fare nell’ambito della fotografia e del videomaking è una delle sue tante declinazioni.


D- Chiara, secondo te il futuro della Poesia?


La poesia è stata dichiarata morta infinite volte nel corso dei secoli, ma lei ci seppellirà tutti, insieme alle nostre chiacchiere. Alcuni identificano il nuovo nemico negli instapoets, di cui sono ghiotte le grandi case editrici. Non credo che questo fenomeno nuoccia alla poesia più di quanto gli influencer influenzano un cervello pensante. Gli instapoets e similia utilizzano un linguaggio che non ha nulla a che fare con la tensione della parola poetica. Si rivolgono a lettori che non leggerebbero poesia neppure se fossero privati di queste nuove opportunità d’intrattenimento. Allo stesso modo, un lettore di poesia non leggerebbe gli instapoets (figuriamoci comprarli) neppure se il convento non passasse altro, perché soffrirebbe fisicamente. Il lettore di poesia di solito è molto esigente, e sa dove andare a cercare il nutrimento che gli serve.

Da un certo punto di vista gli instapoets - che rinunciano alla poesia in funzione del guadagno e del ‘successo’ - sono più onesti di molti poeti che li criticano: simili al numismatico che invidia le vendite degli album di figurine, finiscono per raccogliere tristi ibridi a metà strada tra le figurine e i francobolli. O rinunci alla poesia, o la servi.

A dispetto dei catastrofismi, la poesia è viva e vegeta. Non è il numero di like e di copie vendute a fare la differenza e stabilire la qualità di un’opera. Spesso le due cose sono inversamente proporzionali, complice la totale inconsapevolezza della maggior parte dei lettori rispetto a cosa sia la poesia. Poesia! Poesia! Poesia! Si sente acclamare sui social ovunque ci sia un a capo di troppo. È che molti lettori non distinguono tra letteratura e sfogo di pancia, ma hanno fame di emozioni. La responsabilità maggiore di questa confusione ricade sulle scuole, che non educano i ragazzi alla lettura della poesia contemporanea. Ma questo non danneggia la poesia. Danneggia soltanto i lettori che per mancata conoscenza se ne privano, ma avrebbero in cuore il terreno fertile per accoglierla.

Invece i poeti si danneggiano da soli, lamentandosi che la poesia non vende ma guardandosi bene dal comprarla.

La poesia è quella che sta meglio di tutti. Lei è da sempre cosa per pochi eroi, sparsa ovunque. Non avrebbe neppure bisogno dei social, che non sono il posto migliore per lavorare a un progetto poetico. Non lo sono dal punto di vista estetico: tutto scorre e si accavalla in mezzo all’irrilevante. Mancano il silenzio e il bianco necessari alla fruizione, alla presentazione del progetto articolato e complesso che è l’opera di un autore, che molti internauti credono di conoscere dopo aver letto un paio di post.

I social vanno usati come taccuino del work in progress, post-it per qualche pensiero che ti avanza sotto la doccia. Oppure per condividere link che rimandano altrove, a posti, virtuali o di carta, più accoglienti, dove sia possibile approfondire l’esperienza con calma. Io spesso cancello mesi di post su facebook per riavere il foglio bianco. È curioso come in pochi secondi e qualche click sulla pagina non resti più niente. Scrolli, scrolli, ma niente.

Ci sono decine e decine di realtà editoriali, di siti e riviste di qualità che lavorano seriamente, con cognizione di causa sulla poesia autentica. E ognuna di loro ha i suoi lettori forti. Se facessero rete sarebbero una forza, altro che instapoets. Credo che il futuro dell’editoria di poesia sia affidato proprio alle piccole realtà editoriali e ai loro fedeli lettori. Tanto più che per un piccolo editore non avrebbe senso pubblicare un instapoet, perché non avrebbe i mezzi promozionali e commerciali per far fruttare il prodotto. Finirebbe soltanto per deludere il proprio pubblico di affezionati, che si sentirebbero traditi.

Invece il futuro della poesia è affidato soltanto ai poeti. La poesia sopravvivrebbe anche senza editoria di poesia (non ditelo in giro), nei dialoghi segreti che ogni giorno scorrono come falde sotterranee da covo a covo, tra poeta e poeta, tra un poeta e i suoi lettori d’elezione.

Gran parte dei nostri migliori poeti hanno smesso di pubblicare, oppure pubblicano in e-book o per micro realtà editoriali, senza sgomitare per apparire né preoccuparsi troppo della ricezione. Oppure diffondono la propria opera in forma privata. Non è che la loro poesia abbia meno valore perché non viene pubblicata attraverso i canali ufficiali. Ma credo che lo sappia anche chi lamenta la morte della poesia. Solo che i necrologi sono tra i thread topic più efficaci per rubare qualche like agli instapoet.

In un ipotetico mondo distopico, tutte le pagine di giornale sprecate per i necrologi per la poesia o la creazione di nemici immaginari sarebbero dedicate alla poesia viva e vegeta da leggere. Vietato parlare dei propri amici e sodali. Il silenzio. Ah.


a cura di R. Guerra


INFO MINIME


Il mio sito

 www.chiaradeluca.net

 

Alfabeto dell’invisibile, poesia

http://poesia.blog.rainews.it/2015/04/chiara-de-luca-alfabeto-dellinvisibile/

 

Il mondo è nato. Poesie in versi e in prosa, e-book gratuito

https://edizionikolibris.net/index.php/2017/08/31/chiara-de-luca-il-mondo-e-nato-2/

 




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